La raccolta del miele: tempi e modi

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Virgilio,Georgiche, IV, 228-250

di Carlo Zacco

 

Georgiche, Libro IV

 

228 – 250. La raccolta del miele: tempi e modi

 

Siquando

relines

sedem angustam

que mella

servata thesauris,

sparsus

Se talvolta

scoprirai

la sede stretta

e il miele

conservato nel tesoro,

dopo esserti cosparso

 

prius

haustu aquarum,

fave ore

que manu

praetende

fumos sequaces.

prima

con una sorsata d’acqua,

fai silenzio

e con la mano

stendi davanti a te

fumo penetrante.

*Cioè gli alveari  a Maggio

Bis cogunt

fetus* gravidos,

duo tempora messis:

Simul

Pleas* Taygete

ostendit

 

Due volte accumulano

i frutti pieni,

due le stagioni del raccolto:

Appena

la Pleiade Taigete

mostra

 

*per gli antichi Oceano era un fiume che circondava la terra

honestum os terris

et reppulit

pede

amnes* spretos

Oceani

ut ubi eadem

fugiens

 

il bel volto alla terra

respinge

col piede

i corsi disprezzati

di Oceano

o quando la medesima

fuggendo

 

         *A Novembre

sidus

Piscis aquosi

descendit

caelo

tristior

in undas hibernas*.

Ira illis est

 

 

la costellazione

del pesce acquoso

discende

dal cielo

più triste

nelle acque invernali.

L’ira è a loro

 

 

 

supra modum,

laesaeque

inspirant

venenum

morsibus

et relinquunt

adfixae

venis

 

oltre misura,

e ferite

iniettano

il veleno

con lepunture

e lasciano

conficcate

nelle vene

 

                                                                       *si pensava che morissero

spicula

caeca

que ponunt

animas*

in vulnere.

Sin metues

duram hiemem

 

pungiglioni

nascosti

e depongono

la vita

nella verita.

Ma se avrai timore

del rigido inverno

 

 

parcesque

futuro

que miserabere

animos contusos

et

res fractas,

e avrai riguardo

per il loro futuro

e avrai pietà per

le vite abbattute

e

i beni accumulati,

 

at quis dubitet

suffire

thymo

que recidere

ceras inanes?

Nam

saepe

allora come si può indugiare

a fare suffumigi

col timo

e tagliare

le cere inutili?

Infatti

spesso

 

stellio

ignotus

adedit

favos

et cubilia

congesta

lucifugis blattis

que fucus

la tarantola

nascosta

mangia

i favi

e i giacigli

sono affollati

di blatte lucifughe

e il fuco

 

immunis

sedens

ad pabula

aliena

aut crabro asper

se immiscuit

imparibus armis,

sfaccendato

che siede

alla mensa

altrui

o il calabrone feroce

si unisce

con armi impari,

 

aut dirum genus

tiniae,

aut aranea

invisa Minervae

suspendit casses

laxos

in foribus.

o la rovinosa razza

della tingola

o il ragno

odioso a Minerva

tente le sue reti

ampie

sulle porte.

 

Quo magis

fuerint

exhaustae,

hoc acrius

omnes

incumbent

sarcire

ruinas

Quanto più

saranno

depredate,

tanto più intensamente

tutte

si applicheranno

a riparare

i danni

 

generis lapsi

complebuntque

foros

et texent

floribus

horrea.

della stirpe persa

e ripareranno

ivuoti

e coi fiori

intesseranno

i granai.

 

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