il ministro Bianchi lavora per l’innovazione

Il ministro Patrizio Bianchi, presentando le linee programmatiche del dicastero dell’istruzione, ha annunciato la rivisitazione dell’organizzazione del servizio scolastico, ivi compreso quello locale: “Bisogna superare la struttura militar fordista, caratteristica delle gabbie del novecento”.

La motivazione del cambiamento si può cogliere soppesando gli aggettivi: “militar” evoca le strutture gerarchiche, “fordista” richiama la parcellizzazione dei processi produttivi introdotta da Taylor.

Per contrapposizione ne deriva la direzione del rinnovamento: collegialità  e coordinamento sono le sue leve.

La finalità  del sistema educativo, che corrisponde alla formazione di soggetti capaci d’interagire con ambienti in vorticoso e imprevedibile cambiamento, giustifica la scelta ministeriale. I programmi e i libri di testo non scandiranno più i tempi dei lavori di classe. Saranno “la progettazione formativa, quella educativa e dell’istruzione”, che sostanziano l’autonomia delle istituzioni scolastiche, a guidare il lavoro dei docenti.

Non si tratta di una vera rivoluzione: la trasmissione della conoscenza è solo un aspetto dell’attività  docente il cui lavoro, da sempre, tende a potenziare e a consolidare le capacità  e le abilità  dei giovani, a forgiare i loro comportamenti. Attività  finora svolte individualmente, non concordate e non documentate.

Ecco emergere la strategia per l’innovazione attesa: tutti gli organismi collegiali devono dichiarare, pubblicizzandoli, i traguardi da perseguire espressi in modo che siano controllabili e misurabili.
In particolare. I singoli docenti dovranno predisporre unità  d’apprendimento da gestire in classe, sia per onorare il mandato ricevuto dal Consiglio di classe, sia per trasmettere una precisa immagine della disciplina di pertinenza. La documentazione della progettazione didattica degli insegnanti rappresenta un significativo e razionale miglioramento dell’amministrazione scolastica perché, finora, la scuola non ha avuto memoria di quanto i docenti pensionati hanno fatto nel corso della loro carriera.