Leggere la vita di Ondina Peteani

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è un conto, vedere lo spettacolo “E’ bello vivere liberi” è un altro

di Luigi Gaudio

Ieri sera ho visto al teatro Verdi di MIlano lo spettacolo “E’ bello vivere liberi” di Marta Cuscunà, ispirato alla biografia di Ondina Peteani.

Senza nulla togliere alla bellissima biografia di Ondina Peteani, la prima staffetta partigiana, scritta da Anna Di Gianantonio, la partecipazione allo spettacolo “E’ bello vivere liberi” mi è sembrata comunicare qualcosa di più: è questa la magia del teatro, farti rivivere una vicenda proprio lì, davanti ai tuoi occhi. Ed è proprio la prima parte dello spettacolo quella che rimane più impressa, quella in cui Marta Cuscunà diventa Ondina, è Ondina, e non solo. L’arte di reggere la scena da sola di questa attrice è tutta in questa capacità di immedesimarsi nei personaggi, persino nei personaggi maschili, non solo in quelli femminili. Davvero singolare la scena, per esempio, della foto ricordo, nella quale Marta prende le veci di tutti i personaggi più conosciuti della Ronchi dei Legionari antifascista.

Inoltre, per uno come me che pure non è comunista, ha fatto un certo effetto la scuola di comunismo, piccola enclave clandestina in cui Marta ha incarnato benissimo Alma Vivoda, cioè la partigiana che ha insegnato i primi rudimenti di emancipazione femminile e operaia a Ondina.

Notevole, infine, la parte con i burattini, e, a mio parere, ancora di più, quella con i pupazzi, nella quale Marta simboleggia la potenza schiacciante degli aguzzini nazisti nel campo di concentramento, che svuotano le donne (e gli uomini) di ogni parvenza di dignità, tagliando i capelli a zero, e marchiando i prigionieri del lager con numero sul braccio. Ma qui, ancora più significativamente, il braccio del pupazzo viene rotto, come a rappresentare la noncuranza di ogni parte della nostra umanità. Il nazismo è stato proprio come un carro armato che ha travolto tutto quello che ha trovato sulla sua strada. E allora, per fortuna che qualcuno, come Ondina, ha lottato, nella consapevolezza che “è bello vivere liberi”, anche se talvolta la libertà bisogna conquistarsela.

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