Le api lottano per scegliere il capo

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Virgilio,Georgiche, IV, 67-102

di Carlo Zacco

 

Georgiche, Libro IV

 

67 – 94. Le api lottano per scegliere il capo

 

Sin autem

exierint

ad pugnam,

nam

saepe

duobus regibus

incessit

discordia

magno motu,

Se poi

usciranno

a battaglia,

infatti

spesso

tra due re

nasce

discordia

con gran tumulto,

 

continuoque

licet

praesciscere

longe

animos vulgi

et corda trepidantia bello;

 

ben presto

si possono

prevedere

da lungi

gli animi del popolo

e i cuori trepidanti per la guerra;

 

 

namque

ille canor

Martius

aeris rauci

increpat

morantes

et auditur

vox

e infatti

quel suono

di guerra

di bronzo roco

rimprovera

coloro che indugiano

e si sente

una voce

 

imitata

sonitus

fractos

tubarum;

tum

trepidae

coeunt inter se

che i mita

i suoni

intermittenti

delle trombe;

quindi

agitate

si radunano fra loro

 

que coruscant

pennis

que exacuunt

spicula rostris

aptantque

lacertos

et miscentur

densae

e brandiscono

le ali

e aguzzano

i pungiglioni sui becchi

allenano

le zampe

e si affollano

fitte

 

circa

regem

atque

ad ipsa praetoria

que vocant

hostem

magnis clamoribus.

intorno

al re

nonché

presso il quartir generale

e chiamano

il nemico

con forti grida.

 

Ergo

ubi

nactae

ver

sudum

camposque

patentes,

erumpunt portis;

Dunque,

quandoi

trovano

primavera

serena

e campi

sgombri,

erompono dalle porte;

 

concurritur:

in alto aethere

fit sonitus,

glomerantur

mixtae

in magnum orbem

 

 

si combatte:

in cielo

si sente un fragore,

si addensano

mischiandosi

in un grande globo

 

 

 

que cadunt

praecipites;

non densior

grando aëre,

nec pluit

tantum glandis

 

e cadono

a precipizio;

non è più densa

la grandine dell’aria,

né cadono

tanten ghiande

 

 

de ilice concussa.

Ipsi

per medias acies

insignibus alis

versant

ingentes animos

dal leccio scosso.

Gli stessi Re

in mezzo alle schiere

con ali straordinarie

agitano

il grande animo

 

in angusto pectore,

obnixi

non cedere

usque adeo dum

victor

gravis

subegit

 

nel piccolo petto,

risoluti

a non cedere

fino al punto che

ll vincitore

tremendo

costringe

 

 

aut hos aut hos

dare terga

versa fuga.

Hi motus

animorum

atque haec

o questi o quelli

a dare le spalle

rivolte in fuga.

Questi sconvolgimenti

dell’animo

e queste

 

tanta certamina

quiescent

compressa

iactu

pulveris exigui.

Verum ubi

revocaveris

lotte così grandi

si placheranno

represse

dal getto

di poca polvere.

Ma quando

avrai richiamato

 

ambo

ductores

acie,

dede neci

eum

qui visus [est]

deterior

ne obsit

entrambi

i generali

dalla battaglia,

uccidi

colui

che ti è sembrato

peggiore

affinché non nuoccia

 

prodigus,

sine

melior

regnet

in aula vacua.

Alter

erit

ardens

maculis

prodigo,

lascia

che  il migliore

regni

nella reggia sgombra.

L’altro

sarà

scintillante

di macchie

 

squalentibus

auro;

nam

sunt

duo genera:

hic melior,

et insignis

ore

ricoperte

d’oro

infatti

vi sono

due specie:

questa è la migliore,

e singolare

nell’aspetto

 

et clarus

squamis

rutilis,

ille alter

horridus

desidia

que trahens

inglorius

 

e splendido

per le squame

brillanti,

quell’altro

ispido

per la pigrizia

e che trascina

inglorioso

 

 

latam alvum.

Ut facies

regum

binae,

ita

corpora

plebis.

Namque

aliae

il largo ventre.

Come l’aspetto

dei re

è duplice,

così

I corpi

della plebe.

Infatti

alcune

 

horrent

turpes,

ceu

viator

aridus

cum venit

pulvere ab alto

et spuit

terram

sono ispide

e brutte,

come

il viandante

assetato

quando viene

dalla polvere

e sputa

per terra

 

sicco ore;

aliae

elucent

et coruscant

fulgore

ardentes

corpora

lita

auro

 

con la bocca secca;

le altre

splendono

e brillano

di chiarore

scintillanti

nei corpi

sparsi

d’oro

 

 

et paribus guttis.

Haec

suboles

potior,

hinc

premes

tempore certo

caeli

e macchie uguali.

Questa

stirpe

è la migliore,

da qui

spremerai

nel tempo stabilito

della stagione

 

dulcia mella,

nec tantum

dulcia,

quantum et liquida

et domitura

durum

saporem

Bacchi.

dolce miele,

né solo

dolce,

ma anche limpido

e atto a regolare

l’aspro

sapore

del vino.

 

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