Fabrizio De André La buona novella

Fabrizio De André La buona novella

prof. Luigi Gaudio

L’infanzia di Maria

  • Fabrizio inizia con il Laudate dominum liturgico e termina con il Laudare hominem. Al centro dell’album è Maria più che Gesù, la Maria di cui si parla nei vangeli apocrifi, quelli stessi che hanno ispirato Giotto che affrescava la Cappella degli Scrovegni. Lo spunto è la vicenda di una donna, offerta “pura” al tempio a tre anni, per esserne cacciata quando diventa impura agli occhi dei moralisti, quando per la prima volta si macchia di sangue. Si faccia allora una lotteria, per darla in sposa a caso ad uno degli uomini senza moglie, non importa l’età  dell’uomo. Così emerge la parte “umana” di Maria, la parte di “donna”, ragazza, una bella ragazza ambita dai giovani, ma assegnata poi per caso ad un vecchio.

Il ritorno di Giuseppe

  • Giuseppe lavora, sta lontano da casa per molto tempo, intaglia una bambola per Maria, dimenticando che ormai quando tornerà  , dopo 4 anni di viaggi, non sarà più la dodicenne che ha sposato, ma una sedicenne, che aspetta un bambino, non da lui. Così Maria racconta nella prossima canzone il “sogno” che spiega come mai aspetta un bambino.
  • E lei volò fra le tue braccia
    Come una rondine
    E le sue dita come lacrime
    Dal tuo ciglio alla gola
    Suggerivano al viso
    Una volta ignorato
    La tenerezza d’un sorriso
    Un affetto quasi implorato
  • E lo stupore nei tuoi occhi
    Salì dalle tue mani
    Che vuote intorno alle sue spalle
    Si colmarono ai fianchi
    Della forma precisa
    D’una vita recente
    Di quel segreto che si svela
    Quando lievita il ventre

Il sogno di Maria

  • Come dicevamo prima, Maria racconta un sogno, in cui l’Angelo, che viene ogni sera a farla pregare, stavolta la fa volare alta nel cielo, fino a quando lei non ritorna nel tempio, e si risveglia, e scopre di non avere più le ali, ma la cosa più bella è la scena intima finale, di Maria e Giuseppe, quando Maria termina il suo racconto del sogno, e Giuseppe non la rimprovera, anzi la rasserena.
  • – Lo chiameranno figlio di Dio –
    Parole confuse nella mia mente,
    svanite in un sogno, ma impresse nel ventre.”
  • E la parola ormai sfinita
    si sciolse in pianto,
    ma la paura dalle labbra
    si raccolse negli occhi
    semichiusi nel gesto
    d’una quiete apparente
    che si consuma nell’attesa
    d’uno sguardo indulgente.
  • E tu, piano, posasti le dita
    all’orlo della sua fronte:
    [come a spostarle una ciocca di capelli dal volto spossato dal racconto e madido di lacrime]
    i vecchi quando accarezzano
    hanno il timore di far troppo forte.
    [che tenerezza]

Ave Maria

  • Bambina consegnata al tempio, ragazza da marito, sposa che racconta con timore un suo sogno al marito, ora madre. Mai nessuna canzone è riuscita ad esprimere in modo più poetico la maternità:

E te ne vai, Maria, fra l’altra gente
che si raccoglie intorno al tuo passare,
siepe di sguardi che non fanno male
nella stagione di essere madre.

  • Oggetto di ammirazione per chi la vede ormai prossima al parto

Sai che fra un’ora forse piangerai
poi la tua mano nasconderà un sorriso
gioia e dolore hanno il confine incerto
nella stagione che illumina il viso.

  • tu sai che soffrirai, non è uno scherzo, eppure è un mistero come nel giorno del parto si mescolino all’ennesima potenza il dolore e la gioia.

Ave Maria, adesso che sei donna,
ave alle donne come te, Maria,
femmine un giorno per un nuovo amore
povero o ricco, umile o Messia.

  • Anche l’espressione forse più religiosa riferita a una donna, l’AVE, rende sacre tutte le madri, chiunque sia il loro figlio, anche perchà © per ogni madre il suo figlio è figlio di Dio

Femmine un giorno e poi madri per sempre

  • Quello che accade misteriosamente quel giorno ti segna per tutta la vita, se sei madre una volta, lo sei per sempre.

Maria nella bottega del falegname

  • LATO B del disco, dalla nascita alla morte di Cristo. Ancora una volta un dialogo fra Maria e Giuseppe, ma 33 anni dopo, Maria chiede a Giuseppe se sta scolpendo stampelle per chi ha perso le gambe in guerra. Lui risponde che no, che non sta realizzando stampelle, ma 3 croci,

Mio martello non colpisce, pialla mia non taglia
Per foggiare gambe nuove a chi le offrì in battaglia
Ma tre croci, due per chi disertò per rubare
La più grande per chi guerra insegnò a disertare

  • Interviene Maria che paragona i colpi del falegname a quelli che subiranno quelli che moriranno su quei legni, e si chiede, forse intuendo profeticamente che uno di lor sarà suo figlio:

Quali volti sbiancheranno sopra le tue croci?

  • Giuseppe conferma i timori di Maria:

Questi ceppi che han portato perchà © il mio sudore
Li trasformi nell’immagine di tre dolori
Vedran lacrime di Dimaco e di Tito al ciglio
Il più grande che tu guardi abbraccerà tuo figlio

  • E il popolo, il coro, conclude che alcuni ad esempio i seguaci di Cristo piangeranno, altri godranno delle sue sofferenze

Qualche gruppo di dolore muove il passo inquieto
Altri aspettan di far bere a quelle seti aceto

Tre madri

  • Non è solo Maria a piangere la morte di un figlio, ma anche le madri di Dimaco e Tito, i due ladroni, che rinfacciano a Maria che i loro figli non hanno nemmeno la speranza di risorgere dopo 3 giorni:

Lascia noi piangere, un po’ più forte
Chi non risorgerà più dalla morte

  • Ma Maria non accetta questi distinguo, queste gerarchie:

Per me sei figlio, vita morente
Ti portò cieco questo mio ventre
Come nel grembo, e adesso in croce
Ti chiama amore questa mia voce

  • Arrivando perfino a dire:

Non fossi stato figlio di Dio
T’avrei ancora per figlio mio

  • Il cuore di madre avrebbe preferito che non fosse figlio di Dio, destinato alla croce, avrebbe voluto godersi il figlio, come ogni madre, piuttosto che offrirlo, morto per la salvezza per tutti

Il testamento di Tito

  • Tito, il buon ladrone, con la sua vita, ha invertito il significato di tutt’e dieci i comandamenti. Le leggi sono fatte per chi può permettersi di seguirle, non per i disgraziati come lui. La canzone fece quindi scandalo e infatti la RAI benpensante non la trasmise. Come mai, invece, la Radio Vaticana la trasmetteva regolarmente? Forse perchà © qualcuno aveva capito il messaggio che è racchiuso negli ultimi versi:

Ma adesso che viene la sera ed il buio, […]
io nel vedere quest’uomo che muore,

madre, io provo dolore.
Nella pietà che non cede al rancore,

madre, ho imparato l’amore”.

  • Tito ÃÃâ€Ãâ