Dalla repubblica all’impero

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Riassunto di storia del periodo napoleonico di Elena

1. Verso la fine dell’esperienza rivoluzionaria

L’obbiettivo di organizzatori del colpo di stato del 9 termidoro era quello di consolidare le istituzioni nate dalla Rivoluzione. La presenza di una consistente opposizione monarchica e la mai sopita attività del movimento dei giacobini resero però difficile questo compito e resero il ruolo svolto dall’esercito a sostegno delle istituzioni sempre più importante. In tale contesto si può collocare l’ascesa del generale Napoleone Bonaparte. Il regime autoritario da lui instaurato segnò la fine del periodo rivoluzionario ma non comportò una perdita completa dei diritti conquistati durante la rivoluzione. Il regime napoleonico infatti trovava la propria legittimazione nel plebiscito, cioè la consultazione diretta del popolo su questioni circoscritte.

2. La fragilità delle nuove istituzioni repubblicane e l’ascesa di Bonaparte

Alla fine dell’anno 1795 la situazione economica della Francia registrò un brusco peggioramento che portò lo Stato sull’orlo della bancarotta. Alla ormai cronica instabilità monetaria si erano aggiunti gli effetti di un’annata di cattivo raccolto. Queste condizioni, che pesavano soprattutto sul popolo, portarono alla ripresa dell’insurrezione in Vandea, che ben presto si estese alle regioni a nord della Loira, mentre il controllo esercitato dalla Gran Bretagna sulle rotte marittime colpiva duramente le esportazioni manifatturiere. La minaccia insurrezionale proveniente dalle classi più disagiate e il successo ottenuto dai monarchici alle lezioni del 1795 limitavano lo spazio di manovra dei termidoriani. Per contrastare il sorgere di una destra controrivoluzionaria riaprirono alcuni club e scarcerarono molti giacobini; tuttavia ciò ebbe solo l’effetto di incoraggiare l’attività cospirativa contro le nuove istituzioni costringendo il direttorio a condannare la sinistra e a spingersi verso la linea politica della destra. Nelle elezioni del marzo 1797 i monarchi ottennero un successo di vaste dimensioni e riuscirono a introdurre un proprio rappresentante all’interno del direttorio. La maggioranza di quest’ultimo decise quindi di ricorrere all’esercito per attuare un colpo di stato il 4settempre 1797. L’esito favorevole e sostanzialmente incruento del colpo di stato fu possibile grazie all’appoggio dei generali Hoche e Bonaparte. Già distintosi in molte occasioni Bonaparte aveva attirato l’attenzione del governo grazie anche all’influenza esercitata dalla propria amante. Nel marzo 1796 al giovane generale era stato affidato il comando dell’armata d’Italia, incaricata di distrarre parte delle forze asburgiche dal fronte del Reno. Mentre Jordan e Moreau non riuscirono a sfondare il fronte tedesco, l’armata di Bonaparte otteneva una serie di rapide vittorie inaspettate vittorie su quello italiano. Il re di Sardegna fu costretto a firmare l’armistizio di Cherasco e a riconoscere le annessioni francesi di Nizza e della Savoia, impegnandosi a consentire il passaggio dell’armata d’Italia sul territorio piemontese e ad assicurarne i rifornimenti. Ciò consentì a Bonaparte di sconfiggere le forze austriache e di entrare trionfalmente a Milano. La resistenza opposta del papa Pio VI indusse Napoleone a invadere le regioni settentrionali dello Stato della Chiesa. Ottenuta una nuova serie di vittorie sulle forze austriache nell’Italia settentrionale, Bonaparte mosse rapidamente in direzione di Vienna. L’imperatore Francesco II fu indotto a firmare la pace di Campo formio che riconosceva alla Francia il possesso del Belgio, della Lombardia e dei territori sulla riva sinistra del Reno (mentre all’Austria spettarono l’Istria e la Dalmazia).

