Aristotele e l’anello di bronzo

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Margaret Doody

*    GENERE: Storico

*    AUTORE: Margaret Doody

Margaret Anne Doody, è una scrittrice canadese. Fu docente di letteratura comparata presso la Notre-Dame University e attualmente rettore alla Vanderbilt University, è autrice di una teoria letteraria che fa risalire alla Grecia antica la nascita del genere romanzo. Come scrittrice, ha pubblicato alla fine degli anni ’70 un romanzo giallo ed un racconto nel quale l’investigatore protagonista era il filosofo Aristotele, ma le pubblicazioni non ebbero successo e per lungo tempo la Doody si ritirò dal panorama della scrittura per qualche tempo. Nel 1999 le sue due creazioni sono state riproposte in Italia con una seconda pubblicazione, riscuotendo grande successo e di conseguenza la scrittrice ha ripreso la serie con nuovi racconti. Nella tetralogia da lei scritta sono presenti un insolito connubio tra thriller e filosofia, un Aristotele in veste di Sherlock Holmes, affiancato da Stefanos come Watson con cui, risolve una serie di casi criminosi applicando le ferree leggi della sua logica. (fonte: wikipedia)

*    RIASSUNTO:

Ci troviamo ad Atene. L’inverno e alle porte e il racconto inizia con Aristotele che tiene un simposio per gli studenti del Liceo. Finito il discorso, il filosofo inizia una passeggiata nel giardino accompagnato dal suo caro amico Stefanos, qualche suo allievo e qualche uomo. È qui che un suo allievo gli chiede di raccontare la storia di “Gige e dell’anello di bronzo”, con cui riuscì a spiegare il concetto fondamentale di Forma e Materia.

La sostanza di una cosa in power point

Terminata la narrazione, Aristotele viene avvicinato da un omuncolo di nome Blepiro. Egli gli confida di essere un bronzista e gli racconta brevemente le condizioni in cui si trova, invitandolo a raggiungerlo il giorno dopo nella sua bottega per successivi dettagli. Questo incontro darà inizio ad una successione d’avvenimenti che porteranno Aristotele e l’amico Stefanos a trovarsi in mezzo ad una faida tra cugini. Infatti Blepiro, reduce di guerra e menomato in battaglia, è accusato dal cugino Kremes di simulare l’infermità che gli guadagna una pensione dalla città. Blepiro inoltre nella sua bottega accoglie “una banda di gente indecente “, e questa compagnia sregolata attira l’ostilità dei benpensanti e soprattutto le critiche accese di un politico in carriera. Ma ad Aristotele e a Stefanos, sembra ci sia un che di esagerato nell’accanimento, meno una conseguenza della campagna d’odio, che il culmine di un complotto mal riuscito. Si scopre infatti che Kremes era in debito con Dessilao (ramaio, vicino di bottega di Blepiro), e pensò dunque  che togliendo la pensione a Blepiro avrebbe avuto pochissimi incassi essendo ancora un apprendista e per sopravvivere sarebbe stato costretto a vendere la bottega a basso prezzo. In questo modo Kremes l’avrebbe comprata e venduta per pagare i suoi debiti.  Si pensa inoltre che lui sapesse della presenza di un tesoro sotto la fornace, tesoro che il parente orefice di Blepiro aveva nascosto. Kremes timoroso che Aristotele o Stefanos possano aiutare Blepiro decide di assassinare suo cugino con l’aiuto di Dessilao. I due non riescono nel loro intento, poiché Blepiro sebbene in condizioni gravi e in fin di vita non muore. Dopo di che Kremes  vuole assassinare Formisio, probabile erede di Blepiro. Ciò era molto improbabile dato che Formisio era un prostituto ed un liberto e quindi il testamento non sarebbe stato considerato valido dalla legge. In ogni caso Kremes compie il tremendo gesto ma con l’oscurità non si rende conto che invece di uccidere Formisio, uccide Polieutto amico dell’“erede” praticante il suo stesso lavoro.

Successivamente grazie allo stratagemma di Formisio di camuffarsi da schiavo considerando il collare di ferro come il suo anello di Gige, riesce a capire il nome del complice di Kremes. Infine grazie all’agguato ideato da Aristotele riescono a sorprendere i due sull’intendo di uccidere Stratola travestita in modo da assomigliare a Blepiro. Il loro piano finisce però in tragedia, infatti sia Kremes che Dessilao muoiono, il primo ucciso per errore del compagno e il secondo ferito mortalmente da Stratola. Però grazie a un’idea Aristotele fece sembrare che i due si fossero assassinati a vicenda dopo una furiosa lite togliendo così i sospetti da Formisio e Stratola. Al termine del romanzo, l’unico a trarre beneficio da questa vicenda fu Blepiro che ripresosi dalle ferite riuscì a vendere l’oro trovato per poter tornare in affari.

