Convegno Nazionale Alma Vivoda

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sabato 11 maggio 2013

Nell’anno del 70° anniversario dall’assassinio, è stata ricordata a Muggia la figura di Alma Vivoda, prima donna partigiana caduta in Italia, in un agguato il 28 giugno del 1943, mesi prima che la Resistenza si organizzasse nel resto del Paese.
Alma Vivoda gestiva con il marito Luciano Santalesa una trattoria che era diventata il centro di raccolta degli antifascisti muggesani. Operai, contadini, piccoli artigiani del paese costituivano un nucleo fondamentale dell’antifascismo, radicato nelle numerose fabbriche della zona. Italiani e sloveni erano uniti nella lotta contro il duce, che si era rafforzata dopo l’occupazione della Jugoslavia nel 1941. Da quel momento l’impegno fu comune. Nelle industrie della zona i lavoratori di diverse nazionalità avevano iniziato da anni ad organizzarsi clandestinamente contro la miseria degli anni Trenta, l’aumento dei ritmi di lavoro, la disoccupazione.
Nelle case si organizzava il Soccorso Rosso a favore dei condannati al confino o al carcere dai tribunali di Mussolini, che giudicavano i ribelli del confine orientale. La precocità della Resistenza locale è dovuta a questa azione solidale, che non conobbe, soprattutto a Muggia, tensioni nazionali.
Alma Vivoda fu una delle prime donne a far parte della Resistenza. Curiosa, appassionata lettrice, donna impegnata per la presa di coscienza di altre donne, fu un anello di collegamento tra le formazioni slovene e gli antifascisti italiani.
Fu spesso nella zona di Monfalcone per organizzare l’azione delle donne, in sinergia con quanto accadeva a Trieste, quando i primi gruppi di antifascisti si diedero alla macchia nel Carso, per organizzare l’opposizione in armi.
Il 28 giugno Alma aveva un appuntamento con due donne: Pierina Chinchio, antifascista triestina, moglie di Govanni Postogna, militante antifascista e studioso nel dopoguerra della Resistenza locale e Ondina Peteani, prima staffetta partigiana d’Italia, deportata successivamente ad Auschwitz. Probabilmente per una delazione Alma e Pierina furono avvistate dal carabiniere Antonio Di Lauro nella zona della Rotonda del Boschetto a Trieste. Di Lauro colpì a morte la Vivoda e ferì la Chinchio. Paradossalmente nel clima pesante della guerra fredda in cui si processarono partigiani ed antifascisti, il carabiniere fu insignito di medaglia di bronzo al valore militare.
Alma e Luciano avevano un bambino, il piccolo Sergio, che perse anche il padre, morto da partigiano. Ad Ama fu intitolato un battaglione della Brigata partigiana “Garibaldi” composto da combattenti italiani e sloveni.
La Vice Sindaco Laura Marzi, negli indirizzi di saluto ha posto in evidenza come la figura di Alma Vivoda incarni tutt’oggi lo spirito di appartenenza a un progetto condiviso che si basa sull’attuazione e la tutela incondizionata dei principi fondanti della Resistenza, nucleo istitutivo della Repubblica. L’Assessore alle politiche giovanili e sociali della Provincia di Trieste, Roberta Tarlao ha rimarcato la forza della Vivoda e di quei giovani patrioti in quella battaglia pre-resistenziale che si oppose con crescenti mezzi culturali e tattici al regime che partendo dalla funesta politica dittatoriale iniziata dalla promulga delle “Leggi razziali” portò a precipitare il Paese e il territorio nella criminale alleanza, fino all’edificazione a Trieste l’unico Lager di sterminio nazista nel Paese, la Risiera di San Sabba.

Nel convegno a lei dedicato hanno preso la parola Stanka Hrovatin, presidente provinciale dell’Anpi, che ha messo in luce l’apporto fondamentale delle donne nella lotta di liberazione, le storiche Marina Rossi che ha fornito un quadro completo dell’Antifascismo di Muggia e di Trieste e Anna Di Gianantonio che ha parlato del rapporto di Alma con le giovani antifasciste del monfalconese nella sua “scuola di comunismo”, Adriano Sincovich, segretario generale della CGIL, che ha attualizzato i temi della Resistenza, Ester Pacor, dirigente dell’UDI, che ha letto e commentato gli articoli e volantini sulla condizione femminile scritti dalla Vivoda, Nicolò Gnocato, studente di UniTs ha sottolineato, l’estrema importanza della trasmissione della conoscenza dei Valori fondanti dei Padri Resistenti nell’attualizzazione del processo di trasferimento culturale da questi ai giovani di oggi. Khaled Fouad Allam, islamista e studioso dei paesi arabi che ha fornito un interessante parallelo tra Resistenza algerina e Resistenza italiana dal punto di vista delle donne, la giovane Shirly Chinchio ha letto una testimonianza della bisnonna, Pierina Chinchio.
Infine la giovane attrice Marta Cuscunà ha recitato una parte del suo spettacolo “E’ bello vivere liberi!” tratto dalla biografia di Ondina Peteani, scritta da Gianni Peteani e Anna Di Giannantonio, dove c’è un cammeo dedicato all’impegno di Alma tra le giovani antifasciste del monfalconese.
Il Convegno è stato organizzato dal Comune di Muggia, grazie all’impegno del Vice Sindaco Laura Marzi e da Gianni Peteani, Presidente del comitato permanente che, nel nome di Ondina, è impegnato da anni nella ricerca e nella diffusione della memoria della guerra di Liberazione al confine orientale.

Anna Di Gianantonio

Foto dell’incontro

Adriano Sicovich

Alma Vivoda

Ass. Provincia TS dot.ssa Roberta Tarlao

E. Pacor, A. Di Gianantonio, M. Rossi, G. Peteani

Ester Pacor

Fouad Allam

Gianni Peteani

Immagine di copertina

Marta Cuscunà e il Vice Sindaco dottoressa Laura Marzi

Marta Cuscunà interpreta Alma Vivoda

Marta Cuscunà interpreta Alma Vivoda

Marta Cuscunà

Marta Cuscunà

Marta Cuscunà

Nicolò Gnocato

Presidente ANPI TS Stanka Hrovatin

Prof.ssa Anna Di Gianantonio

prof.ssa Marina Rossi

prof.ssa Marina Rossi

Segretario provinciale CGIL TS dott. Adriano Sincovich

Shirly Chinchio

Vice Sindaco dottoressa Laura Marzi

 

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