Come nacque l’arcobaleno

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Mito delle Filippine (Asia)

di Maria Paola Viale

Ci fu un’epoca in cui dei e dee passavano gran par­te del loro tempo sulla Terra, e gli spiriti celesti camminavano accanto all’uomo e gli parlavano. È da loro che l’umanità ha imparato ad andare a caccia, a coltivare i campi, a cogliere le noci dalle palme più alte, a curare le malattie, e anche a fare la guerra.

Un giorno Bàthala, il re degli dei, decise di tor­nare nella sua casa celeste per vedere se tutto era in ordine, e sellò il suo cavallo, che era capace di correre più veloce del vento e delle nuvole. Appena il padrone gli saltò in groppa, il caval­lo cominciò a galoppare senza mai fermarsi, e in un lampo arrivò sulla riva dell’oceano. In quel punto il Cielo era così vicino che si potevano sen­tire le voci di coloro che vivevano lassù. «Salta, mio bel cavallino!» gridò Bathala. «So che puoi farcela! »

Ma il cavallo indietreggiò, puntando i piedi. Quel salto era troppo anche per lui, che pure vola­va oltre i crepacci e balzava da una riva all’altra degli oceani. Allora Bathala chiamò i suoi servi celesti, che calarono dall’alto un lungo, lungo nastro di sette colori. E quando il nastro toccò la Terra diventò un ponte abbastanza robusto da reggere cavallo e ca­valiere, che galopparono sino al Cielo.

Così nacque l’arcobaleno, che nelle Filippine si chiama Bahaghari, ossia il ponte del re”. Ogni volta che lo si vede in Cielo, la gente sa che il dio e il suo cavallo stanno andando dalla Terra al Cielo, e tutti dicono: «Guarda, quello è Bathala che sta tornando a casa!»

Rispondi alle domande:

1)    A quale continente appartiene questo mito?

2)     Cosa impararono gli uomini dagli dei?

3)     Chi era Bathala?

4)     Dove voleva andare con il suo cavallo?

5)     Cosa calarono i suoi servi?

6)     Cos’è il Bahaghari”?

Paola Viale

Insegnante di scuola primaria in Liguria

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