il problema della dirigenza scolastica

Il Ministero dell’istruzione sta redigendo il regolamento per il reclutamento dei dirigenti scolastici.
Dalle indicazioni presenti nella sezione “Diventare dirigenti” del sito ministeriale traspare l’inadeguatezza dei criteri selettivi. Tra questi:
• Organizzano l’attività scolastica secondo criteri di efficienza ed efficacia formative;
• Rispondono … dei risultati del servizio.
Inadeguatezza che traspare dal modello di scuola sotteso. Esso confligge con quello previsto dal Dlgs del 2009 sulla dirigenza pubblica, che è un’applicazione degli avanzamenti della dottrina dell’organizzazione. La norma afferma la necessità di “Rafforzare il principio di distinzione tra le funzioni di indirizzo e controllo spettanti agli organi di governo e le funzioni di gestione amministrativa spettanti alla dirigenza”.

I due modelli sono antitetici.
Nel primo il dirigente scolastico è un decisore, responsabile delle scelte che fa; nel secondo caso fa decidere: deve vincolare gli organi di governo al rispetto del mandato loro conferito. Egli è un funzionario dello Stato che, amministrando, deve garantire il rispetto della legge e dei regolamenti. Gli strumenti di cui dispone per la sua attività sono gli ordini del giorno di convocazione degli organismi collegiali.

La contrapposizione tra i due modelli nasce dalla diversa percezione del problema formativo/educativo che, nel secondo caso, è visto nella sua complessità: la dimensione del problema è determinata dalle numerosità delle variali in gioco e dalle loro interazioni.

E’ noto che per abbattere la complessità si procede per approssimazioni successive; si scompone il problema in sottoproblemi: alla progettazione formativa, segue la progettazione educativa, che indirizza la progettazione dell’istruzione per finire con la progettazione degli insegnamenti.

Il TU 297/94 è la guida.
• Il Consiglio di Circolo/di Istituto “Adotta gli indirizzi generali” per indicare i traguardi formativi che gli studenti devono conquistare per interagire positivamente con l’ambiente socio-culturale; “Ha potere deliberante” sia “per quanto concerne l’organizzazione e la programmazione della vita e dell’attività della scuola”, sia per i ”criteri generali per la programmazione educativa”.
• Il Collegio dei docenti “Cura la programmazione dell’azione educativa” e “Valuta periodicamente l’andamento complessivo dell’azione didattica per verificarne l’efficacia in rapporto agli orientamenti e agli obiettivi programmati, proponendo, ove necessario, opportune misure per il miglioramento dell’attività scolastica”.
• I Consigli di classe hanno competenze “relative alla realizzazione del coordinamento didattico e dei rapporti interdisciplinari”, competenze volte a uniformare gli insegnamenti orientandoli vero i traguardi elaborati dal Collegio dei docenti.

Concludendo. Il ministero deve cambiare punto di vista, non deve più semplificare, banalizzando, la problematica educativa: deve sviluppare una strategia comunicativa che fornisca un sicuro e chiaro indirizzo alle dirigenze scolastiche.