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La leggenda dell’Aquila

(Tradizione albanese)

Un giovane stava cacciando per le montagne, un’Aquila volteggiando sopra di lui si posò in cima ad una rupe. L’Aquila era straordinariamente maestosa e serrava nel becco un serpente. Dopo un po’ l’Aquila volò via dalla cresta dove aveva il nido. Il ragazzo allora si arrampicò sulla cima della rupe dove vide, nel nido, il piccolo dell’aquila giocare con il serpente morto. Ma il serpente non era davvero morto!
All’improvviso infatti si mosse di scatto rivelando i suoi denti aguzzi ed era pronto a penetrare l’aquilotto con un veleno mortale. Repentinamente, il giovane tirò fuori arco e freccia e uccise il serpente. Poi prese l’aquilotto e si avviò verso casa. All’improvviso il giovane sentì sopra di lui un fragoroso suono, era il frullare delle immense ali dell’Aquila.
“Perché rapisci mio figlio?” gridò forte l’ Aquila. “Il piccolo è mio, perché l’ho salvato dal serpente che tu non avevi ucciso” rispose il ragazzo.
“Restituiscimi mio figlio” disse il rapace ”e io ti darò come ricompensa l’acutezza dei miei occhi e la potente forza delle mie ali. Tu diventerai invincibile e nel mio nome sarai osannato.”
Così il giovane consegnò l’aquilotto. Quest’ultimo crebbe, e volava sempre sopra la testa del ragazzo, ormai un uomo pienamente cresciuto, che con il suo arco e frecce uccideva molte bestie selvatiche e con la sua spada ammazzava molti nemici di quelle lande. Durante tutte queste imprese, l’Aquila, fedelmente lo guardava dall’alto e lo guidava. Sbalorditi dalle gesta del valoroso cacciatore, le genti di quella terra lo incoronarono re e lo chiamarono “Shqipëtar” (albanese), che vuol dire figlio dell’Aquila e il suo regno divenne conosciuto come Shqipëri (Albania) o Terra delle Aquile.

a cura di Maria Paola Viale

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