Il senso del limite e della misura: dalla paura dell’invidia all’idea di un Ordine cosmico (2) – di Cristina Rocchetto

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Seconda parte della serie dei tre articoli che dedico qui al “senso del limite” (=della misura) dei Greci.

L’uomo greco più arcaico è un uomo
essenzialmente in pericolo: le sue divinità sono infatti “divinità invidiose”,
pronte ad annullare colui che si distingue, che si fa notare; e queste divinità
sono in fondo del tutto imprevedibili, soggette a sbalzi di umore, irascibilità
e tutti gli altri difetti del carattere umano, di cui sono simbolo, origine e
causa.
 L’uomo, d’altronde, è per sua
natura (perché vuole affermarsi – difendendo il suo diritto alla
sopravvivenza), portato alla “tracotanza”: egli pecca, cioè, di hýbris, che è
essenzialmente un “uscire dal limite” a lui imposto, scatenando la reazione
punitiva del divino. I Greci erano, in altre parole, profondamente superstiziosi:
la troppa fortuna, la troppa bellezza, la troppo grande vittoria, a cui da un
lato anelavano, poteva essere origine di disgrazia. Forse è anche per questo
che non raffiguravano mai uomini veri nelle loro opere d’arte, ma solo dèi ed
eroi, con quest’unica eccezione: gli atleti vincitori degli agòni sportivi.
Durante il periodo detto arcaico, piano piano, il
mondo acquista un ordine interno e gli dèi, in questo universo più ordinato,
sono sistemati in una specie di gerarchia del potere che vede al suo vertice
Giove, ora immaginato come supremo garante della Giustizia. Da Omero, che neppure si piega a
parlare dell’uomo comune, quindi, passiamo attraverso Esiodo, vissuto sicuramente
un po’ dopo di lui, in un mondo diverso, con una visione del mondo in via di
cambiamento.

