Se questo è un uomo

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Primo Levi

relazione di narrativa di Giulia Alotto

Titolo: Se questo è un uomo

Autore: Primo Levi

Protagonista e Personaggi: Primo levi; Alberto; compagni

Ambiente: Bruna (Polonia)

Scritto nel: 1958

Narratore: Narratore interno (protagonista)

Riassunto: “Ottobre 1944”

Dopo un anno passato nel campo di concentramento gli Häftlinge hanno lottato perché l’inverno non arrivasse, fino a quando, inevitabilmente, è arrivato. Essi sanno che anche in questo inverno di loro ne moriranno la maggior parte, soffrendo, e resistendo al freddo con tutte le proprio forze. Nei campi questo modo di aver “freddo” non può avere solo questo nome poiché questa parola è stata creata dagli uomini liberi, mentre non può essere usata da “persone” che lottano contro il freddo con addosso solo vestiti di tela, deboli e affamati, consapevoli della loro fine. Da quella mattina fu inverno; All’appello nessuno parlava e, caduta la prima neve, molti hanno pensato che se avessero saputo, appena entrati in campo, di dover resistire a un altro inverno oltre a quello già passato sarebbero andati a toccare il filo elettrico della recinzione, e ci andrebbero anche ora se in loro non fosse rimasta la speranza. Dopo la primavera gli Häftlinge sono stati spostati in baracche che, essendo sovraffollate, porteranno a breve una selezione tra di essi. Ne si sentiva parlare dai polacchi e a breve la notizia si diffuse, ne parlavano tutti, mentre alcuni cercavano strategie per defilarsi da esse. Ognuno reagiva a modo suo mentre tutti cercavano di rassicurarsi a vicenda, poiché nessuno sapeva realmente quale poteva essere la propria sorte. La selezione arrivò in una domenica lavorativa. A Birkenau il camino del Crematorio fuma da dieci giorni poiché bisognava far posto per un enorme “trasporto” in arrivo da Posen. Alla mattina tutto riprese regolarmente ma, quando è suonata la campana, tutti capirono che la selezione era iniziata, poiché essa viene suonata per le selezioni e quando i selezionati partono per il gas così che nessuno li veda partire. Il Blockältester conosceva bene il suo mestiere, dopo che tutti fossero entrati, distribuì delle schede di identificazione e fece spogliare tutti gli Häftlinge lasciandoli solo le scarpe. Essi vennero stipati nel Tagesraum e successivamente un SS giudicò la sorte di ogni “persona” consegnando la scheda all’uomo di destra o di sinistra. Rientrati nel dormitorio gli Häftlinge poterono rivestirsi e, prima ancora che la selezione fu terminata, si sapeva già che le schede dei condannati erano quelle di sinistra. Vi sono però alcune irregolarità nella selezione poiché alcuni elementi importanti saranno giustiziati ma, nei Lager, non importava quali elementi vengano eliminati purché si faccia posto per i nuovi arrivati. Nella baracca la selezione era finita quando arrivarono i bidoni di zuppa che il Blockältester distribuì ad ognuno, mentre ai condannati era riservata una doppia razione. Così, quando fu finita la zuppa, tutti grattarono il fondo della propria gamella e quando prevalse il silenzio ognuno salì nella propria cuccetta. Il vecchio Kuhn pregava ad alta voce Dio ringraziandolo di non essere stato scelto per la selezione e non vedeva, accanto a lui, Beppo che ha vent’anni e che dopo due giorni sarebbe andato a gas; Lui lo sapeva e stava seduto a guardare la lampadina senza dire niente. Kuhn non capiva che le selezioni erano abominevoli e che nessuna preghiera, nessuna espiazione dei colpevoli potrà mai risanarle.

Commento:

Ho scelto questo perché secondo me qui appare in modo evidente la crudeltà dei Lager. Le condizioni in cui le persone devono sopravvivere, soprattutto in inverno, dimostra che dalle SS essi non venivano viste e considerate come persone “umane” ma bensì come animali, pezzi, merce. In lager non vi sono persone poiché gli ebrei e i prigionieri non venivano considerati tali se non appartenenti al regime nazista. Persino il vocabolario delle persone libere in Lager non poteva essere utilizzato perché la parola “freddo” dalle persone libere da l’idea di potersi coprire o scaldarsi in casa, avere accanto delle persone care, mentre per gli Häftlinge “freddo” voleva dire lottare per non morire congelati o di fame, voleva dire sentirsi mancare ad ogni passo nella neve. In Lager la “persona” era annientata e veniva risvegliato solo l’istinto animale di sopravvivenza; le stesse SS giudicavano la vita o la morte di un loro simile, magari anche di un conoscente, in modo impassibile come se la coscienza, il rimorso, i sentimenti fossero stati cancellati. La frase: “A Birkenau il camino del Crematorio fuma da dieci giorni” mi fa riflettere sulla crudeltà umana, a quante persone sono morte in quei dieci giorni. Per quale motivo? Un uomo, Hitler. Lui aveva l’idea, il sogno, di rendere la Germania “pura”, senza nessuna persona ebrea o dove la “razza” dominante sarebbe stata quella Ariana. Un solo uomo si può considerare responsabile della morte di milioni di persone “senza colpa” se non quella di essere nati con determinati caratteri fisici o di seguire la propria religione e cultura. Primo Levi è stato testimone della rovina nazista nei campi di concentramento e si è visto sottratti tutti i suoi valori, la sua libertà, i suoi cari e anche la sua cultura è andata via via cancellandosi poiché nei campi non c’era tempo per pensare, bisognava sopravvivere, come animali.

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