*    PERSONAGGI:

*    Aristotele: filosofo del Liceo, straniero residente in Atene.

*    Stefanos: cittadino ateniese di quasi 26 anni, ex allievo di Aristotele.

*    Blepiro: cittadino ateniese veterano di guerra, bronzista principiante.

*    Demeas: allievo di Aristotele al Liceo, giovane e imprudente.

*    Kremes: cittadino ateniese cugino di Blepiro, proprietario, in società col fratello, di una piccola fabbrica di mobili.

*    Callicle: cittadino ateniese con ambizioni politiche.

*    Formisio: liberto straniero amico di Blepiro, prostituto.

*    Stratola: liberta straniera sorella di Formisio, prostituta.

*    Polieutto: amico e vicino di casa di Formisio, prostituto.

*    Dessilao: vicino di bottega di Blepiro, ramaio.

*    Eurittolemo: cittadino ateniese fratello di Kremes, suo socio nella fabbrica di mobili.

*    Siro: schiavo di Dessilao.

*    Autilos: uno dei tre schiavi di Aristotele.

*    Focione: schiavo più anziano e fidato di Aristotele.

*    Lisia: cittadino ateniese giovane e di bell’aspetto

*    Saurias: amico di Kremes, gioviale, animatore di feste.

*      SPAZIO: il romanzo è ambientato nella città di Atene. Prevalgono gli spazi chiusi come la piccola bottega di Blepiro, non mancano spazi aperti come la città piuttosto che il giardino del Liceo. Non vi è influenza sulla narrazione da parte dei luoghi in cui si svolgono le vicende.

*      TEMPO: nella narrazione non ci sono dato che possono farci intuire lo scorrere del tempo. Non vi sono date precise ma solo indicazioni temporali (il giorno dopo, tra qualche giorno) È presente in un flashback su ciò che è successo durante la cena ideata da Callicle.

*      NARRATORE: il narratore è esterno, ovvero non compare nelle vicende narrate. Proprio per questo non si può pretendere di capire a fondo gli stati d’animo dei personaggi, anche se le descrizioni che l’autore sono più che sufficienti a dare una propria idea su di essi.

*      STILE: l’autore per narrare i fatti utilizza un lessico alquanto semplice e pertanto sicuramente comprensibile facilmente. Non vi è la presenza inoltre di termini in dialetto o lingue dell’epoca. I personaggi sono affiancati prevalentemente dal discorso diretto, anche se in alcune occasioni vi sono dei brevi scorci di discorso indiretto.

Inoltre, la narrazione si apre con una prosa invocante le muse protettrici Atena ed Efesto. Questo potrebbe dare a pensare che il narratore fosse vissuto nella medesima epoca si Aristotele, ovvero nell’antica Grecia. 

*      TEMATICHE: il libro fa riflettere su sulla politica che vi era al tempo dei greci e della difficoltà sociale in cui si trovavano i liberti o gli stranieri che non potevano avere la cittadinanza della polis in cui vivevano.

Il titolo dello stesso propone inoltre un ragionamento legato all’anello di bronzo, che può essere visto come la capacità di rendersi invisibili. Secondo Aristotele infatti, anche le persone più corrette se avessero la certezza di essere invisibili commetterebbero dei furti o reati data la vera indole dell’uomo, che il più delle volte è solo nascosta dal rispetto della legge.

*      CONCLUSIONI: la lettura del libro inizialmente è stata alquanto pesante, poiché la narrazione non è riuscita a prendermi al primo impatto. Continuando, invece, ho trovato interessante portare avanti la mia lettura dato che l’autore è riuscito a dare al contenuto la qualità di incuriosirmi per scoprire pian piano la trama degli antagonisti, per poi raggiungere la fine dove tra colpi di scena e azione si è consumata la fine del racconto. Inoltre il linguaggio poco complesso ha favorito lo scorrimento della lettura che pertanto è stata piacevole appena superato l’inizio poco coinvolgente. Inoltre leggere una vicenda ambientata in tempi antichi è stato molto interessante, poiché il narratore ha saputo dare un’idea delle condizioni dell’epoca facendomi riflettere in alcuni momenti sulle problematiche ma anche sui vantaggi che si potevano trarre dalla società del periodo.

Relazione di narrativa di Valeria Virdis

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