Fondo d’Istituto e Contrattazione d’Istituto – di Pietro Trematore

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Quanti docenti sanno che nel loro Istituto si svolge annualmente una
Contrattazione d’Istituto ? Quanti sanno che esiste una RSU (rappresentanza
sindacale unitaria ? Quanti sanno che esiste un FIS (Fondo dell’Isituzione
Scolastica ? E quanti sanno come viene suddiviso il FIS tra tutto il personale
e per quali attività?

Il fondamento per la costituzione dell’attuale Fondo
d’istituto
, è stato rappresentato 
Fondo Incentivante , istituito con il Contratto del 1987 ,  il cui ammontare e i cui destinatari, peraltro,
non erano chiari agli addetti della scuola.
L’Accordo collettivo quadro per la
costituzione delle rappresentanze sindacali unitarie per il personale dei
comparti delle pubbliche amministrazioni e la definizione del relativo
regolamento elettorale del 7 agosto 1998 introducono nella scuola le RSU, in
contemporanea con l’istituzione dell’autonomia scolastica che è stato il
risultato di un lungo cammino delineato dal D.lgs 29/93 meglio conosciuto come
privatizzazione del pubblico impiego .
Nel 2000 si sono svolte le prime elezioni.
La contrattazione integrativa
d’istituto con cadenza annuale  è entrata
nella vita delle scuole a decorrere dal CCNL 24/7/2003 che nell’art. 3 comma 1
così enuncia : “Il sistema delle relazioni sindacali , nel rispetto delle  distinzioni dei ruoli e delle rispettive
responsabilità dell’amministrazione scolastica e dei sindacati , persegue
l’obiettivo di contemperare l’interesse dei dipendenti al miglioramento delle
condizioni di lavoro e alla crescita professionale con l’esigenza di
incrementare l’efficacia e l’efficienza dei servizi prestati alla collettività
. Esso è improntato alla correttezza e trasparenza dei comportamenti”.
L’autonomia scolastica, istituita con l’art. 21 della
legge n° 59 del 1997, consente ad ogni singolo istituto di ampliare e di
organizzare il servizio e le attività secondo le esigenze degli alunni e delle
famiglie, utilizzando al meglio le professionalità del personale docente e ATA,
rispondendo alle richieste culturali del territorio, modificando sia gli
impegni e le modalità di prestazione del servizio da parte del personale, sia
l’organizzazione del lavoro all’interno dei singoli istituti.
Si introducono per la prima volta nella scuola la
retribuzione accessoria, il principio della responsabilità ed il concetto di
flessibilità: la scuola non si limita più ad attuare programmi e a trasmettere
contenuti, ma diventa titolare dell’offerta formativa nel territorio in cui
opera.
È a questo punto che interviene la contrattazione di
istituto, che stabilisce modalità e criteri per accedere alla retribuzione
accessoria, garantisce trasparenza e partecipazione nell’assegnazione dei
compiti, degli incarichi, dei turni e delle responsabilità del personale e
sostiene il modello
di autonomia.
Non è ipotizzabile attribuire incarichi senza criteri
ed è evidente l’opportunità di avere un quadro condiviso e partecipativo nella gestione
del personale.
La destinazione delle risorse è definita in due documenti fondamentali che la RSU
deve conoscere fin dall’inizio della trattativa:
1. la delibera del Collegio dei docenti che stabilisce
le iniziative di tipo didattico (curriculari ed extracurricolari  ) da svolgere nel corso dell’anno scolastico
in favore degli alunni o dei cittadini del territorio nonché tutte le attività
funzionali all’insegnamento (le commissioni , i referenti e le funzioni
strumentali )e da retribuire con il fondo di istituto  sulla base delle linee d’indirizzo del
Consiglio d’Istituto.  A questo stesso
CD, il dirigente presenta il piano delle attività ordinarie e aggiuntive dei docenti
che il Collegio può approvare o meno. L’insieme di queste deliberazioni diventa
parte integrante del Piano dell’Offerta Formativa (POF) che successivamente il
CI adotta. (si tratta –in buona sostanza- della parte didattica del POF);
2. il piano annuale delle attività del personale ATA
che il DSGA –sentito il personale- propone su tutta la materia inerente
l’organizzazione del lavoro e l’articolazione dell’orario e che il dirigente
adotta dopo aver verificato la congruenza rispetto al POF (art. 53 del CCNL);
il piano definisce gli incarichi ed i servizi da retribuire con il fondo di istituto
e con le risorse dell’art. 47 del CCNL.
