Con gli occhi chiusi di Federigo Tozzi

Con gli occhi chiusi  di Federigo Tozzi

prof. Luigi Gaudio

Federigo Tozzi (1883-1920)

  • Nasce a Siena nel 1883, è presto in conflitto col padre, uomo autoritario e violento.
  • Compie studi irregolari. Nel 1900 si iscrive al PSI. Segue poi una conversione religiosa e la collaborazione con il giornale reazionario «La torre».
  • Nel 1914 la svolta: sceglie di dedicarsi alla narrativa, lascia il podere di Castagneto e va a vivere a Roma, dove muore nel 1920, per una violenta polmonite, a soli 37 anni.
  • Opere – pubblicate tardi – a volte postume: Bestie (raccolta di brevi prose non narrative, ma accomunate dalla presenza di un animale), Con gli occhi chiusi (1919 pur essendo finito nel 1915), Tre Croci, Gli egoisti (1923), Ricordi di un impiegato (1927)
  • Il percorso di Tozzi va da un frammentismo enigmatico (Bestie) alla riscoperta del romanzo. In esso si sperimenta una scrittura deformante ed espressionista che, a partire da spunti autobiografici, mette in luce i temi dell’inettitudine, dell’inconscio con le sue forze oscure, della frantumazione dell’esperienza.
  • Due grandi critici lo riscoprono
  • Con gli occhi chiusi (introduzione)
  • Il libro «Con gli occhi chiusi» è stato scritto nel corso di parecchi anni, forse tra il 1911 e il 1915, pubblicato solo nel 1919, dall’importante editore Treves. Il testo ebbe una recensione incoraggiante di Pirandello
  • Non solo De Benedetti, ma anche Borgese apprezzò il romanzo, che non ebbe successo di pubblico.
  • È il più autobiografico dei suoi romanzi
  • Un altro romanzo, «Il podere» (1921), richiama i primi capitoli di «Con gli occhi chiusi», mentre il romanzo «Le tre croci» è diverso, tragico e quasi inquietante.

Con gli occhi chiusi (corrispondenze biografiche)

  • Pietro Rosi = Federico Tozzi figlio = Remigio Selmi ne «Il podere»
  • Domenico Rosi, padrone della Trattoria «Il Pesce Azzurro» = Ghigo del Sasso (Federico Tozzi padre, morto nel 1908), padrone della locanda “Il sasso all’arco dei Rossi” a Siena
  • Anna la madre, soffre di convulsioni per i molti parti, è tradita dal marito in casa = Annunziata, la madre di Federico, morta quando lui aveva appena 12 anni
  • Ghisola, figlia di Rebecca, la cameriera di Anna, nipote di Giacco e Masa, assalariati nel podere di Poggio a’ Meli subito fuori da  Porta Camollia = Isola, giovane contadina amata da Federico, ma, secondo alcuni studiosi, anche Emma, donna conosciuta tramite inserzione su giornale, che diventa moglie di Federico due settimane dopo la morte del padre, che osteggiava violentemente il matrimonio
  • Antonio e Agostino, giovani rivali di Federico in amore

La lingua toscana

Sono frequenti espressioni tipiche toscane, o vernacolari senesi come

1.Vuoi fare i “gestri”? = vuoi fare la smorfiosa, le samncerìe

2.Sgorgoglio = borbottio

3. Ti inghebbi = ti abbuffi

4.«doventare» invece di «diventare»

5.«compicciare invece di «combinare», concludere

6.«castrino» = «castratore» (di galline, vitelli, ecc…, violento con un gatto=Pietro)

7.«accapponati» per «castrati»

8.«concio» per «letame»

Con gli occhi chiusi

  • Stesura dal 1913 al 1915 – pubblicazione 1919
  • Influenza di Kafka e Pirandello.
  • Il cattolicesimo di Tozzi non ha niente di confessionale, il Dio di Tozzi è un Padre terribile ( figura del padre biografico). Come il padre incombe minaccioso. I preti e la chiesa sono irrimediabilmente antipatici.
  • La vita resta un «mistero», è incomprensibile.
  • Anche se la materia narrativa è la stessa dei romanzi veristi (il mondo contadino, il podere) siamo agli antipodi del Naturalismo.
  • La visione di Tozzi è soggettiva, deformante, onirica. Tozzi resta lontano dall’analisi freudiana (es. Svevo) che tende a interpretare i fatti psichici. Egli li accosta in modo paratattico alla narrazione principale, semplicemente registrando gli stati d’animo dei personaggi. Lascia al lettore l’interpretazione.

Con gli occhi chiusi (trama)

  • La vicenda: Pietro Rosi è figlio unico di un uomo, Domenico, esuberante e aggressivo, proprietario di una trattoria a Siena e di un podere fuori città. Sin dall’infanzia, egli prova un sentimento di odio/amore per Ghisola, figlia di contadini che lavorano al podere, nipote di Giacco e Masa; ma per la sua insicurezza, non arriva a instaurare una relazione con la ragazza. Del resto anche Domenico contribuisce a sminuirlo davanti a lei. Pietro, infatti non risponde minimamente ai suoi progetti, preferisce studiare, sia pure con risultati disastrosi, si mostra debole e inetto, mentre Anna, la madre, cerca debolmente di difenderlo.
  • Dopo la morte di lei, Pietro (a 16 anni) si sforza di affermare la propria identità: proprio per questo si iscrive al PSI.
  • Pietro non vede Ghisola per alcuni anni, durante i quali lei era andata anche a fare la «mantenuta», ma era diventata bellissima, una donna corteggiata da tutti. Qui lo sfondo cambia radicalmente, e i due si incontrano a Firenze, dove Pietro è andato per studiare. Il suo amore per Ghisola resta astratto e idealizzato, lui non si rende nemmeno conto che la ragazza ha degli amanti, e riveste di altezze poetiche una donna molto carnale, un po’ come la Angiolina Zarri di «Senilità» di Svevo. Dopo aver scoperto di essere incinta, Ghisola ottiene da Pietro la promessa di matrimonio. Lei cerca di indurlo a un rapporto sessuale, per potergli attribuire la paternità del bambino, ma Pietro rifiuta, in nome della castità, prima delle nozze. Egli capirà la realtà quando rivedrà Ghisola in un bordello, dove per la miseria è finita, ormai prossima al parto. E qui con due righe il romanzo si chiude «Quando si riebbe dalla vertigine violenta che l’aveva abbattuto ai piedi di Ghisola, egli non l’amava più.»

Audio Lezioni sulla Letteratura del novecento del prof. Gaudio

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