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Alessandro Manzoni – La pentecoste – testo, parafrasi e commento

Libri-di-testo
LA PENTECOSTE (1822)

Inni sacri

» è un grande progetto che però lascia inconcluso: voleva scriverne 12, uno per ciascuna festività dellâ€anno liturgico » li ha interrotti perché riteneva la forma della tragedia più appropriata e utile al suo scopo

» ne scrive solo cinque, con alcuni frammenti di altre (Ognissanti, su cui ritornerà ma lascerà inconclusa)

1.      Resurrezione

2.      Il nome di Maria

3.      Natale del 1813

4.      La passione

5.      La pentecoste (ultimo degli inni sacri che prefigura già le tragedie)

» sintassi » semplice e chiara per poter essere letta da tutti

               Â» no latinismi, no periodo architettonico

Struttura

» annunciazione della festa

» narrazione del fatto storico

» riflessione sul significato che la festa ha per lui e per il popolo cristiano

TESTO

PARAFRASI

 ANALISI
5

10

15

20

25

30

35

40

45

50

55

60

65

70

75

80

85

90

95

100

105

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125

130

135

140

Madre de†Santi, immagine
Della città superna,
Del sangue incorruttibile
Conservatrice eterna;
Tu che, da tanti secoli,
Soffri, combatti e preghi,
Che le tue tende spieghi
Dallâ€uno allâ€altro mar;

Campo di quei che sperano;
Chiesa del Dio vivente, 

Dovâ€eri mai? qual angolo
Ti raccogliea nascente,
Quando il tuo Re, dai perfidi
Tratto a morir sul colle,
Imporporò le zolle
Del suo sublime altar?


E allor che dalle tenebre
La diva spoglia uscita,
Mise il potente anelito
Della seconda vita;
E quando, in man recandosi
Il prezzo del perdono,
Da questa polve al trono
Del Genitor salì;

Compagna del suo gemito,
Conscia de†suoi misteri,
Tu, della sua vittoria
Figlia immortal, dovâ€eri?
In tuo terror sol vigile,
Sol nellâ€obblio secura,
Stavi in riposte mura,
Fino a quel sacro dì,

Quando su te lo Spirito
Rinnovator discese,
E lâ€inconsunta fiaccola
Nella tua destra accese;
Quando, segnal de†popoli,
Ti collocò sul monte,
E ne†tuoi labbri il fonte
Della parola aprì. 

Come la luce rapida
Piove di cosa in cosa,
E i color vari suscita
Dovunque si riposa;
Tal risonò moltiplice
La voce dello Spiro:
Lâ€Arabo, il Parto, il Siro
In suo sermon lâ€udì.

Adorator deglâ€idoli,
Sparso per ogni lido,
Volgi lo sguardo a Solima,
Odi quel santo grido:
Stanca del vile ossequio,
La terra a LUI ritorni:
E voi che aprite i giorni
Di più felice età,

Spose, che desta il subito
Balzar del pondo ascoso;
Voi già vicine a sciogliere
Il grembo doloroso; 
Alla bugiarda pronuba
Non sollevate il canto:
Cresce serbato al Santo
Quel che nel sen vi sta.

Perché, baciando i pargoli,
La schiava ancor sospira?
E il sen che nutre i liberi
Invidïando mira?
Non sa che al regno i miseri
Seco il Signor solleva? 
Che a tutti i figli dâ€Eva
Nel suo dolor pensò?

Nova franchigia annunziano
I cieli, e genti nove;
Nove conquiste, e gloria
Vinta in più belle prove;
Nova, ai terrori immobile
E alle lusinghe infide,
Pace, che il mondo irride,
Ma che rapir non può. 

O Spirto! supplichevoli
A†tuoi solenni altari;
Soli per selve inospite;
Vaghi in deserti mari;
Dallâ€Ande algenti al Libano,
Dâ€Erina allâ€irta Haiti,
Sparsi per tutti i liti,
Uni per Te di cor,

Noi Tâ€imploriam! Placabile
Spirto, discendi ancora,
A†tuoi cultor propizio,
Propizio a chi Tâ€ignora;
Scendi e ricrea; rianima
I cor nel dubbio estinti;
E sia divina ai vinti
Mercede il vincitor.

Discendi Amor; negli animi
Lâ€ire superbe attuta:
Dona i pensier che il memore
Ultimo dì non muta; 
I doni tuoi benefica
Nutra la tua virtude;
Siccome il sol che schiude
Dal pigro germe il fior;

Che lento poi sullâ€umili
Erbe morrà non colto,
Né sorgerà coi fulgidi
Color del lembo sciolto,
Se fuso a lui nellâ€etere
Non tornerà quel mite
Lume, dator di vite,
E infaticato altor.

