Strade al femminile a Monfalcone, una su 315

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È quella intitolata alla pittrice Olga Colautti. L’assessore Morsolin decisa a cambiare la situazione

IL PICCOLO – Il giornale di Trieste MERCOLEDÌ 29 FEBBRAIO 2012 EDIZIONE DI GORIZIA/cronaca pag. 27

di Tiziana Carpinelli

Sullo stradario, non è un comune per donne. Basta esaminare la toponomastica cittadina e si scopre che Monfalcone pullula sì di scrittori, naviganti, costruttori, geografi e patrioti, ma si tratta di soli uomini. A dispetto delle quote rosa assolutamente rispettate nella politica (in gonnella metà giunta e pure il sindaco, Silvia Altran), Monfalcone si dimostra “avara” di riconoscimenti alle pur tante donne che hanno illuminato la Bisiacaria con la loro arte, il loro sapere o la loro lotta: su 315 vie, soltanto una (un piazzale) è intitolata a una figura femminile distintasi per le proprie capacità, cioè la pittrice Olga Colautti. In percentuale, lo 0,3%. Quasi peggio che a Trieste, dove su 1.475 strade, quelle intitolate alle donne risultano appena quattro (0,4%), se si escludono nomi femminili di santi, cose, località, famiglie e altro. Non che sul fronte religioso vada meglio: nella città dei cantieri si annotano appena due vie dedicate a delle martiri: santa Rita e sant’Anna. «Che l’Italia non fosse un paese per donne – commenta l’assessore alla Toponomastica, Cristiana Morsolin – lo si sapeva da tempo, ma che a Monfalcone vi fossero così poche intitolazioni declinate al femminile è stata proprio una brutta sorpresa». Tant’è che l’esponente della giunta Altran ha deciso di iniziare a capovolgere la situazione. E a conquistare una strada potrebbe essere la più battagliera delle donne della Bisiacaria: la prima staffetta partigiana d’Italia Ondina Peteani, una vita per la libertà, scomparsa nel 2003. Ma la Morsolin ben vedrebbe anche una dedicazione a Gisella Fontanot, che ha rappresentato la Resistenza e offerto alla causa due figli partigiani: anni fa, per intitolarle una strada, furono raccolte delle firme. Si potrebbe ben vedere anche qualche nome di respiro internazionale, come Tina Modotti o Virginia Woolf. L’esclusione delle donne dalla toponomastica è un punto dolente comune a molte altre città, e pare non sia questione di amministrazioni di destra, sinistra o centro. Le cifre (desolanti) sono più o meno le stesse ovunque: si passa dal nulla al 5-6% al massimo. Tuttavia altri comuni del mandamento, pur amministrati dal centrosinistra, si sono dimostrati più sensibili: a Staranzano c’è una via intitolata all’autrice Grazia Deledda, una all’attrice Anna Magnani e una perfino alla piccola Anna Frank, che compare pure a San Canzian, ma non a Monfalcone. «In realtà – spiega l’assessore Morsolin – nella nostra città molte strade traggono il nome dall’origine e dalla morfologia dei luoghi stessi, penso a via della Sorgente, salita alla Rocca o via dei Castellieri. A me personalmente non spiace, perché è un modo di valorizzare il territorio senza necessariamente pontificare alcuno. È vero tuttavia che molte strade, in particolare dopo una delibera comunale emessa nel 1926, risultano dedicate a personaggi maschili». La toponomastica cittadina svela anche un territorio ripartito a settori: per esempio c’è la zona dei pittori (Sanzio, Vecellio, Tiepolo, Tintoretto), quella del cantiere con i Cosulich o quella degli inventori (Gallilei, Fermi, Volta, Meucci). «Nelle prossime intitolazioni – conclude Morsolin – senz’altro daremo priorità, sentito il parere della commissione, a Ondina Peteani: il guaio è che non ci sono, al momento, nuove vie». Bisogna dunque attendere che il territorio si trasformi. Certamente, però, si può pensare ai contenitori sportivi e culturali, molti dei quali a Monfalcone sono sprovvisti di dedica: dalla biblioteca al teatro, ma anche la piscina, il Palaveneto e la galleria comunale. Lo spazio c’è, manca il nome.

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