Erano i capei d’oro a l’aura sparsi

Pubblicità

Sharing is caring!

Pubblicità

 

sonetto, n. 90 del canzoniere di Petrarca

analisi del testo di Alissa Peron

testo

Erano i capei d’oro a l’aura sparsi
che ‘n mille dolci nodi gli avolgea,
e l’vago lume oltra misura ardea
di quei begli occhi, ch’or ne son sí scarsi;

e ‘l viso di pietosi color’ farsi,
non so se vero o falso, mi parea:
i’ che l’ésca amorosa al petto avea,
qual meraviglia se di súbito arsi?

Non era l’andar suo cosa mortale,
ma d’angelica forma; et le parole
sonavan altro, che pur voce humana.

Uno spirito celeste, un vivo sole
fu quel ch’i’vidi: et se non fosse or tale,
piagha per allentar d’arco non sana.

analisi

Sonetto 90 Erano i capei d’oro: le quartine trattano di una bellezza terrestre (capelli, occhi) e le terzine di una creatura ineffabile, quasi una divinità classica che riesce a collocare nel tempo. Le prime parole ripropongono il nome della donna, aurum e l’aura: l’immagine dei capelli mossi dal vento è tratta da Virgilio. Scarsi: avari, non sono disposti a fissarsi con il loro mobile sguardo luminoso sul poeta. Di pietosi color farsi: riferimento alla tradizione stilnovistica, Dante Vita nuova: il viso cambia colore e diventa pallido. Il poeta vede la donna che trascolora ma non sa se ciò è vero o falso, è in perenne incertezza sul suo atteggiamento e sulla corresponsione del suo amore. Non era l’andar suo ecc.: eco di Tanto gentile. Cosa mortale angelica forma: antitesi e chiasmo. In questi versi il poeta presenta gli attributi fisici e l’immagine spirituale della donna e la ferita d’amore che non guarisce nonostante l’arco non sia più teso.

Pubblicità
shares