3. Le “repubbliche giacobine” in Italia

Accolto dai gruppi progressisti italiani come liberatore e araldo degli ideali di libertà e uguaglianza, Bonaparte ben presto deluse le aspettative, trasformando i territori conquistati in una solida base del proprio potere personale e subordinandone le esigenze a quelle della Francia. L’espansione francese in Italia continuò anche dopo che il generale aveva abbandonato la penisola. Nel febbraio 1798 fu instaurata la Repubblica romana nei territori strappati allo stato della Chiesa. Tra la primavera e l’estate dello stesso anno, tuttavia la controffensiva militare austriaca e russa determinò la caduta delle nuove Repubbliche e il ritiro temporaneo delle forze francesi da quasi tutta la penisola. Nella fase iniziale delle conquiste napoleoniche giocarono un ruolo di primo piano gli esponenti della borghesia intellettuale, che si autodefinirono “patrioti”, mentre venivano chiamati spregiativamente “giacobini” gli avversari politici. Le costituzioni delle Repubbliche italiane ebbero nel complesso un orientamento moderato, sul modello di quella francese del 1795. Tuttavia questo non impedì l’attuazione di molte riforme importanti. A tali fondamentali innovazioni si associava però una politica di sfruttamento economico, l’imposizione di tributi, nonché la pratica delle requisizioni e dei saccheggi da parte delle guarnigioni francesi che suscitarono il malcontento della popolazione. Inoltre le classi popolari addossarono la responsabilità della mancata risposta alla questione sociale principalmente ai giacobini italiani. La conferma più tragica di questa frattura si ebbe con la rivolta popolare contro la Repubblica partenopea, promossa dal cardinale Fabrizio Ruffo e dalla sua armata cristiana della santa fede, che riuscì a mobilitare contadini e briganti in uno scontro sanguinoso.

4. La conquista del potere

Nella primavera del 1798, vista l’impossibilità di organizzare uno sbarco sulle coste inglesi, il Direttorio decise di continuare il conflitto contro la Gran Bretagna, unica potenza rimasta ancora in guerra, occupando l’Egitto. Il comando di questa spedizione fu affidato a Bonaparte. Salpato dal porto di Tolone alla testa di una grande flotta Napoleone raggiunse Alessandria d’Egitto e sconfisse nella battaglia delle piramidi le forze dei mamelucchi. Il 1° Agosto l’ammiraglio inglese Nelson riuscì però a distruggere l’intera flotta francese ad Abukir, lasciando Napoleone intrappolato con il suo esercito sul territorio egiziano. Gli inglesi instaurarono quindi una seconda coalizione, di cui facevano parte la Russia, la Turchia e l’Austria. nella primavera del 1799 un’offensiva austro-russa annullava i successi di Napoleone in Italia e solo una vittoria francese a Zurigo riuscì ad allontanare il pericolo. Poco dopo, in segno di protesta per l’occupazione inglese di malta, lo zar Paolo I uscì dall’alleanza. Il brusco ribaltamento della situazione italiana mise in gravi difficoltà il Direttorio. Di fronte al montare dell’opposizione interna prese corpo un piano per rovesciare le istituzione con l’appoggio dell’esercito. Nel frattempo Bonaparte era riuscito a tornare in patrie e, agli occhi dei cospiratori, divenne il candidato ideale per la realizzazione del piano. Il 9 novembre 1799 sotto il suo comando le truppe fecero irruzione nell’aula del consiglio dei cinquecento e costrinsero l’assemblea a sciogliersi. Una nuova costituzione legittimava il passaggio al nuovo regime autoritario frammentando il potere legislativo in quattro consigli composti da membri scelti in prevalenza per cooptazione. Una nuova offensiva contro le forze austriache situate in Italia si concluse il 14 giugno 1800 con la vittoria di Marengo. Sconfitta contemporaneamente da Moreau a Hohenlinden, l’Austria fu costretta a firmare la pace di Lunèville. Venne ricostruita e ampliata la Repubblica cisalpina, trasformata nel 1802 in repubblica italiana sotto la presidenza dello stesso Napoleone e guidata di fatto dal vicepresidente f. Melzi d’Eril. Anche in gran Bretagna dove la crisi finanziaria causata dalle spese belliche si era sommata una grave carestia, molti premevano per una conclusione del conflitto. Lo sfaldamento del corpo di spedizione francese in Egitto convinse dall’altra parte lo stesso Napoleone a intavolare trattative che si conclusero con la pace di Amiens. Napoleone aveva iniziato nel frattempo una politica espansionistica ad ampio raggio. La repressione della rivolta degli schiavi a Santo Domingo rilanciò l’iniziativa francese nelle Antille, mentre l’acquisto nel 1800 della Louisiana dalla Spagna sembrava confermare i timori del governo di Londra circa la ricostituzione di un impero coloniale francese.

