Gerardo Sangiorgio

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Nota biografica

GERARDO SANGIORGIO nacque il 20 maggio 1921 a Cancello Arnone in provincia di Caserta, dove il padre Placido, maresciallo dei carabinieri a cavallo, prestava servizio nella scorta del Re.
Avviato agli studi dalla madre Assunta Fugaro, una volta superate le classi elementari e ginnasiali, frequentò il Ginnasio “Nicola Spedalieri” di Catania, e poi il Liceo “Giovanni Verga” di Adrano, dove nel giugno del 1940 conseguì, a pieni voti, la Maturità classica.
La vivacità d’ingegno, l’amore per le discipline umanistiche e la ferrea tempra religiosa e morale lo portarono presto a collaborare con saggi di letteratura italiana alla rivista ”L’amico della gioventù”, testata fra le più diffuse nel mondo cattolico del tempo.
Iscrittosi in Lettere classiche presso l’Università di Catania nel 1941, dopo avere frequentato solo qualche lezione, gli fu respinto il rinvio e imposto di prestare servizio militare come VU (Volontario Universitario).
Inviato a combattere sul fronte di Grecia (1941) e ammalatosi, venne rimpatriato in Italia, dove prestò servizio, prima a Piacenza e poi a Parma, presso la Scuola di Applicazione Fanteria. Prossimo al congedo, l’8 settembre del 1943 preferì rimanere al suo posto, in ottemperanza ai suoi ferrei principi etici e di libertà, e fu catturato e deportato dai tedeschi nei campi di sterminio nazisti di Neubranderburg, Bonn e Duisdorf, avendo rifiutato di aderire alla Repubblica di Salò.
Facendosi forte della fede in Dio, nella “disumanizzante” prigionia dei Lager, tra atroci sofferenze per la fame e le violenze subite, alimentandosi con rifiuti e bucce di patate, riuscì a sopravvivere e a salvare alcuni commilitoni che i nazisti avevano già destinato alla morte. Ridotto l’ombra di se stesso e scampato alla morte fu liberato dagli americani e rientrò in Italia ai primi di agosto del 1945.
Dopo alcuni mesi di studio faticoso e incessante si laureò, sorprendendo i docenti, prima renitenti a fargli sostenere gli esami, in quanto a causa della deportazione nei lager non aveva potuto seguire le lezioni “indispensabili”.
Iniziò quindi ad insegnare, portando nelle aule la sua esperienza di vita. Conservò sempre l’umiltà e la mitezza di chi ebbe il coraggio di sacrificare gli “anni più belli” e il “migliore ingegno” per la causa giusta contro ogni forma di oppressione e di barbarie. L’affabilità, l’animo cristallino, lo spirito francescano, l’immensa cultura, gli permisero di essere stimato e apprezzato e divenire punto di riferimento per intere generazioni.
Le sue liriche, in cui si manifesta lo spirito di fine cesellatore della lingua, sono inserite in varie antologie.
Con la silloge La pietra polita del mare ottenne il Primo premio speciale al concorso Internazionale letterario Stella d’Italia del 1971.
Ottenne la medaglia d’oro al III trofeo poetico “La Capitale” indetto dal “Centro Europeo di Cultura” di Bruxelles, vinse il Primo premio al concorso “S. Caterina di Siena” e nel 1971 la “Columbian Academy” gli conferì la Golden medal e l’iscrizione onoraria alla “Columbian Academy” (U.S.A.).
Saggista apprezzato in Italia e all’estero, collaborò attivamente alle riviste: “La tecnica della scuola”, “Il pungolo verde”, “La capitale”, “Il narciso”, “Crociata del Vangelo”, “Musagete”, “ Gabbiola”, “Athenāum”.
Nel settembre del 1975 pubblicò a Roma Cuore che narra, raccolta dedicata alla futura moglie.
Insegnò presso presso il Liceo scientifico di Adrano, e infine presso l’I.T.I. “S. Cannizzaro”, nella sezione staccata di Biancavilla. Nel 1979 fu collocato in pensione e continuò con conferenze e dibattiti il suo impegno nella diffusione dei più profondi e autentici valori cristiani ed etici.
Ottenuta la Croce al merito di guerra nel 1953 e il distintivo d’onore di “Volontario della libertà”, venne insignito a Roma il 9 ottobre 1984 dal Presidente della Repubblica Sandro Pertini e dal ministro della Difesa Giovanni Spadolini del titolo onorifico di Combattente per la liberta’ d’Italia.
Negli ultimi anni collaborò assiduamente alla pagina culturale del periodico “Prospettive” oltre che a “La gazzetta dell’Etna” e a “La Sicilia”, e fu redattore di “Biancavilla Notizie”.
Morì improvvisamente nel pomeriggio del 4 marzo 1993 presso l’Ospedale di Biancavilla, dove era stato trasportato d’urgenza per un problema polmonare.
Ai funerali parteciparono autorità, amici ed ex alunni, per l’estremo saluto al Maestro di vita e all’illustre letterato.

Quando l’algente verno…, opera, pubblicata dal Comune di Biancavilla nel 2001, è un’antologia di scritti che comprende parte della vasta produzione in versi e in prosa, che abbraccia l’arco cronologico di un cinquantennio: dal 1946 al 1993.
Il testo si articola in cinque sezioni che seguono in ordine tematico l’opera poliedrica dell’uomo di cultura.
L’edizione e’ stata curata sugli autografi e dattiloscritti in possesso degli eredi.
Dalla lettura si evince subito lo spessore di un apprezzato latinista e profondo conoscitore di Dante.
La raccolta, che comprende La pietra polita del mare e Cuore che narra, la prima volta vede riunite le Memorie dai Lager, e l’inedito Tanto ci ha detto di bello Antonio Bruno, pronunciato in occasione della apposizione dell’epigrafe, da lui dettata, nella casa natale dello scrittore concittadino, al quale dedicò gli ultimi studi. Le due raccolte di poesie inedite, mostrano la modernità e la freschezza di uno spirito puro, di alta levatura. La critica contemporanea ha infatti visto Sangiorgio come uno dei più delicati e seri poeti italiani.
Dell’opera di Gerardo Sangiorgio si sono occupati recentemente Salvatore Silvano Nigro, Walter Pedullà, Giorgio Barberi Squarotti, Antonio Tabucchi, Salvatore Lupo, Nicolò Mineo, Alberto Torresani, Yves Bonnefoy, Abram Yehoshua, Elie Wiesel.

Il 15 aprile 2003 gli è stata intitolata la Biblioteca comunale di Biancavilla.

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