Il male della scuola? L’assenza della cultura dell’organizzazione – di Enrico Maranzana

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La ministra Fedeli ritiene che la continuità didattica facilitata
dalla legge 107/2015 sia la via maestra per il miglioramento del servizio
scolastico.
Un assunto condiviso dai politici e dai mezzi di comunicazione.

Un
inequivocabile sintomo di una stantia concezione dell’istituzione scolastica.

La barra del timone della gestione, per la dinamicità e la complessità
del mondo contemporaneo e l’imprevedibile evoluzione del sapere, punta verso la
crescita delle qualità individuali degli studenti: dovranno essere in grado d’interagire
con l’ignoto.

Ecco perché l’attuale finalità del sistema é lo sviluppo di
capacità e di competenze: la conoscenza non è più la sua finalità, é il mezzo
per la loro promozione.

La nuova finalizzazione ha fatto esplodere la dimensione del
problema scolastico:

·       
La conoscenza e i libri di
testo, circoscrivendo l’ambito d’intervento, fornivano certezze e sicurezza, definivano
l’output di sistema, specificavano la responsabilità dei singoli insegnanti;

·       
La progettazione di processi
d’apprendimento, mirati alla promozione di capacità e di competenze, ha dilatato
le responsabilità dell’istituzione scolastica e l’ha collocata nel campo della
ricerca educativa.

Collegialmente
si ipotizzano e si formulano strategie, nodo d’ingresso alla progettazione e alla
gestione di unità d’apprendimento. Queste sono finalizzate alla conquista sia dei
traguardi di sistema, sia di quelli delle diverse discipline.

La collocazione della scuola nel campo della ricerca educativa,
la cui sostanza è la progettazione, risale agli anni 70 del secolo scorso: s’identifica
la finalità, si scompone in obiettivi, si formulano ipotesi, si gestiscono
strategie, si ottengono risultati, si capitalizzano gli scostamenti risultati
attesi-risultati ottenuti.

Nel 1974 è
stata introdotta una struttura decisionale i cui organismi, per onorare il mandato
costitutivo, agivano in conformità della prassi sopraindicata; mandato che nel
1999 è stato sintetizzato: “Progettazione
e attuazione di interventi di educazione, formazione, istruzione
”.

La progettazione formativa riguarda
il rapporto scuola-società: quali competenze generali1 deve essere
in grado di esibire lo studente al termine del suo percorso scolastico?

La progettazione educativa
riguarda il consolidamento e lo sviluppo delle capacità
2 sottese alle competenze generali.

La progettazione dell’istruzione riguarda l’adeguamento delle capacità, oggetto della
progettazione educativa, alla specificità degli studenti delle diverse classi.

La progettazione dell’insegnamento, l’ideazione di unità d’apprendimento costituisce il momento
esecutivo. Un’attività complicata e impegnativa: il duplice livello di
obiettivi preclude la possibilità d’una sua assegnazione ad un singolo
insegnante.

L’onere di realizzare le
unità d’apprendimento sarà dato ai dipartimenti disciplinari.

La dichiarazione delle
capacità sollecitate e delle competenze specifiche stimolate caratterizzerà
l’inizio del lavoro di progettazione: sarà riportata sulla parte iniziale d’una
scheda di programmazione.

Per assicurare la
convergenza degli obiettivi delle schede di programmazione redatte dai diversi dipartimenti,
sarà istituita una commissione, sottordinata al Collegio dei Docenti, per
indirizzare e coordinare i lavori dei dipartimenti disciplinari.

Commissione che avrà anche
il compito di ideare prove comuni a tutte le classi di pari livello per “
valutare periodicamente l’andamento
complessivo dell’azione didattica per verificarne l’efficacia in rapporto agli
orientamenti e agli obiettivi programmati, proponendo, ove necessario,
opportune misure per il miglioramento dell’attività scolastica3
”,
misure da sottoporre al Collegio.

I dipartimenti
disciplinari, ricevuto il benestare dalla commissione indirizzo-coordinamento-
valutazione, realizzano il materiale didattico, comprensivo delle prove di
controllo di fine attività: i docenti le proporranno ai loro studenti.

L’analisi degli esiti
delle prove finali di tutte le classi, consentirà al dipartimento di validare/migliorare
la produzione.

La struttura organizzativa
prefigurata consente di superare un’anomalia della scuola: la coincidenza della
figura/funzione del controllore con quella del controllato
.

I voti assegnati dagli insegnanti
esprimono il giudizio sulle prestazioni degli studenti ma, sintetizzati, sono il
parametro di valutazione sia del lavoro del docente, sia del sistema scuola.

La progressione dei lavori illustrata
prevede sia un controllo volto a guidare, confermare e ri-orientare lo studente
[valutazione formativa], sia la rilevazione del grado di conseguimento delle competenze
specifiche, accertamento con finalità amministrative  [valutazione sommativa].

Per riportare alla normalità la gestione
scolastica sarebbe sufficiente assegnare a soggetti diversi le due modalità valutative:
attribuire al docente il monitoraggio dei processi d’apprendimento mentre la
misurazione dei livelli di competenza potrebbe essere assegnata a un organismo
alle dipendenze dei dipartimenti disciplinari.

In rete sono visibili:

un’unita didattica con
scheda di programmazione:
Laboratorio
di matematica: Pitagora
1 I regolamenti di riordino del 2010 contengono ampi repertori di
capacità e di competenze generali. Si veda ad esempio 
Il
profilo culturale, educativo e professionale dei Licei
.

2 Se ne trascrive un sottoinsieme: Analizzare   Applicare Argomentare/Giustificare   Comunicare 
Comprendere    Decidere/Scegliere  Generalizzare   Interpretare    Memorizzare    Modellare   
Progettare   Relativizzare   Riconoscere    Ristrutturare   Sintetizzare    Sistematizzare   Trasferire  
Valutare.

3 TU
297/94 art. 7, comma 2, lettera d

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