Site icon Portale Scolastico | Atuttascuola

IL CREPUSCOLARISMO – Il primo Novecento letterario

Libri-di-testo

Il crepuscolarismo

→ metafora del crepuscolo: spegnimento dove predominano toni smorzati e il sentimento della malinconia

→ indica un atteggiamento spirituale, un campo dell’immaginario poetico più che un preciso gruppo di autori

  1. Piemontese
  2. Emiliano-romagnola
  3. Romana
  • Poetica: consapevolezza della lateralità e marginalità della poesia nella società borghese capitalistica
  • → conseguenza: non il tentativo estremo di riscatto attraverso l’autoesaltazione (d’Annunzio), ma l’accettazione

         della banalità quotidiana ora con ironia ora con malinconia → la poesia delle piccole cose

    → la quotidianità era stata descritto già prima dalla poesia realistica della tarda Scapigliatura e da Pascoli, ma i

         crepuscolari a differenza loro non investono di valori simbolici gli oggetti quotidiani

    → difesa di un microcosmo volutamente al di sotto di quanto richiederebbe l’attiva società primonovecentesca

    → ai loro occhi d’Annunzio è sommo esempio di falsità morale e artistica

    1. Sergio Corazzini (1886-1907)

    Morto giovanissimo di tubercolosi

    Piccolo libro inutile (1906): prevale il sentimento doloroso dell’impossibilità di fare poesia; rivendicazione di una sincerità che porta al rifiuto degli artifici retorici

    Metrica semplificata: strofe di endecasillabi o settenari, sonetti, componimenti a schema libero

    Uso linguistico-stilistico medio: privo di punte o preziosismi

    1. Corrado Govoni (1884-1965) e Marino Moretti (1885-1979)

    Poeti di area emiliano-romagnola

    Scelta del catalogo: prevale l’elencazione monotona di oggetti e di situazioni prive di rilevanza

    Moretti, Poesie scritte col lapis (1910): predomina invece la sottolineatura del vuoto esistenziale, per cui la poesia ha la funzione di dire il “niente da dire” ormai rimasto ai poeti

    1. Guido Gozzano (1883-1916)

    Poeta dell’area piemontese

    Ripropone temi già visti in chiave ironica→ demistifica così il sublime simbolistico-decadente (d’Annunzio)

    Rifiuta di atteggiarsi a “gabrieldannunziano”, è invece “un coso a due gambe / detto guidogozzano”

    → abbassamento del nome proprio a nome comune → posizione opposta del sublime “io” dannunziano

    → si trasforma a “coso”: metamorfosi dell’inetto-clown-buffone

    → nello stesso tempo mette in ridicolo la falsità delle posizioni superomistiche allora in voga

    Poetica antisublime (o sublime dal basso)

    Stile e metrica corrosiva: riprende i versi tradizionali trattandoli però con voluta libertà

    Tema dell’eros: del tutto evitato o bloccato sul nascere (per viltà dell’io-poeta in Invernale) o solo ipotizzato in rapporto a donne irraggiungibili (Cocotte e L’amica di Nonna Speranza) o ridotto ad avventura prosaica con modeste servette (Signorina Felicita e Elogio degli amori ancillari)

    Tentazione all’annullamento nichilistico: impedisce ogni azione, non porta al suicidio solo in virtù di un distacco ironico o un fatalismo (“E vive. Un giorno è nato. Un giorno morirà.” Totò Merumeni)

    Exit mobile version