Noi Tâ€imploriam! Ne†languidi
Pensier dellâ€infelice
Scendi piacevol alito, 
Aura consolatrice:
Scendi bufera ai tumidi
Pensier del violento:
Vi spira uno sgomento
Che insegni la pietà. 

Per Te sollevi il povero
Al ciel, châ€Ã¨ suo, le ciglia,
Volga i lamenti in giubilo,
Pensando a Cui somiglia:
Cui fu donato in copia, 
Doni con volto amico,
Con quel tacer pudico,
Che accetto il don ti fa.

Spira de†nostri bamboli
Nellâ€ineffabil riso; 
Spargi la casta porpora
Alle donzelle in viso;
Manda alle ascose vergini
Le pure gioie ascose;
Consacra delle spose
Il verecondo amor.

Tempra de†baldi giovani
Il confidente ingegno;
Reggi il viril proposito
Ad infallibil segno; 
Adorna le canizie
Di liete voglie sante;
Brilla nel guardo errante
Di chi sperando muor.

Madre dei santi, immagine della città celeste, custode eterna del sangue incorruttibile; Tu che soffri, combatti e preghi da tanti secoli, che dispieghi le tende da un mare allâ€altro;

Terreno fertile di quelli che sperano; Chiesa del Dio vivente, dovâ€eri? Quale angolo della terra di ospitava mentre nascevi, quando Cristo, trascinato dai malvagi a morire sul monte, insanguinò la terra del suo altare sublime?

E quando la salma divina, uscita dal sepolcro, emise il potente respiro della vita resuscitata; e quando, portando sulle palme il prezzo del perdono, ascese da questa polvere al trono del Padre;

Compagna del suo dolore,

consapevole dei suoi misteri, tu, figlia immortale della sua vittoria, dovâ€eri? Vigile solo perché impaurita, sicura solo nellâ€oblio, stavi tra mura sicure, fino a quel giorno sacro,

quando discese su di te lo Spirito che fa tutto nuovo, e accese la fiaccola non consumabile nella tua mano destra; quando ti collocò su un monte come faro dei popoli, e fece sgorgare la fonte della parola dalle tue labbra.

Come la luce si diffonde velocemente su ogni cosa, e dovunque si posa ne esalta i colori; nello stesso modo risuonò la voce dello Spirito in ogni lingua: lâ€arabo, il parto e il siriano ascoltarono la sua parola.

Adoratore dei falsi dèi presente in ogni terra, volgi lo sguardo a Gerusalemme, ascolta quel santo grido: la terra, stanca della schiavitù, ritorni a Dio: e voi, spose, che date inizio a unâ€epoca più felice,

voi che siete svegliate dallâ€improvviso muoversi del bambino nascosto; voi già prossime al doloroso parto; non pregate la falsa dea propiziatrice del parto: ciò che cresce nel vostro grembo è riservato a Dio.

Perché la serva sospira ancora mentre bacia i bambini? E guarda invidiosa la madre che nutre i figli liberi? Non sa che il Signore eleva con sé al suo regno i miseri? Che pensò a tutti gli uomini nel suo dolore?

I cieli annunciano una nuova libertà, nuovi popoli; Nuove conquiste e una gloria conquistata in prove più belle; una nuova pace, resistente alle paure e alla tentazione, una pace che il mondo può deridere ma non rubare.

O Santo Spirito! Ti preghiamo supplichevoli ai tuoi solenni altari; siamo soli in boschi inospitali; persi in mari deserti; dalle gelide Ande al Libano, dallâ€Irlanda alla rocciosa Haiti, sparsi ovunque ma uniti nellâ€animo per te.

Noi ti imploriamo! Misericordioso Spirito, discendi ancora, benevolo a chi ti prega, benevolo a chi ti ignora; discendi e rigenera; rianima i cuori spenti nel dubbio; e il vincitore sia la divina grazia verso i vinti.

Discendi, o Amore; attutisci negli animi la rabbia superba: dona pensieri che il giorno della morte uno non debba rinnegare; la tua benefica virtù alimenti i tuoi doni; così come fa il sole che fa aprire il fiore dal germe pigro;

che poi, non colto, morirà lentamente sullâ€erba umile , e non solleverà i colori accesi della corolla schiusa se non si fonderà con quella tiepida luce diffusa nellâ€aria, datrice di vita e nutrice instancabile.

Noi ti imploriamo! Scendi, o alito piacevole, nei languidi pensieri dellâ€infeli-

ce, brezza consolante: scendi come bufera, sui pensieri superbi del violento: ispira in essi unâ€inquietudine che li educa alla pietà.

Attraverso di te il povero alzi gli occhi al cielo, trasformi il dolore in gioia pensando a Colui al quale assomiglia: colui a cui fu donato in abbondanza, doni con fratersità, con quel silenzio pudico, che rende il dono gradito.

