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Difendiamo la professionalità docente

Il rispetto della legge e dei regolamenti è l’adempimento primario dei lavoratori della scuola: il loro prestigio è condizionato dall’osservanza delle norme, da interpretare correttamente.

Si tratta di un principio che molti infrangono: un avvenimento di questi giorni lo dimostra.

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La trasmissione del sapere delle singole discipline non è più il campo in cui i docenti manifestano la loro professionalità.
Oggi la scuola è vista come un complesso unitario.
Interagisce con l’ambiente in cui è immersa.
Elabora e definisce la sua finalità nel documento di programmazione formativa precisando i comportamenti assunti da chi, concluso il percorso scolastico, affronta situazioni operative (competenze).
Il mandato conferito ai docenti, conseguentemente, ha un duplice oggetto.
Il primo riguarda la gestione collegiale della progettazione educativa e del coordinamento degli insegnamenti (progettazione dell’istruzione): sono da elaborare e da gestire strategie per conseguire i traguardi formativi.
Il secondo è individuale; riguarda la progettazione dell’insegnamento: mira al conseguimento sia dei traguardi collegialmente individuati, sia della trasmissione di una precisa immagine della propria disciplina.

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Nel documento ministeriale d’indirizzo delle attività scolastiche del 2022 è scritto: “È prioritario promuovere il superamento del modello d’insegnamento tradizionale di stampo trasmissivo, incentrato sulla lezione frontale per favorire lo sviluppo di una didattica per competenze, di tipo collaborativo ed esperienziale”.

Asserzione contestata dal coordinatore nazionale del sindacato Gilda degli insegnanti, che nel 2019 contava 65.500 iscritti, che ha argomentato:
“Affermare che la lezione frontale debba essere superata in favore di nuovi approcci significa entrare a gamba tesa su un terreno che non è affatto di competenza del ministro dell’Istruzione”.
“Soltanto ai docenti deve essere affidato il compito di decidere quali metodologie e strumenti didattici utilizzare, nel pieno rispetto della libertà di insegnamento che l’articolo 33 della Costituzione assegna loro”.
“La scuola deve prima di tutto formare coscienze critiche e cittadini consapevoli, non preparare al mercato del lavoro”.

Si può pertanto affermare che alla base del diverbio ci sia il rifiuto del modello di scuola introdotto dal legislatore, che non solo valorizza la professionalità dei docenti ma che ne dilata la libertà di scelta.

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