La dimensione illusoria creata da Klimt

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dalla tesina “La finzione artistica: veicolo di verità?” di Samuele Gaudio

Esame di Stato 2010

Affine a questa poesia è la pittura di Klimt, un pittore contemporaneo a D’Annunzio. Egli è a capo della secessione pittorica viennese. Klimt è estremamente dotato di grande capacità pittorica e abilità, come D’Annunzio per la letteratura. Inoltre, nelle sue opere rivivono allusioni alla mitologia, che conferiscono una accezione di sacralità originale alle opere, accentuata dalla presenza abbondante  dell’oro, che oltre che ad essere un elemento di preziosità riconduce tutta la rappresentazione alla bidimensionalità della tela.

Infatti, andando avanti nella sua esperienza artistica, Klimt rinuncerà a raffigurare la tridimensionalità dei corpi e dello spazio, e quindi rinuncerà a conferire alle proprie opere valore di imitazione del reale, ma, come nel caso degli esteti, egli tenderà alla creazione di un’opera che abbia valore in sé, assoluta, e che non deve imitare una situazione reale, ma egli crea una nuova dimensione, di carattere onirico, popolata da figure mitiche, corpi fluttuanti ed eterei, figure di donne dall’aspetto ambiguo, delle quali viene accentuata la sensualità. Klimt riesce a compiere questo tramite l’uso che fa della linea, la quale man mano diventa sempre più autonoma rispetto alla rappresentazione del corpo, nel senso che i corpi non sono definiti dal chiaroscuro o dai colori, ma dipendono dal modo con cui si articolano le linee di contorno, le quali si alternano alle linee decorative dello sfondo e degli altri elementi dei quadri, e non sono in funzione di una rappresentazione veritiera, ma solo in funzione della creazione di un’armonia compositiva, piacevole, dal carattere quasi musicale.

È interessante notare come in alcune sue opere, come nel caso del “Fregio di Beethoven” del 1902, nella parte finale intitolata “L’anelito alla felicità si placa nella poesia”,  compare il tema della metapoesia, che ricorre anche in Alcyone, dove Il linguaggio poetico rinvia a se stesso, alla propria capacità di farsi tramite tra sensibile ed extrasensibile. L’arte di Klimt celebra la sua stessa capacità di immergere in una dimensione cosmica, senza tempo né spazio, sospesa in un limbo dorato, dove  finalmente sarebbe possibile la soddisfazione del proprio desiderio di piacere, se non fosse solo una falsa illusione.

               

              Gustav Klimt  “Musica 1” 1895                        Gustav Klimt  “Pallade”  1898   

 

 

Gustav Klimt “Il fregio di Beethoven”, 1902

(particolare)  “L’anelito alla felicità si placa nella poesia”

Bibliografia

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