I mali della scuola? Disubbidienza e superficialità

L’orientamento della scuola pubblica é stato riformato, da decenni.
La conoscenza é diventata “strumento e occasione” per progettare percorsi d’apprendimento: agenti di cambiamento stabile dei comportamenti intellettivi e operativi degli studenti.
Nel 2003 la legge ha precisato il nuovo traguardo: “Raggiungere elevati livelli culturali e di sviluppare le capacità e le competenze, attraverso conoscenze e abilità, generali e specifiche”. Da cui la certificazione delle competenze al termine della primaria, della secondaria di primo grado e del biennio di quella di secondo grado.

Un intervento normativo strategico che non ha prodotto gli effetti attesi, per un duplice ordine di motivi.

Il primo riguarda i docenti che sono rimasti abbarbicati nella tradizionale didattica, infarcita dai capitoli dei libri di testo: la progettualità non è praticata, tranne che in alcune oasi. Una resistenza al cambiamento e ai vincoli posti della legge, una disobbedienza favorita dalla struttura organizzativa delle scuole, che è illegittima, inadeguata, arcaica.

Il secondo motivo riguarda l’interpretazione delle norme, un aspetto che merita d’essere sgrossato.
La lettura della definizione ufficiale di competenza consente di circoscrivere lo spazio generativo dell’innovazione mancata: “Comprovata capacità di utilizzare conoscenze, abilità e capacità personali, sociali e/o metodologiche, in situazioni di lavoro o di studio e nello sviluppo professionale e personale” [Parlamento Europeo – maggio 2008].
Notevole è la sua sovrapponibilità con la legge del 2003: le capacità prefigurano la meta, le conoscenze e le abilità sono gli strumenti per il relativo conseguimento.

Le scuole non hanno percorso il nuovo itinerario educativo: hanno soppresso la categoria “capacità”; un’assenza che ha eretto uno sbarramento al cambiamento e alla collegialità.

Un’assenza dovuta all’errato destinatario della definizione europea che, per sua natura, era diretta al SISTEMA SCUOLA, non al singolo docente. Un errore che ha prodotto l’eliminazione delle competenze generali: il campo formativo è stato ristretto alle sole competenze specifiche.
Anche il richiamo alle capacità metodologiche possiede una straordinaria carica innovativa, che però non è stata valorizzata: i metodi di ricerca, propri delle discipline, sono palestre, sono laboratori in cui si affinano le qualità dei giovani. Si tratta di un indirizzo cardine: i processi con cui le capacità si manifestano sono analoghi a quelli che si sviluppano risolvendo i problemi disciplinari. L’opportunità didattica è stata trascurata, nonostante sia stata rinforzata dal ministero che ha indirizzato le commissioni dell’esame di Stato a soppesare la “Acquisizione dei contenuti e dei metodi delle diverse discipline del curricolo”.

A completamento, a titolo esemplificativo, si trascrive un sottoinsieme di capacità, il campo operativo del Collegio dei docenti che “Programma l’azione educativa”: Analizzare, Applicare, Argomentare/Giustificare, Comunicare, Comprendere, Decidere/Scegliere, Generalizzare, Interpretare, Memorizzare, Modellare, Progettare, Relativizzare, Riconoscere, Ristrutturare, Sintetizzare, Sistematizzare, Trasferire, Valutare.