Popolazione delle api

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Virgilio,Georgiche, IV, 197-209

di Carlo Zacco

 

Georgiche, Libro IV

 

197 – 209. Popolazione delle api

 

Mirabere

adeo

apibus

placuisse

illum morem,

quod

neque indulgent

concubitu

Ti meraviglierai

perciò

che alle api

sia piaciuto

quel costume,

per cui

né assecondano

l’accoppiamento

 

nec, segnes,

solvunt

corpora

in Venerem

aut

edunt

fetus

nixibus:

verum legunt

né, fiacche,

stancano

il corpo

nei piaceri

o

partoriscono

prole

con dolori:

ma raccolgono

 

ipsae

ore

natos

e foliis,

e suavibus herbis,

ipsae

sufficiunt

regem

 

da sole

con la bocca

I piccoli

dalle foglie,

dalle erbe soavi,

da sole

rimpiazzano

il re

 

 

parvosque Quirites

que refigunt

aulas et cerea regna.

Saepe etiam

errando

attrivere alas

e i piccoli cittadini

e rifanno

la corte e I regni di cera.

Spesso poi

nel vagabondare

spezzano le ali

 

in duris cotibus

que dedere

ultro

animam

sub fasce:

tantus

amor

 

contro le dure pietre

e abbandonano

volontariamente

l’anima

sotto al peso:

tanto grande

l’amore

 

 

florum

gloria

et generandi

mellis.

Ergo

quamvis

excipiat ipsas

terminus

angusti aevi,

dei fiori

e la gloria

di generare

il miele.

Quindi

benché

le sorprenda

il termine

di una breve vita,

 

neque enim

ducitur [illis]

plus septima

aestas

at genus

manet

immortale

né infatti

vivono

più che la settima

estate

ma la stirpe

resta

immortale

 

multosque per annos

fortuna

domus

stat

et numerantur

avi avorum.

 

e per molti anni

la fortuna

della casa

sussiste

e si possono enumerare

gli avi degli avi.

 

 

 

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