L’INFAMIA PIÙ GRANDE

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Tommy se n’è andato, anzi lo hanno fatto partire per un lungo viaggio, senza consentirgli uno sguardo stupito, senza alcun rispetto per ogni innocenza.

E’ stato scagliato lontano, come una freccia privata di un ritorno, di un futuro doveroso.

Ci sono spazi e tempi e modi per definire un delitto del genere, un’infamia senza eguali, persino per il più incallito dei delinquenti, è inconcepibile togliere la vita a un bambino.

Non c’è uomo in possesso di un rimasuglio di dignità che possa anche lontanamente accettare questa tragedia.

Sull’onda rabbiosa che monta, dove l’ira penetra sottopelle e scarnifica la ragione, è con la pena di morte, con l’ergastolo a tutto tondo, che si tenta di lenire un dolore lancinante, una perdita irreparabile, un accadimento che non consente tregua al cuore.

Netto è il rifiuto e aberrante la vicinanza, non c’è il minimo dubbio al colpo a ritornare, quando si pensa a qualcuno che tocca malamente un bambino, che offende la sua innocenza, che gli fa del male fino a spegnerne il sorriso. è la vendetta che cammina veloce sulla spina dorsale, spinge in basso, come a volerci obbligare a colpire senza pietà.

In chi ha fatto del male a Tommy, c’è tutta la volontarietà della miseria umana, così spessa e colpevole da stabilirne la sua punibilità.

Pena di morte immediata, pena eterna senza scampo,  fine pena mai.

Ci sta tutto e di più innanzi al corpo straziato di un bambino a cui sono stati rapinati i sogni per tutti i giorni ancora da venire.

Ma forse c’è qualcosa di più e di meno con cui rompersi le dita alla ricerca di un conforto che non verrà.

Nell’inaccettabilità di questa assenza, nell’imbarbarimento che introduce questa sofferenza indicibile, non c’è soltanto la legge del taglione a confondere l’emozione che assale, c’è di più.

C’è che l’uomo, persino quello meno avvezzo alle mediazioni, alle rinunce, alle felicità altrui, incapace di “essere” se non attraverso lo scontro fisico, la battaglia senza esclusione di colpi, ebbene egli non può che abbassare lo sguardo di fronte all’infamia più grande; toccare i bambini, coloro che non hanno e non avranno mai colpa.

Non esiste umanità disumana che possa condividere la liceità di un accadimento così grave e quindi autorizzarne la costruzione di un recinto in cui tutto è lecito.

Coloro che hanno toccato Tommy, non saranno mai al sicuro dalla loro lucida follia, non saranno mai al sicuro dal giudizio degli uomini, e non sarà la pena di morte invocata o la tribolazione eterna a farne giustizia, bensì il marchio dell’infamia più grande cucita addosso.

Vincenzo Andraous

Carcere di Pavia e

tutor Comunità

Casa del Giovane

febbraio 2006 – Pavia

Libri

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