Introduzione a Leopardi

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trascrizione della lezione audio del prof. Luigi Gaudio Introduzione a Leopardi in formato wma (2,5 Mbyte), anche in formato mp3 (7,5 Mbyte),

con la collaborazione di Giuseppe Corso

Biografia

Giacomo Leopardi nasce a Recanati nel 1798 dal Conte Monaldo Leopardi, in un ambiente quindi nobiliare, anche se di una nobiltà un po’ decaduta. Un ambiente chiuso, retrivo e provinciale quello di Recanati. Anche la madre, soprattutto lei, ha nei confronti del piccolo Giacomo un atteggiamento estremamente severo e drastico. Infatti la madre è molto pia, ma in un senso un po’ bigotto. La madre diceva più o meno così al piccolo Giacomo: “Devi essere contento così. Sei nato un po’ brutto, deforme e malaticcio, perché altrimenti ti saresti dato più facilmente ai piaceri giovanili; cosi invece ti puoi dedicare meglio agli studi o ad interessi più morigerati”. Quindi in Leopardi prevalgono interessi spirituali invece che materiali. Egli è stato segnato da una giovinezza che non è stato in grado di vivere, perché rinchiuso nella biblioteca paterna in uno “studio matto e disperatissimo”; addirittura conosceva il greco e il latino già da fanciullo. Continuava a leggere e a studiare, mentre invece i suoi compagni giocavano. Il dolore diviene qualcosa di caratteristico nella sua vita. Egli esprime questo nelle poesie che compone nella sua giovinezza: l’Infinito, e gli altri idilli. Quando ha poco più di 20 anni, queste poesie risultano la diretta espressione della sua sofferenza, dovuta ad una adolescenza prolungata, in cui risultava impossibilitato a vivere. Poi agli inizi degli anni 20 finalmente Leopardi può uscire da Recanati e recarsi a Roma. A Roma si aspettava molto, ma il viaggio fu una delusione. Poi ancora viaggia a Milano, Firenze, Bologna, Pisa. Qui conobbe e incontrò intellettuali dell’epoca, risorgimentali: strinse amicizia con Pietro Giordani, un’amicizia che era già iniziata, però, tramite rapporto epistolare. Tornato a Recanati compose “I Grandi Idilli o canti pisano-recanatesi”, perché scritti a Pisa e poi successivamente a Recanati. Quando si lasciò trasportare dai ricordi (“Le ricordanze”) degli anni giovanili scrisse: “A Silvia”, “La Quiete dopo la Tempesta”, “Il Sabato del villaggio”, alcune delle poesie più importanti e famose. Poi dopo il 1830 abbandonò definitivamente Recanati e viaggiò ancora a Firenze dove scrisse le poesie del Ciclo di Aspasia dedicate a Fanny Targioni Tozzetti e infine a Napoli dove chiuse la sua vita nella malattia e scrisse “La Ginestra” nel 1836, un anno prima della sua morte.

Il pensiero di Leopardi

Il pensiero di Leopardi passa attraverso alcune fasi. La prima fase è quella del pessimismo storico. L’uomo attraverso le guerre, le sopraffazioni del più potente, ha fatto trionfare il male sulla terra. La natura è incontaminata. L’uomo avrebbe dovuto vivere a stretto contatto con la natura, invece successivamente hanno prevalso interessi politici e si è creato il male, il dolore. La civiltà ha allontanato l‘uomo dallo stato di natura di grande felicità, di compenetrazione con la natura e l’ha condannato all’infelicità. In questi anni elabora la teoria del piacere derivata dalle teorie illuministe. L’uomo ha soprattutto desiderio di provare piacere, simile a quello descritto nella filosofia sensista che già conosceva Ugo Foscolo. Siccome questo desiderio non può mai essere soddisfatto del tutto, l’esistenza dell’uomo è caratterizzata dal dolore, cioè da questa mancanza di piacere. L’uomo così ha cercato dei palliativi che sono: l’amor di patria, la bellezza, la gloria, l’eroismo, grandi valori che sono sostanzialmente, però, delle illusioni. Questi palliativi fanno dimenticare all’uomo la sua condizione, che è essenzialmente una condizione di grande infelicità.

A questo punto abbiamo un altro passaggio: il pessimismo cosmico. Leopardi afferma che la natura non è più benigna. Non dice più che l’uomo, allontanandosi dalla natura, ha determinato la condizione di dolore, perché è nata la società, le guerre. In realtà, la natura è maligna ed ha destinato l’uomo fin dall’inizio a una condizione di infelicità, insoddisfazione. Egli parla di un pessimismo cosmico che non è dovuto alla storia dell’uomo, al suo modo di organizzarsi in società, ma è dovuto proprio alla natura stessa umana che gli impedisce di vivere in felicità.

Negli ultimi anni della sua vita attraverso soprattutto la Ginestra, egli riconosce che almeno gli uomini possono solidarizzare fra di loro, coalizzarsi contro la natura che è matrigna, e quindi rendersi conto di ciò, e coalizzarsi fra di loro, perché spesso gli uomini non si rendono conto di questa ostilità della natura, vivono nelle loro illusioni, pensando di essere beneficati dalla natura.. I canti sono voce interiore del poeta ma anche sintesi della sua concezione della vita.

Nei canti compaiono spesso delle proposizioni filosofiche, sulla natura maligna, piuttosto che sullo stato di dolore e non di piacere dell’uomo. Tuttavia queste proposizioni non appaiono in maniera cosi arida, ma risultano dimostrate dall’esperienza, innanzitutto personale del poeta stesso, affrontata anche con l’esperienza delle altre persone e dei giovani di Recanati che lui ha conosciuto. Pensiamo ad esempio a Silvia che, giovanissima e bellissima, fu colta poi da un male e morì, quando era ancora nel pieno della sua giovinezza e della sua bellezza. Leopardi, che è  razionalista ed illuminista, si accosta al romanticismo, perché riesce ad esprimere questo senso di finitezza, di limite dell’uomo, limite che vorrebbe superare. (discorso dell’Idillio dedicato all’infinito).

Lo stile

La poesia leopardiana si sviluppa attraverso l’attenzione severissima alla scelta lessicale e alla combinazione sintattica e all’articolazione metrica.

Scelte lessicali: quindi parole su cui il poeta accentra l’attenzione, parole che vengono comprese da tutti. Quando pensiamo alla poesia, pensiamo ai testi di Giacomo Leopardi. Tutto ciò perché lui ha trovato una forma poetica che rappresentasse il profondo dei nostri pensieri e dei nostri problemi esistenziali.

La combinazione sintattica: l’utilizzo quindi oculato delle inversioni (anastrofi iperbati).

L’articolazione metrica: egli utilizza endecasillabi sciolti, endecasillabi che non sono in rima fra di loro in base ai componimenti classici della tradizione poetica (quindi sonetti, ecc…) ma la canzone leopardiana vede un insieme di rime assolutamente libero e svincolato da qualsiasi schema precostituito.

Libri

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