I coloni, uomini liberi o servi?

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Nel tardo impero, in armonia con la tendenza che rendeva i ricchi sempre più ricchi e i poveri sempre più poveri, crebbe ovunque la grande proprietà terriera.
Specie in Occidente, le ville padronali acquistarono sempre più importanza e divennero lussuosi centri residenziali oltre che riproduttivi.
Solo una parte dell’immensa proprietà veniva coltivata dagli schiavi, il resto del terreno era suddiviso in poderi affidati a uomini di origine libera, i cosiddetti coloni. Si trattava in genere di piccoli proprietari che avevano perduto il loro appezzamento ed erano perciò costretti a lavorare nei poderi loro assegnati dal latifondista, che richiedeva al colono una parte consistente del raccolto, ma si impegnava a pagare le tasse per lui.
Con il sistema del colonnato, le condizioni degli schiavi agricoli vennero gradualmente migliorando, mentre quelle dei contadini liberi peggiorarono.
Secondo alcuni storici vi sarebbe stata poca differenza fra schiavi e coloni. A lungo andare gli schiavi, sempre più difficili da trovare, sarebbero stati sostituiti da coloni.
Altri storici hanno sottolineato le differenze tra schiavi e coloni, ricordando che il colono era un contadino libero nella persona, mentre lo schiavo era ancora considerato uno “strumento” umano.
Invece le differenze sul piano giuridico erano forti. Il colono, diversamente dallo schiavo, poteva difendere i suoi diritti, ma era obbligato al servizio militare.
Le differenze tra coloni e schiavi scomparvero quando non ci fu più un’autorità imperiale capace di far rispettare l’obbligo del servizio militare e le leggi dello stato, così che i coloni finirono per divenire sempre di più soggetti al proprietario della terra.
Così tutti i lavoratori agricoli divennero “dipendenti-servi” di un “signore” , proprietario della terra e insieme degli uomini che la lavoravano.

Tommaso Visicaro

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