Alma Vivoda

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Trieste 28 giugno 2016 – Commemorazione di Dario Visintini presso il Monumento ad Alma Vivoda, Prima martire Donna della Resistenza Italiana

Tra i combattenti per la libertà contro il fascismo e contro i nazisti che occupavano l’Italia, un posto particolare spetta alle donne che spesso ebbero più coraggio di molti combattenti uomini; forse perché madri o future madri, sapendo quindi di contribuire con la lotta pure per una vera democrazia in cui le donne avrebbero pesato sulla storia umana molto più che prima dell’avvento del regime mussoliniano… Voglio ricordare ,tra le combattenti sopravvissute al nazifascismo Licia Chersovani e Giuditta Girardi e in particolare Ondina Peteani che fu pure ad Auschwitz e divenne dopo la guerra, assieme al suo compagno Gian Luigi Brusadin, coerente sostenitrice delle lotte politiche della sinistra nel dopoguerra, animatrice dell’ UDI, ed aiutò spesso i figli dei compagni, organizzando vacanze di tipo sociale tra i ragazzi e prima di morire affermò con coraggio e la massima coerenza con le sue idee:è bello vivere liberi….!
Due donne seppero sacrificare la loro vita nel combattere per la libertà: una fu la friulana Virginia Tonelli, nome di battaglia Luisa che ebbe il coraggio di combattere nella Resistenza, e ad essa diede la vita. A Trieste fu torturata quasi a morte dalle S.S., non parlò e fu bruciata alla Risiera di San Sabba. E questa eroina era invalida, mancandole un rene, sostenuta solo da un grande coraggio, sicura di combattere per una causa giusta.
Ed arriviamo ad Alma Vivoda. Di famiglia muggesana, sposa nel 1931 Luciano Santolesa. Il suo compagno malato è controllato nel sanatorio dai fascisti. Alma riesce ad organizzare la sua fuga dal sanatorio di Aurisina. Si dà alla clandestinità con l’aiuto dei partigiani jugoslavi -partecipa alla lotta clandestina col nome di Maria. Nella clandestinità riesce a compilare un giornaletto “La nuova donna” in cui dichiara che la donna anche se all’inizio spesso non è al corrente delle leggi,delle logiche di tipo sociale, ha la volontà di istruirsi, e tutto, in seguito, le riuscirà facile da comprendere.
Il 28 giugno del 1943 mentre si recava ad un appuntamento di lotta istituito da Ondina Peteani, viene presa all’interno del “Boschetto” di Trieste, forse per una delazione, ammazzata dai carabinieri appostati. Era il 28 giugno del 1943 ben prima dell’8 settembre perciò è da considerare la prima donna caduta nella Resistenza italiana. Assassinata quindi da italiani.
Pochi conoscono, non solo nel resto d’Italia, ma anche in particolare a Trieste se vogliamo considerare Trieste Italia, la storia di Alma Vivoda.
Del resto visto l’ignoranza della storia italiana da parte di molti anche di “sinistra” fa che non si sappia:
I° che nel 1923 il console fascista di Torino Brandimarte avendo in un’azione squadrista perso tre camicie nere fece mitragliare 30 operai conosciuti come antifascisti. Il 10 a uno quindi nasce in Italia poi viene applicato in maniera più scientifica dai nazisti. Del resto Hitler vantò sempre di aver avuto come maestro Benito Mussolini.
E le foibe? Sicuramente ci furono pure dei non fascisti che nel 1945 finirono gettati nelle cavità naturali carsiche quasi sempre per vendette personali – certo non nel numero dichiarato dai nemici del movimento comunista quasi sempre nazionalisti italiani o spesso ex Ustascia o belagardisti (domobranci). Ma furono i fascisti, negli anni 30, a far sparire tanti sloveni e croati che insistevano a parlare nella loro lingua proibita nei rapporti sociali durante la tirannia mussoliniana, facendoli precipitare forse ancora vivi nel baratro sul torrente Foiba a Pisino o facendoli sparire in diverse voragini.
Per concludere ricordiamo Alma Vivoda e ricordiamo il grande contributo alla lotta per il progresso e la libertà portato avanti dalle donne del popolo e stiamo vigilanti perché purtroppo, col clima politico attuale, con un capitalismo sempre più marcio, distruttore di valori umani più giusti e dell’ambiente naturale – vedi i gravi cambiamenti climatici causati dalla cieca sete di profitto, sono in aumento i pericoli di guerra, a cui credo che specialmente le donne del popolo sapranno validamente opporsi.

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