Francesco De Sanctis. Saggio di René Wellek sulla Storia della Letteratura – di Carlo Zacco

Introduzione
di René Wellek
 

La dialettica.

Nel modo di ragionare di De Sanctis ogni oggetto di osservazione non viene mai
visto come un corpo statico ed inerte, ma sempre come un corpo vivo in movimento
e in continua mutazione. In particolare nella storia si manifestano due modalità
di ragionamento dialettico, una quando si osservano a) le relazioni tra più
elementi
nel loro divenire storico, un’altra quando si riflette b) su un
singolo elemento
.
a) nel divenire: ogni nuovo
elemento viene introdotto sempre mettendo in luce gli elementi che lo
differenziano con ciò che immediatamente lo precede; nel contempo l’elemento
precedente viene sempre rivalutato alla luce di ciò che lo segue.
b) in ogni tesi è presente la
sua antitesi: in ogni elemento visto singolarmente è sempre presente parte del
suo opposto, come se ogni cosa non fosse mai costituita di una sola sostanza, ma
sempre di una sostanza maggioritaria, e del suo opposto.

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• I precedenti.

Nel XIX secolo De
Sanctis per la prima volta scrive una storia letteraria che è allo stesso tempo
storia e letteratura, prima di lui si sono scritte opere che, o non erano
storie,
o non erano letterarie.

Girolamo Tiraboschi.
La sua, come quella di
Juan Andrés è una vastissima compilazione di dati, una miniera di fatti che è
molto lontana dalla visione storica di De Sanctis.

Cantù.

La sua è una storia
orientata, e il suo unico metro di giudizio è la maggiore o minore moralità
cristiana degli autori.

• La sintesi desanctissiana.
Quelle
immediatamente precedenti furono più che altro delle storie delle idee, De
Sanctis è stato il primo a fondere nella sua storia due questioni fondamentali:
 
1) la direttiva
storica:
la concezione della storia come un percorso, uno sviluppo
strettamente collegato allo sviluppo delle idee della nazione. In generale
questo percorso è segnato, non senza qualche forzatura, da una progressiva
secolarizzazione della letteratura, da un abbandono cioè del trascendente a
favore della natura e del reale.
Non è chiaro nemmeno a De
Sanctis che cosa sia a guidare questo processo a volte è a) una generica
coscienza
che guida i poeti ad adeguarsi ad essa; altre volte è b) lo
spirito del tempo
a giustificare il modo di essere di un autore;
altre ancora c) chiama in causa eventi storici politici.
 
2) il giudizio critico
strettamente personale: elemento essenziale per capire la Storia; e in
questo giudizio critico è determinante la sua concezione di Uomo totale:
l’uomo cioè che ha saputo sviluppare in massimo grado e in assoluta sintesi
tutte le sue virtù intellettuali, poetiche, artistiche, morali, spirituali,
crative.
Democrazia. Un
problema è anche quello del rapporto tra classi sociali che porta De Sanctis
denunciare il baratro tra classi sociali che troppo spesso a caratterizzato la
nostra letteratura e quindi a svalutare le forme troppo apertamente erudite.
 
Gli autori. Ciò che
occorre domandarsi ogni volta che si osserva come De Sanctis valuta un autore è:
tale o tal altro autore riflette l’ideale di uomo totale? Esprime egli un
umanità piena?
 

Dante.


Pregi: è uomo totale. Ha
fede, sincerità, forza morale, cultura, saggezza, una percezione del reale e
dell’ideale.
• Limiti: ha troppa fede in
una concezione sbagliata della vita, crede di più nello spirito che nel corpo,
sopravvaluta l’allegoria alla rappresentazione del reale.
• Conflitto continuo tra uomo
e poeta; tra ragione e fantasia; tra figura e figurato.
 

Petrarca.
E’ uomo diviso: l’uomo totale
con Petr. si divide. Petrarca soffre di una forte laceraione interiore dovuta ad
una sintesi tra uomo ed artista che non ha avuto luogo.
• Pregi: da un lato abbiamo
l’artista che cerca e trova la perfezione nella forma, così finita, sicura,
chiata, coerente; Petrarca ritrova una profondissima dimensione interiore, e la
rappresenza scrutandola nei minimi dettagli. Il canzoniere è un occasione per
scrutare non solo le profonde piege della sua anima, ma anche di descrivere la
sua donna: non più allegoria, ma donna vera, reale.
• Limiti: dall’altro un
contenuto debole e contraddittorio. La forma esteriore è vuota e formalistica,
senza un contenuto forte.
 

Boccaccio
La scissione interiore
aumenta: se Petrarca è uomo diviso, in Boccaccio l’uomo è inferiore all’artista.
• Pregi: sparisce
l’assolutismo, la provvidenza, lo spiritualismo, per lasciare spazio al reale,
alla natura.
• Limiti: se da un lato il
reale viene riabilitato, sparisce la profondità di pensiero e l’estasi della
poesia precedente; e questo svuota la letteratura di contenuti solidi.
 

Rinascimento
In netta controtendenza De
Sanctis condanna il rinascimento come età della pura forma e del puro piacere
superficiale e disinteressato. Non è colpa del latino: se gli italiani avessero
avuto qualcosa da dire, lo avrebbero fatto in latino. Il popolo non emerge, il
popolo non c’è. Del resto questa situazione trova il suo esatto corrispettivo
nella politica in cui l’Italia è sempre più governata da stranieri.
 

Ariosto
• Pregi: Grande capolavoro
italiano dopo la commedia. Ariosto sa stare sopra al mondo, sa dominare il suo
mondo con assoluta padronanza, con ironia, senza mistificazioni. Cammina verso
il moderno e si allontana sempre di più dal medioevo.
• Limiti: anche lui è vuoto
interiormente, senza valori, senza amore, senza ideali. E’ tutto orientato verso
la forma e dunque anche la sua letteratura è vuota, in cui ride di tutto, senza
appassionarsi mai.
 

