Dall’educazione all’educare

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La parola “educazione” è un nome, mentre la parola “educare” è un verbo. Il nome rimanda alla fotografia, il verbo al cinema. L’educazione pertanto è qualcosa di statico,  è uno stato. Educare, invece, è dinamico. L’educare permette di mantenere le cose, o di migliorare la situazione educativa. Nel termine educazione troviamo i contenuti, nel termine educare troviamo le azioni per trattenere, o trasformare. Il nome educazione risponde alla domanda “cos’è che si trasmette”, il verbo educare risponde alla domanda “chi educa”. Sono le azioni che discriminano i processi dell’educazione, e la qualità. Per questo ci interessa porre l’accento sull’educare, cioè sul “chi” educa, più che sul “che cosa” trasmettere. Una premessa importante è la seguente: può educare solo un uomo. Tutti gli uomini educano, ma noi facciamo anche agire le cose, le istituzioni, le tecniche, come se fossero le cose a educare. Ecco perché bisogna stare attenti al linguaggio comune, e usare il termine educare riferito solo ad esseri umani. Abbiamo la tendenza a vedere tutto come un prolungamento dell’uomo, tendiamo ad attribuire caratteristiche educative alle cose. Per metonimia diciamo che il libro, le istituzioni, i sindacati educano. Questo non è vero.  In realtà solo gli uomini, o, come noi diciamo nella società occidentale moderna, solo le persone educano. Se si parte da questa consapevolezza, anche l’agire delle persone, quindi degli insegnanti, dei genitori, degli educatori, degli animatori, acquisterà un peso maggiore rispetto alla televisione, ai giornali, ai governi, ai partiti, alle istituzioni, a internet, al computer, ecc…

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