Gli spazi nell’opera Il paradiso perduto di John Milton

Gli spazi nell’opera Il paradiso perduto di John Milton

I tre spazi “non temporanei” ove si svolge l’azione sono l’Eden, l’inferno e il paradiso celeste, ma per via di cose solo uno è descritto dettagliatamente e questo è l’Eden.

Innanzitutto la sua posizione geografica: Milton ci dice precisamente dov’è situato l’Eden ovvero in quella zona di transizione tra l’Europa, l’Asia e l’Africa e che fu la culla dell’umanità secondo la storia. Ed infatti non è pensabile che una volta cacciati dal paradiso terrestre i due uomini si fossero allontanati dall’altro capo del mondo; quindi Milton dà pure una precisazione storica della posizione dell’Eden. A me personalmente sovvenne che sempre in quella regione vennero a formarsi tutte le massime religioni monoteiste, ispirate più o meno alla stessa maniera: forse Milton voleva anche dirci che proprio lì sta il crogiuolo di tutte le attività psichiche dell’uomo, intendendo per attività psichica quella della teologia e della storia dell’uomo?

Parte del quarto libro è riservata alla descrizione dell’aspetto fisico dell’Eden; esso inizia fin dal verso 131: … con un verde recinto così simile a un tumulo agreste / incorona la vetta di una boscaglia precipite / i cui fianchi villosi di bizzarra, intricata, selvaggia / vegetazione negavano ogni accesso e più in alto […] Crescevano/ il cedro, il pino e l’abete, la palma / che si dirama fronzuta, una scena silvestre, / e come ombra grado a grado ascendono/ si direbbe un grande, solenne teatro boschivo […]. E il sole vi imprimeva i suoi raggi più lieto/ che sulla bella nuvola serale, o sull’umido arco, / dopo che Dio ha rovesciato la pioggia sulla terra; / così quel paesaggio si presentava piacevole. E così avanti fino al verso 177.

L’Eden è un giardino circoscritto. È un paesaggio naturale –non esistendo ancora i presupposti per la nascita delle tecniche di sopravvivenza- mantenuto in ordine –più volte Adamo ed Eva usano questo termine descrivendo il lavoro che sono tenuti a fare- con metodi tradizionali.

La vita scorre nell’armonia tra le bestie e bestie e tra le bestie e l’essere umano: Giocavano / balzando attorno a loro le bestie della terra, che poi / si sarebbero fatte feroci, costrette ad abitare / in foreste o deserti, nei boschi o nelle tane. / Il leone rampava giocoso, cullando il capretto / tra le sue zampe; e gli orsi, le tigri, le linci, i leopardi / saltellavano tutti davanti a loro… versi 340-345 e più avanti.

La fine dell’Eden è quando Dio fa scacciare gli uomini e pone Michele e altri cherubini a guardia di esso.

Inferno

            L’inferno è descrivibile in poche parole: è un luogo chiuso preparato da Dio apposta per gli angeli ribelli situato nel Caos. Esso si trova dalla parte opposta all’Eden e le sue porte sono vigilate da Morte e Colpa. È un deserto brullo e ardente, dal suolo del quale si sprigionano gas corrosivi che rendono gravosa la vita.

La visione dell’Inferno non si discosta poi molto da quella stereotipata di fuoco e fiamme. In mezzo all’inferno sorge un vulcano alle falde del quale i demoni costruiscono il Pandemonio dorato per rivaleggiare con la ricchezza celeste, ma compiono un grave errore: il loro palazzo è sì d’oro, ma vuoto e volgare, al contrario della delicatezza del Paradiso.

Blue Devil