5. L’impero

Il consolidamento del potere del primo console conobbe un ulteriore sviluppo con la firma del concordato con la Chiesa cattolica, che pose fine al lungo periodo di contrapposizione iniziato con la Costituzione civile del clero. Il concordato non intaccava la laicità dello stato in quanto riconosceva il cattolicesimo soltanto come religione praticata dalla maggioranza dei francesi. La soluzione del conflitto col papato contribuì a rafforzare il consenso popolare attorno al primo console in un paese a stragrande maggioranza cattolica e segnò un ulteriore passo avanti verso la conclusione della lunga stagione rivoluzionaria. Nella primavera del 1802 Napoleone ottenne il rinnovo del mandato consolare per dieci anni e il 2 agosto fu nominato console a vita con il diritto di indicare il successore. La trasformazione del regime in senso monarchico fu sancita da un plebiscito. Una nuova costituzione (V) attribuiva al primo console il diritto di nominare gran parte dei membri delle assemblee legislative. Furono intensificati il controlli e la censura sulla vita culturale della stampa e aumentò la vigilanza contro ogni forma di opposizione. Nella primavera del 1804 il senato proclamò Bonaparte imperatore con il diritto di trasmettere la carica per via ereditaria. La svolta fu sanzionata da una nuova costituzione. La cerimonia dell’incoronazione si svolse il 2 dicembre nella cattedrale di Notre Dame. Lo sbocco monarchico del lungo processo rivoluzionario non significava tornare alla vigilia del 1789: infatti le conquiste fondamentali del terzo stato furono consolidate dalle riforme napoleoniche. Napoleone riuscì a cogliere l’esigenza diffusa di ordine , di autorità e di pacificazione sociale, dopo oltre un decennio d’instabilità e di violente lacerazioni. Accanto agli strumenti repressivi. Egli seppe utilizzarne altri: la cooptazione nel nuovo ordine di personale politico e amministrativo proveniente tanto dall’ancien regime quanto dall’esperienza giacobina o termidoriana, la pacificazione religiosa, l’amnistia per i nobili emigranti e la rassicurante abolizione del calendario rivoluzionario. Il consenso più convinto, comunque, era quello della borghesia francese. L’inviolabilità e la centralità sociale della proprietà privata, assieme alla libera iniziativa economica, furono pienamente sanzionate dal codice civile che per la prima volta in Francia unificava tutte le norme e le fonti del diritto. I suoi articoli ratificavano le conquiste del terzo stato: le libertà civili e personali, l’uguaglianza giuridica e fiscale e la laicità dello stato. La necessità di un insieme organico di riforme degli studi superiori, finalizzate alla costruzione del consenso ma soprattutto alla formazione di quadri tecnici e amministrativi altamente qualificati portò all’istituzione di licei di stato e dell’Università imperiale oltre a una riforma della scuola politecnica e della scuola normale. La consacrazione della componente eminente del terzo stato trovò infine un paradossale compimento nella creazione di una nobiltà imperiale che era formata per un’ ampia maggioranza da borghesi e per un quinto da membri di estrazione popolare. Più che per nascita infatti vi si accedeva per ricchezza o per alti servizi militari e civili prestati alla patria .

6. La ripresa della guerra e il nuovo assetto dell’Europa

La fragile stabilità della pace di Amiens si ruppe nel 1803. La Francia si trovò quindi a fronteggiare una terza alleanza formata da Gran Bretagna, Austria, Svezia,il Regno di Napoli e la Russia dove l’assassinio di Paolo I aveva portato al trono Alessandro I. il piano di un invasione dell’Inghilterra si rilevò inattuabile, vista la superiorità della marina britannica guidata da Nelson che il 21 ottobre 1805 nella battaglia di Trafalgar perse la vita ma riuscì a distruggere quasi l’intera flotta Francese. Sul fronte continentale Napoleone realizzò invece due grandi vittorie: una contro gli austriaci a Ulm, l’altra ad Austerliz contro le forze russe e austriache. La pace di Presburgo segnò la fine della guerra contro l’Austria ma una nuova coalizione, la quarta, si era riformata con l’ingresso della Prussia che tuttavia, distrutta dalla vittoriosa duplice battaglia a Jena e Auerstädt , fu costretta a uscire dal conflitto. Una vittoria francese sui russi portò poi ai trattati di Tilsit che divisero l’Europa continentale in due grandi aree di influenza, francese a occidente e russa a oriente. Napoleone dovette infine affrontare un tentativo austriaco concretizzatosi in una quinta coalizione. Le operazioni di guerra si aprirono favorevolmente per gli austriaci, ma poi Napoleone riuscì a occupare Vienna e a stroncare la resistenza austriaca nella battaglia di Wagram cui seguì una nuova pace. Napoleone decise quindi di sposare Maria Luisa, figlia dell’imperatore asburgico, per stemperare i rapporti di conflitto tra le due nazioni e per legittimare il suo erede. Nel 1805 Napoleone fondo, dall’unione di alcune regioni italiane precedentemente conquistate, la Repubblica italiana e ne affido il comando al suo figlio adottivo. Il fratello Giuseppe assunse la corona del Regno di Napoli, occupato dai francesi nel 1806, a eccezione della Sicilia in mano ai Borbone. Ad un altro fratello, Luigi, fu invece conferita la corona del regno d’Olanda. La politica nepotistica di affidare gli Stati vassalli a componenti della propria famiglia che si sarebbero rilevati decisamente mediocri era un elemento di debolezza del sistema imperiale e contraddiceva l’attenzione con cui Napoleone era solito scegliere collaboratori di grande talento e sicura competenza. Profonde furono inoltre le trasformazioni che interessarono la Germania. Dopo aver soppresso una serie di stati più piccoli Napoleone istituì nel 1806 la confederazione del Reno che comprendeva i 5 ducati e una serie di principati minori. Sassonia, Baviera e Württemberg furono elevati a regni e ingranditi a scapito dell’Austria. al seguito delle armate imperiali si diffondevano in mezza Europa principi di uguaglianza giuridica e di laicità dello Stato. Ma si svilupparono anche istanze di nazionalità che si convertivano in sentimenti antifrancesi. Il malcontento dei popoli liberati veniva del resto alimentato dalla ferrea repressione di ogni aspirazione all’autonomia, dallo sfruttamento economico e dall’enorme tributo di sangue per la partecipazione forzata alle campagne napoleoniche. Una crisi del regno di Spagna offrì a Napoleone l’occasione di sottomettere prima l’intera penisola iberica e poi anche il Portogallo che affidò poi a Murat, abile generale e cognato.

