C’è unaria

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Gaber non risparmia niente e nessuno, anche i giornali. Spesso ci mettiamo in tasca due o tre giornali, con la convinzione di essere così persone più informate. Occorre almeno leggere i giornali con un minimo di ironia, dice Gaber, rendendosi conto che le cose scritte hanno valore solo per un giorno, e magari il giorno dopo vengono smentite, e nel frattempo le miserie umane sono messe alla gogna, al pubblico ludibrio. Non basta dire che si leggono i giornali e non si guarda la televisione, non è una garanzia. Comunque, dice Gaber, la TV ci abbaglia con i servizi filmati, ha lo stesso effetto dei tranquillanti (questo è vero: mi capita magari di essere nervoso o depresso, e la televisione mi anestetizza).

C’è un’aria di Gaber – Luporini 1993 © Edizioni Curci Srl – Milano

Dagli schermi di casa un signore raffinato
e una rossa decisa con il gomito appoggiato
ti danno il buongiorno sorridendo e commentando
con interviste e filmati ti raccontano a turno
a che punto sta il mondo.

E su tutti i canali arriva la notizia
un attentato, uno stupro e se va bene una disgrazia
che diventa un mistero di dimensioni colossali
quando passa dal video a quei bordelli di pensiero
che chiamano giornali.

C’è unaria, unaria, ma unaria…

Ed ogni avvenimento di fatto si traduce
in tanti “sembrerebbe”, “si vocifera”, “si dice”
con titoli ad effetto che coinvolgono la gente
in un gioco al rialzo che riesce a dire tutto
senza dire niente.

C’è unaria, unaria, ma unaria che manca
laria,
C’è unaria, unaria, ma unaria che manca laria.

Lasciateci aprire le finestre,
lasciateci alle cose veramente nostre
e fateci pregustare linsolita letizia
di stare per almeno dieci anni senza una notizia.

In questo grosso mercato di opinioni concorrenti
puoi pescarti unidea tra le tante stravaganti
e poi ci sono le ricerche, tanti pensieri alternativi
che ti saltano addosso come le marche
dei preservativi.

C’è unaria, unaria, ma unaria…

E c’è un gusto morboso del mestiere dinformare,
uno sfoggio di pensieri senza mai lombra di un dolore
e le miserie umane raccontate come film gialli
sono tragedie oscene che soddisfano la fame
di questi avidi sciacalli.

C’è unaria, unaria, ma unaria
che manca laria.
C’è unaria, unaria, ma unaria
che manca laria.

Lasciate almeno lignoranza
che è molto meglio della vostra idea di conoscenza
che quasi fatalmente chi ama troppo linformazione
oltre a non sapere niente è anche più coglione.

Inviati speciali testimoniano gli eventi
con audaci primi piani, inquadrature emozionanti
di persone disperate che stanno per impazzire,
di bambini denutriti così ben fotografati
messi in posa per morire.

C’è unaria, unaria, ma unaria…

Sarà una coincidenza oppure opportunismo
intervenire se conviene forse una regola del giornalismo
e quando hanno scoperto i politici corrotti
che gran polverone, lo sapevate da sempre
ma siete stati belli zitti.

C’è unaria, unaria, ma unaria che manca
laria,
C’è unaria, unaria, ma unaria che manca laria.

Lasciateci il gusto dell’assenza,
lasciatemi da solo con la mia esistenza
che se mi raccontate la mia vita di ogni giorno
finisce che non credo neanche a ciò che ho intorno.

Ma la televisione che ti culla dolcemente
presa a piccole dosi direi che è come un tranquillante
la si dovrebbe trattare in tutte le famiglie
con lo stesso rispetto che è giusto avere
per una lavastoviglie (PER CERTE PASTIGLIE).

C’è unaria, unaria, ma unaria…

E guardando i giornali con un minimo di ironia
li dovremmo sfogliare come romanzi di fantasia
che poi il giorno dopo e anche il giorno stesso
vanno molto bene per accendere il fuoco
o per andare al cesso.

C’è unaria, unaria, ma unaria…
C’è unaria, unaria, ma unaria…
C’è unaria, unaria, ma unaria
che manca, che manca, che manca
laria.

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