Il piano deve indicare in modo analitico :
a)Il progetto /attività /servizio da
svolgere nell’arco di un periodo determinato
b) I dipendenti o gruppi di dipendenti
collegati all’attività  che dovranno
svolgere
c) Le ore necessarie per ogni
dipendente  e per ogni attività
d) Il costo totale lordo
Il piano proposto deve tenere conto delle
esigenze connesse alla programmazione effettuata dagli organi collegiali  e dal piano generale delle attività di
funzionamento della scuola .
La RSU ha diritto d’informazione
preventiva e successiva sui nominativi del personale utilizzato nei
progetti/attività  retribuiti con il
fondo d’istituto e sulla verifica d’attuazione 
della contrattazione  e sull’utilizzo
delle risorse
.
Con il contratto di istituto, la RSU ed il dirigente
scolastico trovano l’accordo per:
– la definizione dei criteri e delle modalità di
assegnazione al personale docente e ATA delle attività e degli incarichi
stabiliti nei due documenti sopra indicati;
– la determinazione dei compensi forfettari nei casi
previsti dal CCNL (funzioni strumentali, compenso a 2 collaboratori del
dirigente, ecc.).
Oggetto di un contratto d’istituto ,
tra le altre materie e secondo quanto previsto dal CCNL 29/11/2007 , è la
fissazione di “Criteri per la 
ripartizione delle risorse del fondo d’istituto e per l’attribuzione dei
compensi accessori , ai sensi dell’art. 
45 , comma 1 , del D.lgs n 165/2001, al personale docente, educativo ed
ATA , compresi i compensi relativi ai progetti nazionali e comunitari “.
Il fondo 
è finalizzato a retribuire le prestazioni rese per sostenere l’autonomia
scolastica , con particolare riguardo alle esigenze che emergono  dalla realizzazione del POF  e dalle sue ricadute sull’organizzazione  complessiva del lavoro  nonché del servizio.
I compensi accessori per le attività dei docenti sono
definiti dall’art. 88 del CCNL.
Nel primo capoverso vengono riportati i parametri che definiscono
equità e qualificazione della spesa, in particolare, il principio del rispetto
del “ragionevole equilibrio tra le diverse componenti della retribuzione”
e quello di “evitare una preponderanza degli impegni aggiuntivi
rispetto a quelli ordinari”
. Il Fondo d’istituito va utilizzato,
quindi, per favorire la “flessibilità nella didattica” e
istituire “ore aggiuntive, di recupero e potenziamento”.
Inoltre, l’articolo chiarisce inequivocabilmente quali
attività si possono retribuire in sede di contrattazione, attività che devono
essere “in correlazione con il P.O.F., su delibera del Consiglio di
circolo o d’istituto, il quale, a tal fine, acquisisce la delibera del Collegio
dei docenti”.
Questo punto elimina la discrezionalità del dirigente
nel retribuire arbitrariamente alcuni docenti e definisce quali attività e
compensi possono essere oggetto di contrattazione.
Quindi le risorse economiche riguardanti le singole istituzioni scolastiche
sono :
-il fondo di istituto
– le funzioni obiettivo
– il fondo per il personale ATA previsto
nell’art. 47 del CCNL
– le risorse per l’aggiornamento
-fondo per aree  a rischio
-Incarichi di particolare responsabilità,
rischio o disagio del personale ATA (art. 47 CCNL)
-Risorse complementari per attività di
educazione fisica (art. 87 CCNL)
-Risorse derivanti da finanziamenti di
progetti UE (PON)
-Risorse L. 440/97 sostegno all’autonomia
Tutte le risorse non FIS sono identificate
come MOF (miglioramento Offerta Formativa ) e non sono contrattabili e lo sono
parzialmente
Con il FIS si retribuiscono secondo quanto
riportato nell’art. 88 del CCNL  :
-Flessibilità didattica ed organizzativa
(art. 86 ,a )
-Attività aggiuntive d’insegnamento (art.
86,b)
-Attività aggiuntive funzionali
all’insegnamento oltre le 40 ore (art. 86, c)
-Collaboratori del Dirigente
-Ore aggiuntive di Tutor per Tirocinio
Didattico (art. 41)
-Ore eccedenti ed intensificazione
personale ATA (art 86 d e art. 50)
L’importo complessivo per ogni Istituzione
viene determinato secondo parametri standard riportati in un ‘apposita sequenza
contrattuale .
Il FIS 
avrebbe dovuto  rappresentare  un mezzo , seppur transitorio , per
compensare situazioni di impegno lavorativo differenziato ,relativamente
all’attuazione dell’Autonomia Scolastica nelle diverse realtà scolastiche , per
il tramite della Contrattazione d’Istituto .
Avrebbe dovuto essere un ulteriore  strumento di democrazia diretta  che andava ad affiancare e supportare gli
altri strumenti di gestione democratica della scuola  ma che di fatto  è stato  un ulteriore fallimento così come per gli
Organi Collegiali .
