La rinascita dopo il mille

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sintesi pensata specificatamente per una programmazione semplificata (sostegno)

di Irma Lanucara

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Nei primi secoli del Medioevo le città si spopolano e gli scambi commerciali diminuiscono: la vita economica ruota interamente attorno alla curtis (“villa” o “corte”) del signore, proprietario di un grande latifondo (grande appezzamento terreno). In questo modo la villa fortificata del signore offriva ai contadini che vi lavoravano riparo e protezione, in un periodo di grande instabilità politica.

La curtis è divisa in due parti: una pars dominica, gestita direttamente dal signore e dai suoi uomini, e una pars massaricia, suddivisa in appezzamenti terreni detti mansi. Ogni manso è affidato ad una o più famiglie di contadini, i quali devono pagare al signore un affitto, in denaro o in natura, e sono tenuti a lavorare gratuitamente nella pars dominica. Questo fa comprendere che i contadini venivano praticamente trattati come servi, dato che non erano nemmeno liberi di allontanarsi dalle terre del signore, il quale comunque forniva loro protezione.

Dal sistema curtense, si sviluppa il feudalesimo (a partire dall’VIII secolo circa), basato sul vassallaggio: uomini nobili (conti, vescovi, marchesi, ecc.) si mettono al servizio di un signore e ricevono in cambio dei territori (feudi). A loro volta questi uomini, detti vassalli, affidano dei feudi ai cosiddetti valvassori (spesso cavalieri). Se al vertice di questo sistema gerarchico troviamo l’aristocrazia feudale, alla sua base troviamo invece i contadini, ridotti spesso ad una condizione di servi. In origine alla morte del signore che gestiva il feudo, questo ritornava nelle mani del re; in seguito però il feudo divenne ereditario (cioè alla morte del padre veniva ereditato dal figlio).

A partire dall’XI secolo l’Europa fu un aumento demografico, probabilmente legato anche allo sviluppo dell’agricoltura. Addirittura in questo periodo si parla di una vera e propria rivoluzione agricola, favorita sicuramente da alcuni fattori:

–        la disponibilità di nuovi territori da coltivare;

–        Le terre divennero più produttive soprattutto grazie alla cosiddetta rotazione triennale: sullo stesso terreno ogni tre anni le coltivazioni si alternavano, rendendo così il terreno maggiormente produttivo (per tre anni in una parte si coltivavano cereali invernali, come il frumento, in un’altra parte non si coltivava per rendere il terreno più fertile e in una terza parte si coltivavano cereali “primaverili” come i legumi o l’orzo);

–        L’utilizzo di tecnologie agricole più efficaci: basti pensare all’introduzione di zoccoli ferrati e del collare rigido per gli animali da soma e per i cavalli, oltre all’utilizzo dell’aratro pesante e dei mulini ad acqua.

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