Giulio Andreotti: ecco perché mancherà l’ironia dalla politica

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Da sempre, ho apprezzato, fra i vari testi di letteratura che mi è capitato
di leggere, quelli particolarmente ricchi di ironia, come quelli di Svevo,
Calvino o Manzoni, per restare nell’ambito della letteratura italiana, mia
materia principale di studio. Questa stessa qualità la ritrovavo nelle
dichiarazioni di Giulio Andreotti, e non l’ho più ritrovata fra i politici
della nuova repubblica. Secondo me quell’ironia non dimostrava trascuratezza, ma capacità di saper ridere degli altri e di sé, autoironia, spesso, qualità che qualcuno dovrebbe imparare, ed in questo modo forse colpirebbe molto più che con l’indignazione. Anche il senso dello Stato mi sembra che manchi,
soprattutto in quelli che, magari a ragione criticano i politici, ma poi, una volta
eletti e, di fatto, diventati tali, antepongono la loro facciata di polemici,
al bene della Nazione. Ecco un altro motivo che mi fa rimpiangere Giulio Andreotti:
il fatto che io lo ritenga erede di De Gasperi, cioè erede di un modo di
pensare la politica che non si ferma al contingente, ma ha uno sguardo più
ampio, che vede avanti nell’interesse della gente, poi, perché credo che
nessuno come Alcide De Gasperi abbia aiutato gli italiani a crescere nel
benessere e nel consesso internazionale. Io non so Andreotti è andato nella
tomba con dei segreti: come ha detto Franco Marini ieri sera, spero di no, ma
una cosa è certa: adesso questo è l’ultimo dei problemi. Il vero problema è raccogliere
il suo insegnamento
, realizzato all’epoca per esempio del governo del 1976, per il bene del paese, a fare, e non a dividerci.
Luigi Gaudio
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