Il principio dell’anonimato non si tocca

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Qualcuno vorrebbe farci tornare indietro di anni, se non di decenni? Chi si è dimenticata l’epoca in cui i concorsi erano vinti dai “soliti noti”? Certamente i tribunali su tutto possono transigere, tranne su questo, e giustamente. Il principio dell’anonimato è garantito nei concorsi pubblici sin dalla dinastia cinese dei Ming, come a dire, da quando esiste la civiltà: prima, la barbarie.

Attenzione! Con questo non voglio dire che questo o quest’altro idoneo ad un concorso sia un raccomandato, né voglio sminuire la fatica e lo studio di tanti miei colleghi bravi e meritevoli. Dico solo che, giustamente, i tribunali non possono prescindere da uno degli elementi-base del nostro diritto.

A testimonianza di questo, riporto un illuminante articolo dell’ADI sull’argomento e lo stralcio della sentenza N.4925/2007 del Consiglio di Stato del 2002 (di dieci anni fa, come a dire, non torniamo indietro di dieci anni!).

ADISCUOLA: LA MISURA E’ COLMA – Il TAR annulla il concorso a Dirigente Scolastico in Lombardia in pdf

Stralcio della sentenza N.4925/2007
Reg.Dec.
N. 736 Reg.Ric.
ANNO 2002
REPUBBLICA ITALIANA
IN NOME DEL POPOLO ITALIANO
Il Consiglio di Stato in sede giurisdizionale (Sezione Sesta)

omissis….

2.1.Come già statuito da questa Sezione nelle recentissime decisioni 22.2.2007 n. 943 e 19.3.2007 n. 1285, pronunciate in relazione ad analoghe controversie, dalle cui statuizioni il Collegio non intende discostarsi, la questione della violazione della regola dell’anonimato, che, nella specie, avrebbe dovuto essere applicata dalla Commissione esaminatrice nella prova pratica, la cui modalità di svolgimento è prevista dall’art. 5 del bando di concorso, non può essere risolta con il richiamo a principi giurisprudenziali, che sia il primo giudice sia l’appellata ritengono assolutamente univoci nel senso di richiedere il rispetto del principio dell’anonimato delle prove effettuate mediante l’elaborazione di uno scritto.
Non occorre ulteriormente specificare (e/o adattare al caso in esame) la portata del richiamato principio dell’anonimato delle prove scritte da valutare, la cui “cogenza” non può essere messa in discussione, giacché esso “assicura l’indipendenza di giudizio dell’organo valutativo” (Cons. St. Sez. V, n. 1071 del 2000). 
Gli interventi della giurisprudenza amministrativa in materia sono copiosi e si caratterizzano, fra l’altro, per una applicazione rigorosa e sempre più esplicita della regola dell’anonimato nelle procedure concorsuali nelle quali sia presente una prova scritta.
Nella decisione n. 1071/2000 della Sezione V del Consiglio di Stato (citata dal TAR, siccome espressione di un principio generale ed incondizionato), la struttura stessa della argomentazione è costruita in base alla considerazione che la redazione di un elaborato scritto debba essere anonima, anche in mancanza di una espressa previsione del bando che disciplina la procedura concorsuale.
Uno dei passi che detta decisione dedica alla inderogabilità della regola dell’anonimato descrive la ragione per cui è necessario che l’elaborato non sia immediatamente e chiaramente riferibile ad un concorrente: l’anonimato evita il rischio, anche potenziale, di condizionamenti esterni. 

omissis….

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