Mostrati nellâ€indescrivibile riso dei nostri bambini; Spargi il rossore casto sul viso delle ragazze;

manda alle suore le pure gioie interiori; consacra il sacro amore delle spose.

Modera lâ€indole troppo sicura dei giovani baldanzosi; sorreggi il proposito degli uomini verso una meta magnifica; gratifica la vecchiaia di desideri lieti e santi; brilla nello sguardo vagante di chi muore sperando.

madre de†santi = Chiesa

città superna: richiamo, oltre che ai testi biblici, anche ad Agostino
Рla Chiesa ̬ il luogo in cui si rinnova

  il sacrificio di Cristo

combatti, spiegare le tende » usa un lessico militare riferito alla Chiesa militante » allude alla missione evangelizzatrice della Chiesa dispiegata sul mondo intero
Рverso 8: ̬ uguale nel 5 maggio

Dio vivente: richiama san Paolo

– chiede Manzoni: Chiesa, dovâ€eri

  quando Cristo moriva?

– croce = il primo altare

– questa strofa contiene la narrazione

  in sintesi della resurrezione ed

  ascensione in cielo di Cristo

– dovâ€era la Chiesa mentre capitava

  tutto questo?

Рla Chiesa ̬ figlia della vittoria di

   Cristo sulla morte

– la Chiesa si sentiva sicura solo nella

  dimenticanza della sua missione,

  cioè stando rinchiusa al sicuro

quel sacro dì = pentecoste

– idea di Chiesa come faro

  dellâ€umanità per lâ€umanità

– brano fitto di risonanze bibliche, in

  particolare la parabola delle vergini

  sagge nel Vangelo di Matteo,

   oppure, sempre in Matteo «Voi     
  siete la luce del mondo […]»
– similitudine: come la luce si diffonde ovunque e non illumina appena, ma rende ogni cosa se stessa, così lo Spirito Santo si diffuse ovunque e in ogni lingua
– mostrando grande attenzione verso

  la figura femminile, parla della

  gravidanza

bugiarda perché pagana pronuba

  significa «che favorisce il parto»; è

  un riferimento alla dea Giunone

  Lucina » Manzoni le avverte che non

  sarà lei a salvare il loro bambino

– Cristo porta un criterio nuovo nel

  giudizio delle cose: eleva quelli che

  sono più miseri di tutti

Р̬ un uso frequente in Manzoni

  quello di indicare lâ€intero mondo

  attraverso i suoi elementi geografici

a†tuoi cultor propizio, propizio a chi

  ti ignora: chiasmo

Sono numerosissime le figure

  retoriche di ripetizione, in particolare

  quelle sottolineate

РInvocazione affinch̩ lo Spirito

  Santo susciti pensieri virtuosi che   

  consentano allâ€uomo di affrontare

  serenamente il giudizio divino alla

  morte

benefica virtude: anastrofe

umili erbe: sintagma tratto dai testi

  sacri, dove lâ€erba è simbolo della

  semplicità e della modestia, perché si

  lascia pestare senza opporre

  resistenza

– similitudine: la vita dellâ€uomo è

  come un fiore; nel seme câ€Ã¨ già tutto

  ma ha bisogno della luce del sole (lo

  Spirito Santo) per germogliare, che

  ci fa essere ciò che siamo

altor(e): dal latino alo, “nutrire”

piacevol alito/aura consolatrice:

  sinonimi in chiasmo agg/sostantivo

Donato, doni, don: figura

  etimologica triplice

– La strofa è costruita in maniera simmetrica: câ€Ã¨ tutta la vita dellâ€uomo, dalla nascita alla morte, guidata dallo Spirito Santo

ascose vergini: perifrasi per suore

canizie: metonimia per vecchiaia

    Metro » 18 strofe di otto settenari con alternanza di versi sdruccioli e versi piani

              » lo schema delle rime è ABCBDEEF, con i versi non rimati sdruccioli

              » le strofe sono unite a due a due dalla rima F tronca

    Pentecoste = festa cristiana che celebra la discesa dello Spirito Santo sugli Apostoli (50 giorni dopo la

                        Pasqua) » coincide con lâ€inizio della loro missione, e quindi con la nascita della Chiesa

                     » diffusione della parola di Cristo nel mondo » in realtà è una poesia sulla Chiesa

    Il testo ha avuto una lunga gestazione » ha accompagnato tutta la riflessione sulla sua vita

» passano dieci anni tra il progetto e la stampa

» inizia la scrittura nel 1839 tra continui arresti e riprese, il testo definitivo è del 1855

    È accaduto nella storia e continua ad accadere per ogni esistenza

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