Convivere con Auschwitz

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di Gianni Peteani

Estratto dalla relazione conclusiva di Gianni Peteani al II° Seminario“Convivere con Auschwitz”.

L’evento organizzato dall’Università di Trieste, mercoledì 21 gennaio 2015, presso l’Auditorium del Museo Revoltella, Via Armando Diaz, 27 – Trieste, ambisce a rinnovare un incontro tra società civile e Università, offrendo un contributo che, al di là della dimensione puramente celebrativa, intenda richiamare la supremazia dei principi fondamentali di libertà e democrazia alla base del processo divulgativo della memoria dell’Olocausto.

Registrazione video integrale:

http://www.units.it/gallery/?a=Auschwitz012015

Residuali detrattori reputano anacronistico occupare spazi, tempo ed energie per il nostro trattare del Lager di Auschwitz, di quella maledizione terrena chiamata Olocausto, Deportazione, Sterminio. Considerano superata la Memoria di quel male assoluto in cui, unica volta nella storia umana fu pianificato il genocidio totale. Definitivo. Finale. Destinato all’annientamento sistematico/scientifico di un Popolo intero, dei suoi figli, da qualsiasi parte, ovunque. Sterminio che incluse Oppositori Politici, Testimoni di Geova, Omosessuali, Immigrati, Zingari, Rom, Sinti, Asociali.
Nei primi vent’anni dalla fine della Seconda Guerra Mondiale vigeva una rimozione diffusa, talvolta in bilico tra diffidenza, pudore e vergogna. Specialmente verso le Ex Deportate. Successivamente all’elaborazione del colossale lutto, dopo cinquant’anni, riemersero
diffusamente consistenti testimonianze.
Gli ultimi gradini nel baratro della coscienza umana sono stati internazionalmente svelati soltanto dieci anni or sono, nel 2005, quando quarantacinque capi di Stato e di Governo si sono inginocchiati a Birkenau-Auschwitz e finalmente un Ex Deportato, il Nobel Prize Elie Wiesel è stato accolto alle Nazioni Unite.
La Civiltà umana, ogni suo singolo componente tutt’oggi e sempre è potenzialmente in grado di reiterare quell’infamia. Auschwitz assunto pertanto a monito estremo contro qualsiasi, barbarie, violenza, odio, discriminazione, sociale, politico-religiosa.
Alla base della Pace deve persistere la lotta all’indifferenza. Quell’indifferenza che permise a scellerati divenire Mostri. Quell’indifferenza che non si oppose all’allontanamento degli ebrei dalla Società, dalle Istituzioni, dalle Scuole pubbliche di ogni livello, dalle Università, dagli esercizi commerciali pubblici e privati. Dalla Vita.
Così il 27 Gennaio, questo nostro e Vostro officiare quei milioni di morti trucidati si trasforma in una vaccinazione collettiva contro il virus dell’indifferenza – primo stadio di affermazione del riaffiorare del Male. Del razzismo strisciante, mutevole e cangiante ma sempre riconoscibile.
L’assunto di Primo Levi, il suo lascito morale, Il Dovere della Memoria divenuto Dogma scandisca in noi l’impossibilità a rimanere indifferenti all’attacco ai fondamenti e al primato della Democrazia della Nazione e della sua multiculturalità, alle sue Leggi di tutela, garanzia e rispetto di tutti e di ognuno. Dobbiamo esserci.
Liliana Segre, sopravvissuta allo sterminio, allora ragazzina tredicenne precipitata nell’Inferno di Auschwitz, nella Lectio magistralis alla Cerimonia di conferimento della prima Laurea Honoris Causa a un Ex Deportato in Italia, all’Università di Trieste nel 2008, delinea la responsabilità capitale dovuta all’indifferenza dei più, verso di lei e i suoi cari ritenuti improvvisamente colpevoli. Colpevoli dei propri natali. Colpevoli di avere quel cognome e quella discendenza: colpevoli da sterminare, da cancellare, da punire a morte.
Trieste è Città Martire della Seconda Guerra Mondiale. Medaglia d’oro al valore. Il Friuli Venezia Giulia, la sola Regione italiana cui sia stata appuntata pari onorificenza.
A Trieste, a qualche centinaia di metri da dove ci troviamo, nella Piazza dell’Unità d’Italia, così battezzata nel 1918, Piazza dell’Unità d’Italia, alias di Tutti gli Italiani, in una contraddizione in termini, il Duce nel ’38 preannunciò l’inizio della fine. La persecuzione degli Ebrei, parte integrante degli Italiani che il nome della Piazza onora, di fatto siglando l’estinzione dello Stato di Diritto. Non casualmente a Trieste, città della più maestosa Sinagoga del Paese.
Trieste città della Risiera di San Sabba, solo lager di sterminio nazista munito di forno crematorio in Italia e di tutta l’Europa meridionale.
Trieste capitale italiana della persecuzione nazifascista agli sloveni ai quali, nel loro territorio, in qualsiasi luogo pubblico venne vietato parlare nella propria madre lingua.
Trieste città della prima caduta della Resistenza e della prima staffetta partigiana.
Trieste città dai cui binari partì il 70% dei convogli di Deportati dall’Italia con destinazione Auschwitz.
A Milano, una tenace Liliana Segre ha coerentemente portato a termine il progetto di istituzione museale della Memoria di Binario 21, inaugurato recentemente dal Presidente della Repubblica, luogo di quella Stazione utilizzato per nascondere il misfatto delle partenze.
A Trieste, noi oggi lanciamo la proposta di realizzare un’area della Memoria nella Stazione ferroviaria Centrale, o presso il “Silos”, area adiacente, allora atta a celare il crimine. Dopo anni di oblio, propriamente in direzione del “Silos” si stanno ufficializzando nuovi progetti di riqualificazione. Ci appelliamo al prestigio di una Politica della Cultura e del rinnovamento affinché questa proposta assuma connotazione condivisa, di ampio richiamo storico/morale/educazionale/sociale.
Si concretizzi su quest’iniziativa una saldatura tra Istituzioni, imprenditoria e associazionismo, assieme nell’impegno di una narrazione permanente di quanto è stato perché mai più abbia a ripresentarsi.

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