Al Parco va in scena

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la Resistenza al femminile

Gazzetta di Parma – 27 gennaio 2010

Ma chi l’ha detto che la Resistenza non si possa raccontare sfuggendo alla rigidezza di un linguaggio celebrativo? A liberare questo nodo della memoria italiana dal peso della retorica è ora uno spettacolo, È bello vivere liberi!, in scena al Teatro al Parco venerdì 29 gennaio, ore 21, nell’ambito di Serata al Parco, stagione di teatro contemporaneo del Teatro delle Briciole.

È bello vivere liberi! èuno spettacolo che riscopre l’atmosfera vitale e  vertiginosa  di un periodo della nostra storia, il coraggio e la giovinezza di una generazione che sperava di cambiare l’Italia e che ha conosciuto l’Inferno in terra. Grazie a questa intuizione e a un talento non comune (la critica le ha giù pronosticato un futuro di successo) la giovane rivelazione Marta Cuscunà sta commuovendo ed esaltando i teatri italiani, dopo aver vinto con questo lavoto l’importante Premio Scenario per Ustica nel 2009.
Un progetto che ha costruito tutto da sola: l’ha scritto, lo interpreta, e si autodirige in scena. Gli oggetti di scena sono di Belinda De Vito, luci e audio di Marco Rogante, disegno luci di Claudio Parrino, co-produzione Operaestate Festival Veneto, cura e promozione Centrale Fies. Lo spettacolo viene rappresentato a Parma in occasione delle iniziative promosse per la Giornata della Memoria, in collaborazione con l’Istituto Storico della Resistenza e della Storia dell’Età Contemporanea.
 
“Un progetto di teatro civile per un’attrice, cinque burattini e un pupazzo”. Così lo definisce lei stessa, ed è proprio grazie al mescolarsi di recitazione e burattini che è nato lo stile particolare col quale, come ha scritto la Giuria nella Motivazione del Premio, “anche l’orrore del lager può esser raccontato senza che lo spettacolo perda lo straordinario candore e la felicità nel racconto”.
Lo spettacolo è, anche, una storia che guarda la Resistenza da un punto di vista femminile, mettendo in luce il contributo che quella fase ha dato all’emancipazione di genere. Al centro c’è infatti la storia vera di una donna che ha colpito la coscienza  di Marta nel profondo, la vita meravigliosa e dolorosa di Ondina Peteani, prima staffetta partigiana d’Italia, che fu deportata (e sopravvissuta) ad Auschwitz.  È bello vivere liberi! è l’ultima frase che Ondina Peteani ha scritto a poche settimane dalla morte, quando, in ospedale, il medico le chiese di scrivere, a occhi chiusi, la prima frase che le fosse venuta in mente.
Ma chi è Ondina Peteani?  È una ragazza che a 17 anni comincia a partecipare alla lotta antifascista nella Venezia Giulia, dove la Resistenza inizia prima che nel resto d’Italia grazie alla collaborazione con i gruppi partigiani sloveni nati già nel 1941 per opporsi all’occupazione fascista dei territori Jugoslavi. Il suo percorso inizia con le riunioni clandestine dove, con straordinario anticipo, fioriscono anche i valori di emancipazione femminile e di parità tra uomo e donna. A 18 anni Ondina diventa staffetta partigiana e comincia ad affrontare le missioni più impensabili.  La sua vicenda però, è stravolta bruscamente nel ’43 quando, appena diciannovenne, viene sprofondata nell’incubo della deportazione nazista.

“Ho scelto di raccontare tutto questo – spiega la Cuscunà – con linguaggi differenti: le testimonianze, per ricreare l’atmosfera e lo spirito di quegli anni attraverso le parole di chi li visse in prima persona; il monologo civile, per creare un filo conduttore tra le vicende e un punto di vista contemporaneo; i burattini, per ritrovare la forma del teatro popolare che gli stessi partigiani utilizzavano nei bozzetti drammatici che scrivevano e interpretavano per festeggiare le vittorie; il teatro di figura con pupazzi, per raccontare in modo evocativo l’orrore dei lager; perché a un pupazzo si può fare di tutto, anche le cose più terribili; perché il rapporto tra pupazzo e manovratore è uguale a quello tra deportato e aguzzino; perché davanti alle immagini delle persone deportate ad Auschwitz lo shock emotivo è fortissimo e fa distogliere lo sguardo, mentre davanti a un pupazzo picchiato e umiliato si resta a guardare fino in fondo e l’emotività lascia spazio alla riflessione”.

Informazioni e biglietti
Teatro al Parco
Parco Ducale 1, Parma
Tel 0521 992044, biglietteria elettronica su www.solaresdellearti.it.
 (foto di Belinda De Vito)

dalla Gazzetta di Parma del 27 gennaio 2010

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