7. Il blocco continentale e l’insurrezione spagnola.

In risposta al blocco marittimo imposto dalla flotta britannica di fronte ai porti controllati dalla Francia, Napoleone organizzò un blocco continentale per recidere i legami tra Gran Bretagna e il resto dell’Europa. Con l’occupazione della Spagna e del Portogallo il blocco continentale si estendeva dallo stretto di Gibilterra al mar Baltico, ma non ottenne gli effetti desiderati. La penetrazione inglese nei mercati asiatici e dell’America Latina si rilevò determinante per il superamento della crisi. Inoltre questo blocco favorì lo sviluppo dell’attività di contrabbando sulle coste germaniche e olandesi. L’esercito francese dovette inoltre fronteggiare una rivolta di vasta portata nella penisola iberica. Evitando scontri in campo aperto, gli insorti organizzati in bande diedero vita a una vera e propria guerriglia. Nel frattempo un corpo di spedizione inglese occupò Lisbona nel 1808 e un armata francese di circa 20.000 uomini fu costretta alla resa. Napoleone per salvare la situazione partì quindi alla testa di 300.000 uomini e riuscì a ristabilire parzialmente la situazione.

8. La guerra contro la Russia e il crollo dell’Impero

Di fronte al prolungarsi senza esito del blocco continentale lo Zar Alessandro I iniziò a dare segni di impazienza. Il divieto di commercio con la Gran Bretagna causava infatti sensibili danni a un sistema economico basato sull’esportazione di materie prime e sull’importazione di prodotti industriali. Quando nell’aprile 1812 la Russia presento alla Francia un ultimatum, Napoleone aveva già messo appunto i piani d’invasione e radunato un esercito di 600.000 uomini. La guerra che Napoleone intendeva concludere con poche grandi battaglie decisive, si rivelò ben più lunga e logorante. Sconfitto a Smolensk e poco dopo a Borodino, l’esercito russo adottò la tattica della terra bruciata, ripiegando sulle regioni interne e distruggendo ogni possibile rifornimento. Napoleone inviò quindi inutilmente allo zar offerte di pace, quindi ordinò la ritirata. Napoleone era rientrato nel frattempo a Parigi per soffocare un colpo di stato. La notizia del disastro della grande armata aveva spinto la Prussia a stringere un alleanza con Russia, Gran Bretagna e Austria. lo scontro decisivo avvenne a Lipsia nell’ottobre del 1813 e vede l’esercito raccolto in gran fretta da Napoleone sconfitto. Il conflitto si spostò sul fronte francese dove nel 1814 Parigi fu occupata. L’imperatore fu dichiarato caduto e ricevette il titolo simbolico di re dell’isola d’Elba. La restaurazione della monarchia borbonica portò sul trono di Francia Luigi XVIII, fratello del defunto Luigi XVI. Partito dall’ Elba con un esercito di fedelissimi Napoleone seppe riaccendere l’entusiasmo del popolo ed ebbe l’appoggio delle truppe mandate per arrestarlo. Giunto a Parigi invitò le potenze Europee a non interessarsi degli affari della Francia. La guerra riprese immediatamente. Con una mossa fulminea Napoleone si spostò in Belgio dove sconfisse l’esercito prussiano. Il 18 giugno 1815 si scontro con quello inglese nella battaglia di Waterloo in cui gli alleati inglesi e prussiani ebbero una vittoria totale sull’esercito francese. Napoleone fu costretto all’esilio sull’isola di Sant’Elena dove morì nel 1821.

Riassunto del libro “Piani e Percorsi della STORIA” di Riccardo Marchese, libro 2 unità 3.

di Elena

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