Ondina combatte “sul terreno”

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La storia di Ondina Peteani, prima staffetta partigiana d’Italia

parte 6 di 7 – torna all’indice della Storia di Ondina Peteani in sette capitoli:

Appena arrivata a casa Ondina si accorge di essere braccata. Un carabiniere viene a cercarla e per non essere arrestata è costretta a fuggire dalla finestra. 
A questo punto non rimane altro che passare alla clandestinità e combattere come si diceva allora “sul terreno”. Ciò significa appoggiare le pattuglie che dalla montagna scendono verso i centri abitati per compiere azioni militari e colpi di mano. Ondina è fra i quadri del “Battaglione Triestino d’Assalto” addetta ai collegamenti. 
Tra le azioni la più eclatante fu l’eliminazione della dell’ex partigiano “Blecchi” divenuto collaboratore dei nazisti. Con la sua opera di informatore aveva contribuito all’arresto e all’uccisione sia di partigiani che di civili che simpatizzavano per la Resistenza. 
Nel gennaio 1944 il comando del “Battaglione Triestino” decise l’eliminazione di “Blecchi” incaricando Plinio Tommasin, Lojze Andric e Egone Settomini di portare a termine l’operazione. Ondina e Elio Tamburin vennero incaricati di seguire le tracce di “Blecchi” e segnalarne la posizione al gruppo incaricato di ucciderlo. 
Si tratta di una operazione pericolosa. Si tratta di appostarsi e seguire le tracce della spia ed aspettare il momento opportuno per agire. Qualcuno informa i carabinieri dei movimenti del piccolo nucleo partigiano e una pattuglia li intercetta. Nello scontro a fuoco che ne segue Lojze Andric viene ucciso. Ondina nel suo diario scrive che l’agguato è avvenuto su “denuncia della Chiaradia”. 
Elio e Ondina continuano a rimanere sulle tracce di “Blecchi” e finalmente lo individuano nel pomeriggio del 29 gennaio a Vermegliano. La notizia arriva a Tommasin e Settomini che montati in bicicletta raggiungono il paesino. Arrivati vicinissimi senza smontare dalle biciclette scaricano le pistole su “Blecchi”, sono certi d’averlo ucciso perché lo vedono cadere a terra. In realtà la spia indossa una specie di corazza che lo protegge dai colpi mortali. Ancora una volta è Ondina a reperire le informazioni: “Blecchi” è stato portato all’ospedale di Monfalcone. Un infermiere simpatizzante dei resistenti fa sapere che un capitano medico tedesco ha operato la spia che ora si trova fuori pericolo. 
Il Comando decide che l’operazione va conclusa, viene inviato di rinforzo Oliviero del Bianco. Nella notte del 2 febbraio il gruppo entra in azione. Fatta irruzione nella stanza di ospedale dove si trova “Blecchi” i partigiani lo trovano con la madre che tenta di dare l’allarme. Ne nasce una colluttazione e poi gli spari che uccidono sia “Blecchi” che la madre. Mentre il gruppo si ritira vedono alzarsi fiamme dall’aereoporto di Merne. 
Il 20 gennaio 1944, mentre Ondina è impegnata nella operazione contro “Blecchi”, cinquantaquattro militari della Repubblica di Salò, tutti originari della Sardegna disertano unendosi al “Battaglione Triestino”. Si tratta di uomini ben armati e con esperienza, li comanda Luigi Podda detto “Corvo” di Orgosolo. Il Comando del “Battaglione Triestino” decide di far buon uso dei nuovi arrivati per riaffermare la sua presenza sul territorio. 
All’alba del 3 febbraio il vicecomandante Riccardo Giacuzzo con un gruppo di uomini attacca l’aereoporto di Merne. A colpi di bombe a mano e bottiglie incendiarie vengono distrutti otto aerei tedeschi. Durante i combattimenti muoiono Carmine Congiargiu di Orgosolo e Salvatore Piras di Dorgali. Le fiamme che Ondina e i suoi compagni vedono mentre fuggono dall’ospedale di Monfalcone sono quelle degli aerei tedeschi che bruciano.
 

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