In questo nuovo mondo regna il
disordine: quindi Esiodo proietta il suo bisogno di ordine sul piano del divino
e cerca di fare chiarezza. Per dirla in un linguaggio figurativo: vivendo nel “buio”,
anche lui, a modo suo, sogna un mondo di “luce”. Lì vede, e dice di vedere, “ordine”:
ogni cosa ha il suo posto ed il suo ruolo, la sua funzione e la sua ragione,
anche il male, il dolore dell’uomo, che diventa la punizione divina per
ristabilire Giustizia. La divinità di Esiodo non è più capricciosa, come quella
di Omero: è “al di là” dell’umano. E ad Omero gli dèi servivano per dare
ragione del comportamento dell’uomo, ora ad Esiodo servono per dare ragione del
mondo… Ma l’uomo rimane sempre solo davanti allo specchio della sua presa di
coscienza del peso della responsabilità …
Questa Giustizia sovrumana, che
colpirà l’uomo che fallisce, ma che non lo orienta nella sua azione, è tutta
tesa a garantire il “limite” e la“misura” delle cose, l’ “Ordine” (la parola
greca kòsmos=”ordine”; da cui anche le nostre parole “cosmesi”, “cosmetica”…),
Ordine posto addirittura al di sopra della volontà di Giove stesso e
contrapposto alla parola “Chaos”.  Da
come ho capito io, traducendo “modernamente” il concetto, e mi scuso
infinitamente con gli specialisti, ma io mi devo far capire e devo capire, è un
po’ come se l’Ordine fosse il potere legislativo e la Giustizia/Giove il suo
potere esecutivo+giudiziario: l’Ordine del Mondo sta più in alto; la
Giustizia/Giove ha solo il potere di farlo rispettare: altro non può. Quell’Ordine è anche il Fato, il destino delle cose del mondo: i Greci avevano
una visione tendenzialmente deterministica della vita umana e la loro eredità
si scontrerà in seguito con la necessità dei Cristiani cattolici di difendere
il concetto di Libero Arbitrio (ne parlo già in parte negli articoli messi
sulla pagina dedicata al Medioevo).
Ecco perché possiamo dire che il
problema di Esiodo, nella “Teogonia”, è già collegato alle domande che si
faranno i primi filosofi, (i filosofi della Natura): tale poema si occupa infatti
di genealogie e legami di parentela tra gli dèi, cosa che non è altro che un
primo tentativo di descrivere il mondo, dare “nomi”, seppure di divinità, alle
cose.
Questi nomi nascondono spesso miti
e richiami inattesi: un’amica interessata a questi argomenti da un punto di
vista extra-accademico mi diceva che Hera (Giunone, la moglie di Giove) pare
che in una lingua antichissima pre-greca significasse “vento”. Ora, se noi
pensiamo che, tra le varie alternative assorbite dall’Oriente attraverso la
Penisola Anatolica, i Greci stabilirono come “Elementi” della Natura
quell’Acqua, Terra, Fuoco ed Aria ancora oggi alla base del pensiero
astrologico, per secoli alla base del pensiero medico… Se Hera equivalesse a
“Vento”… il “vento”, infine, è “aria”… Chissà… L’importanza ed il fascino di
questi studi non è di poco valore per comprendere qualcosa di più delle civiltà
apparentemente scomparse, in realtà ancora nascoste dietro alle cose che diamo oggi
per scontate e crediamo siano solo nostre. Sarebbe quindi interessante, questo è il senso dell’aprire pagine Facebook dedicate alla diffusione culturale, ricevere commenti e segnalare studi che vanno al di là delle informazioni facilmente rintracciabili sui testi scolastici.
In Esiodo, il discorso sugli dèi quindi
significa una prima sistematizzazione del mondo (ogni cosa: fonte, roccia,
albero…  è collegata all’esistenza di una
divinità con un mito che la caratterizza e ne “de-finisce” il raggio di
azione). Con il secondo poema, Esiodo apre uno squarcio sul mondo degli uomini
realmente esistenti, sul suo personale addirittura. Saranno poi la Filosofia e la
tragedia gli strumenti privilegiati con i quali i Greci affronteranno, indagheranno,
elaboreranno il problema dell’esistenza dell’uomo. Ma prima di loro, i filosofi
presocratici detti i “Fisici” (i filosofi della Natura, “phýsis” in Greco) si
occuperanno del mondo naturale per l’appunto, mantenendo la stessa struttura
del ragionamento di Esiodo della Teogonia, escludendo però dal discorso gli dèi
e chiamando le cose con nomi “demitizzati”.
La prima forma di Filosofia fu
ricerca della causa “fisica”, appunto “naturale”, del mondo, ossia del suo
“principio”.  Per semplificare, bisogna
pensare più o meno così: al di là di ciò che è “de-finito”, che esiste e che
noi vediamo, che nasce, cresce e muore (nel caso di ciò che è animato), o si
deteriora comunque (nel caso delle cose inanimate), ci deve essere qualcosa
(pensavano) che persiste, che è stabile, che rimane immutabile ed immoto, il
Principio, la Causa di tutto…. Come da una montagna di argilla informe, da
questa “Causa prima” (arché – ciò che viene prima prima… da cui, per esempio,
le nostre parole “archetipo” o “archeologia”, per esempio) provengono e
ritornano le cose, distinguendosi le une dalle altre, e “pagando le une alle
altre il prezzo della loro esistenza” (la punizione della “colpa” di essersi
“distinte”, di essere “emerse”, “de-finite”, non viene più pagata quindi agli
dèi, ma ad un principio di Giustizia che riequilibra l’Ordine facendo in modo
che ogni cosa sia prima o poi sopraffatta da un’altra, che l’annulla). E proprio
così che infatti risuonano le parole di uno di questi affascinanti filosofi
presocratici che tanto amavano parlare per aforismi: Anassimandro, filosofo di
Mileto, nella Ionia del VI° sec. a.C. (regione della penisola anatolica
colonizzata attorno all’VIII°sec. a.C dai Greci). Lui disse: «Tutti gli esseri
devono, secondo l’ordine del tempo, pagare gli uni agli altri il fio della loro
ingiustizia» (fr. 1, Diels).
Per i Presocratici, che nominerò altre volte, lascio qui per il momento uno
dei tanti link ad un “intertesto” che li nomina tutti brevemente e
sinteticamente (http://www.riflessioni.it/enciclopedia/presocratici.htm). Chi legge può anche fare ricerche autonome sia su YouTube (cercare “Presocratici” o anche i
loro nomi singolarmente: qualcosa esce fuori); ma anche su Google. La ragione
per cui io non metto qui filmati di lezioni è che non ne ho ancora visionato
personalmente nessuno adatto al livello che vorrei mantenere io: non banale (spero), ma neppure troppo specialistico e scoraggiante per chi non è del “campo”. La prof.ssa Manuella Racci (anche su YouTube), che trovo coinvolgente ed entusiasmante
da ascoltare, non mi sembra ne abbia messo in rete alcuno riguardante costoro.
Aggiungerò materiale via via nella mia pagina FB. 
Il discorso sul “limite” sarà “concluso” con il prossimo articolo.
Cristina Rocchetto
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