La contrattazione integrativa  si è rilevato  un altro strumento a servizio della Dirigenza
e della sua Corte e a loro uso e consumo .
In molte Scuole probabilmente i lavoratori
non si accorgono nemmeno della loro presenza o dell’esistenza di una RSU ;
lavoro volontario non retribuito ed ingrato che spesso diventa preda di chi già
fa parte dell’orbita del potere del D:S. e andrà a spartire il FIS  e il MOF come un bottino depredato da
occultare ai più .
Ma anche in Istituti dove esiste una RSU
in buona fede i componenti si sottopongono supini alle volontà del Dirigente
subendone  l’influsso per ignava o per
non perfetta conoscenza delle norme o per timori gerarchici  .
La contrattazione per remunerare  con la maggior parte delle risorse solo pochi
“eletti” e sempre loro “soliti noti”  ,
nonostante le risorse siano sempre meno , e lasciando alla più vasta platea di
docenti e personale ATA solo le briciole e spesso nemmeno quelle perchè gli
incarichi disponibili non vengono pubblicizzati ed ecco che si concentrano in
pochi personaggi che , trascurando gli impegni didattici istituzionali ,  cumulano incarichi su incarichi raggiungendo
cifre raguardevoli , sopravvalutando pochi e svalutando tutti gli altri;  sminuendo anche il significato di “merito” e
“professionalità” e trascurando di compensare ed incentivare  il vero impegno didattico . 
Ed ecco che ci ritroviamo ,sovente, in
scuole gestite come “aziende a conduzione familiare “ in cui prevale
l’interesse privatistico e personale  in
cui prevale il libero arbitrio piuttosto che il rispetto delle regole che
vengono scavalcate con  non curanza e
senza rispetto per gli altri e dove la RSU è più simile ad un club privato o ad
un semplice quanto inutile adempimento 
burocratico e trasformando la contrattazione in una farsa .
Ma anche nelle migliori delle ipotesi e
cioè lì dove la RSU abbia le più sane intenzioni ci si ritrova spesso a
controbattere l’arrogante potere del D.S. e a subirne in modo inerme le volontà
non avendo altri strumenti per opporsi . Insomma una democrazia zoppa e incompiuta
che non possiede armi per essere attuata in opposizione ad un potere invadente che
può essere mitigato solo da una 
controparte illuminata.
Se è vero che la scuola rappresenta un
modello in scala   della società  è evidente che nella scuola italiana vengono
riprodotte le stesse logiche e dinamiche relazionali fatte di  procedure poco chiare , trasparenti e
condivise  nonostante le normative sulla
trasparenza, pubblicità degli atti  e
sulla gestione democratica che dovrebbero comunque essere alla base di una
società compiutamente democratica . Ci ritroviamo invece sempre con le solite  logiche di potere messe in atto da parte delle
Dirigenze che continuano a considerare il loro ruolo più consono ad una
gerarchia burocratico- militare , retaggio di un passato non troppo lontano, piuttosto
che ad una reale attività di leader riconosciuto ed accettato che governa senza
imposizioni autoritarie  ed arroganti
oppressioni  .
  A
tutto questo si aggiunga che  il  FIS oltre a sottopagare ,con compensi da
bassa manovalanza,  attività  che comunque 
docenti e non docenti svolgono ,a prescindere ,andando ben oltre a
quanto dovuto, induce il personale scolastico a delle meschine “guerre tra
poveri”  distraendo e distogliendo
risorse e volontà dai veri problemi e dal reale buon funzionamento della scuola
e creando ulteriori disparità , ingiustizie e notevoli tensioni interne con
conseguente conflittualità.
   Sarebbe
giusto ed opportuno eliminare il FIS che da strumento valorizzazione delle
risorse umane  è diventato mezzo di
ingiustizia e di disagio che affossa le iniziative migliori  esaltando l’arrivismo , la piaggeria e il
servilismo  e  facendo confluire nel Contratto Collettivo
tutte le possibili attività  attraverso  la definizione di un tempo scuola , non
vincolandolo alle sole  teoriche,
forvianti e riduttive ore d’insegnamento e indicando esattamente gli importi
,per ulteriori e meglio specificate attivate 
al fine di evitare il libero arbitrio e le libere interpretazioni;
considerando anche che la contrattazione d’istituto , applicata in
particolare  ai docenti , contiene in
sé  una ambiguità che è l’assimilazione
di ente pubblico ad un’azienda privata   per cui il dirigente scolastico diventa per
impropria analogia il datore di lavoro e di conseguenza anche gli insegnanti
vengono percepiti giuridicamente come operai al servizio della dirigenza .

                                                                                                
  Pietro Trematore
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