8 marzo

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Giornata internazionale della Donna

Dall’archivio documentale del Comitato Permanente  Ondina Peteani

 

Dall’inizio del 1942 una nuova connotazione della donna scaturì dalle nostre riunioni segrete. Si percepiva in quei pericolosi frangenti l’esigenza crescente di affermare la nostra presenza, il nostro pensiero, i nostri desideri, così lungamente e pesantemente schiacciati nella dittatura fascista, nella quale eravamo oggetto e mai soggetto.
La Forza della Libertà fu alla base dello slancio che il nostro schierarsi impose alla costretta società italiana d’allora quando propriamente l’organizzazione clandestina in noi individuò delle paritetiche collaboratrici ed audaci protagoniste.
Si trattava delle prime forme di liberazione della Donna. Ragazze, madri, mogli:
Donne che in larga schiera parteciparono con sacrificio ed impegno alla Lotta di Liberazione Nazionale.
Il fenomeno crebbe e si sviluppò costituendo i presupposti indispensabili alla rivalutazione della figura femminile nella nuova Società sorta dalle ceneri del nazifascismo, nata dal 25 Aprile 1945.
Il favorevole pronunciamento in ragione del voto elettorale alle donne rappresentò uno dei primi sostanziali riconoscimenti.
Una lunga scia di sangue e di martirio rimarrà sempre a testimonianza del tributo che la donna ha immolato nella causa della Libertà.
Risulta oggi incontrovertibile asserire che la scintilla che innescò in Italia la rivalutazione delle relegate potenzialità della donna, permane indiscutibilmente coesa all’eroico contributo di questa nel rovesciamento della dittatura nazifascista.
Anni di morte, di massacri e sgomento culminati nell’orrore del Lager.
Auschwitz, soglia del non ritorno della coscienza umana ha lasciato qualcosa di indelebile nel mio animo.
Devo alla Resistenza, alla Rinascita Democratica ed al mio inscindibile ideale di Libertà il desiderio di continuare ad esprimermi ancora con l’azione ed il pensiero per una Società finalmente giusta, Libera ed antifascista, dove l’odio razziale e la prevaricazione rappresentano soltanto il monito di un passato che non deve mai più riaffermarsi.

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Ondina Peteani

Trieste, 20 maggio 1989

Dal Memoriale di Ondina Peteani, prima staffetta partigiana d’Italia deportata Auschwitz n. 81672

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