Il giardino di Ronchi ridà vita ai deportati

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celebrazioni 25 aprile 2016

Nello spazio del Consorzio Bonifica la cerimonia degli studenti ricorda l’anniversario della Liberazione.

RONCHI DEI LEGIONARI. Un angolo elegante e accogliente della città che non viene “sfruttato” a dovere. È stato il giardino della palazzina del Consorzio di Bonifica Pianura Isontina ad ospitare, per la prima volta a Ronchi dei Legionari, la cerimonia per l’anniversario della Liberazione nazionale. Una cerimonia che, dopo la celebrazione della messa nella chiesa di San Lorenzo, ha visto il corteo deporre le corone commemorative davanti ai monumenti di Caduti sparsi sul territorio. Assente per malattia lo storico Marco Puppini, ricercatore della rete degli Istituti di Storia del Movimento di Liberazione in Italia, è stato il vicesindaco, Livio Vecchiet, a salutare i presenti, ricordando come l’amministrazione comunale, in questi anni, abbia cercato di non dimenticare nessuno. «Abbiamo ricordato – ha detto – i nostri caduti della Grande Guerra che vestivano la divisa austroungarica, i concittadini, i bambini morti nei campi profughi di Wagna, ma anche la prima staffetta partigiana, Ondina Peteani, alla quale è stata intitolata la palestra di via Zorutti e altri ronchesi che hanno perso la vita nella Seconda guerra mondiale».

Ronchi dei Legionari fu in prima linea nella Resistenza, subì rastrellamenti e 158 ronchesi furono deportati. Di questi 68 non fecero ritorno. «Senza la nostra storia e la nostra memoria – ha proseguito – saremmo una comunità senza identità e senza coesione sociale. Noi ronchesi abbiamo una grande storia, una grande memoria e un’identità che è parte integrante della nostra comunità e non dobbiamo lasciare che prevalga la demagogia e il populismo di pochi. Non vogliamo che la nostra memoria venga annullata: lo dobbiamo a quelli che hanno lottato e sofferto per noi». Dopo l’inno europeo, suonato dalla banda della Società filarmonica “Giuseppe Verdi”, gli studenti dell’Istituto comprensivo “Leonardo Da Vinci” e quelli di Doberdò del Lago hanno letto dei brani di deportati nei campi di concentramento e una toccante poesia di Karel Destovnik, poeta e partigiano sloveno, con il nome di battaglia di “Kajuh”. L’occasione è stata propizia anche per inaugurare, nella sala polifunzionale di via Duca d’Aosta, la mostra fotografica “Testimoni”, con le immagini dei protagonisti della Resistenza, alcuni dei quali non più in vita, riprese da Luciano Manià. La mostra è stata realizzata da Ecomuseo Territori e dal Consorzio culturale, con la collaborazione della sezione cittadina dell’Anpi. Manià, fotografo ronchese, ha bussato all’uscio di case speciali. Dove abitano persone che hanno conosciuto le sofferenze della guerra, alcuni perfino dei campi di concentramento, spinti dall’anelito di libertà. In una ventina di gigantografie i volti di questi protagonisti raccontano più di mille parole. Ciascuno ha affidato al futuro un breve pensiero. Luciano Manià, nato nel 1966 e residente a Ronchi dei Legionari, scopre la fotografia negli anni ’80. Egli coltiva da molto tempo la passione per la fotografia.(lu.pe.)

fonte: Il piccolo

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