Tasso
Come Petrarca è diviso: la
sua fede non è convincente; la sua religione non è realmente sentita ma è
soltanto letteraria;  la divisione si riflette in poesia: mentre cerca l’epica,
trova il lirico; mentre cerca il reale trova il fantastico.  E’ tuttavia
l’ultimo grande poeta italiano.
 

Metastasio
Pregi: Come per Ariosto ne
apprezza la grandissima maestria artistica. Stranamente De Sanctis apprezza la
sua eccezionale popolarità: paradossalmente il suo eccesso di popolarità diviene
positivo, perché è del tutto inusuale che la poesia di un artista riesca a
penetrare così a fondo nella coscienza di un paese.
 

Cambio di direzione
Giunto a questo punto, avendo
poco tempo, poco spazio a disposizione, e non potendo aggiungere un terzo
volume, De Sanctis modifica il suo modo di procedere: non più un capitolo per
ogni opera, o autore come ha fatto fin ora, ma due grandi capitoli dedicati allo
sviluppo del pensiero filosofico e scientifico in Italia: se fino ad allora la
letteratura aveva seguito una linea discendente da Dante fino a Metastasio, De
Sanctis nota invece che dal cinquecento in poi il pensiero italiano aveva dato
luogo ad una continua crescita, traccia così una storia del pensiero critico da
Machiavelli ai giorni nostri.
 

Machiavelli
De Sanctis risale indietro
fino a Machiavelli che considera come il primo grande pensatore moderno, colui
che innaugura un nuovo modo di concepire il mondo, lo stato, la nazione,
governato dalla ragione dell’uomo e non da forze esterne. Machiavelli è
precursore di Hegel nella sua concezione della storia, e in confronto a
Machiavelli, Guicciardini è considerato un utilitarsta, tutto volto alla cura
del ‘particulare’.
 

La nuova scienza
E’ una vera e propria storia
della filosofia, o meglio del pensiero critico italiano: metafisico,
cosmologico, sociale, storico. De Sanctis stesso dichiara, parlando di G.Bruno
che non intende tracciare una storia della filosofia, ma reputa opportuno
parlare di quegli uomini che hanno prestato il loro contributo al progresso
dell’umanità. Così parla di quelli che hanno accompagnato l’Itlaia a fare propri
i principi dell’empirismo, lasciandosi alle spalle il razionalismo aristotelico
e quello dogmatico.
L’empirismo (dal greco εμπειρια – esperienza) è la corrente filosofica,
nata nel Seicento in Inghilterra, secondo cui la conoscenza umana deriva
esclusivamente dai sensi o dall’esperienza
. I maggiori esponenti
dell’empirismo anglo-sassone furono John Locke,
George
Berkeley, e David Hume:
costoro negavano che gli esseri umani abbiano idee innate, o che qualcosa sia
conoscibile a prescindere dall’esperienza.
L’empirismo si sviluppò in contrapposizione al razionalismo, corrente
filosofica il cui esponente principale è stato Cartesio. Secondo i
razionalisti, la filosofia dovrebbe essere condotta tramite l’introspezione e il
ragionamento deduttivo a priori. Secondo gli empiristi, invece, si
considera alla base del metodo scientifico l’idea che le nostre teorie
dovrebbero essere fondate sull’osservazione del mondo piuttosto che sull’intuito
o sulla fede.
 

La nuova letteratura
Inizia qui una rapida
carrellata sulla storia della letteratura del sette e ottocento. Goldoni
è considerato il Galileo della nuova letteratura per aver restituito alla parola
il suo legame con la realtà: gli mancano però sia un dimensione interiore,
indispensabile per il dramma, sia un coscienza critica forte. Con Parini
riasce l’uomo totale: perfetta congiunzione di intelletto ed atto che si
rispecchia in una poesia di grande spessore nel contenuto, anche se l’uomo vale
più dell’artista. Un discorso simile è dedicato ad Alfieri: apprezzato
per la natura ardente, il patriottismo, l’odio per la tirannide, ma non uomo
completo perché «cuore pieno e mente ignuda», ovvero gli mancava la ‘scienza
della vita’. Monti viene considerato incompleto per mancanza di carattere
ed impulso morale; persino Foscolo viene apprezzato solo per i Sepolcri,
dove viene affermata la coscienza dell’uomo nuovo. Ed ecco Manzoni:
finalmente un uomo completo, nelle sue opere, Inni sacri, Cinque Maggio,
Promessi sposi, la nuova letteratura rinasce veramente. Leopardi
annuncia, con il suo setticismo, la morte definitiva di quel mondo teologico
metafisico ed innaugura l’ingresso dell’arido vero e del reale.
 

Il Realismo
Due sono le concezioni del
realismo, o meglio del «reale»:
a) imitazione della natura
secondo il canone classico in opposizione con la declamazione retorica: «res,
non verba».
b) espressione della storia,
della natura.

De Sanctis applica
l’aggettivo reali ad autori molto diversi tra loro. da Cavalcanti a Manzoni,
intendendo per tutti che si tratta di autori vivi e concreti, che non coltivano
la pura immaginazione, o il culto della forma, l’allegoria, o l’immaginazione
fine a sé stessa. Rifiuta però il termine verismo: vero non è solo il reale, ma
anche l’ideale; il verismo è un concetto chiuso di un destino che si avvita su
sé stesso, senza via di scampo, il realismo di De Sanctis tiene sempre presente
lo spirito del mondo, una forza interna, che dà luogo anche a rivoluzioni e
cambiamenti.