Testimonianza

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di Liliana Segre

Deportata ad Auschwitz a soli 13 anni, oggi massimo esponente testimoniale italiano sulla Shoah

La storia di Ondina ci mostra, dall’inizio alla fine, il ritratto di una donna che fin da giovanissima era una portatrice di ideali, indomita e coraggiosa. Passa attraverso l’orrore del lager da vincente, per aver scelto di essere una donna libera che nessun reticolato e nessuna prigione avrebbero potuto sconfiggere. Anzi, la prigionia era la conferma che la sua scelta era stata giusta: i vigliacchi assassini che uccidevano e torturavano donne e uomini inermi erano proprio quelli che lei voleva combattere, i nazisti. Liberata, riprende il suo ruolo di “pasionaria” con un’esperienza di vita e di morte assolutamente fuori dal comune. Per questa ragione e per la sua intelligente alacrità copre incarichi e mansioni di grande rilievo morale e pratico. Ho letto la sua storia, anch’io per motivi diversi ho avuto la stessa esperienza di Auschwitz e di Ravensbruck. Ho vissuto il freddo, la fame, le botte, ho visto la fiamma e il fumo e la cenere nel vento. Ma ho vissuto tutto questo con lo stupore per il mio destino. Ho sopportato il lavoro da schiava, le marce della morte, le morti dei miei cari non per una scelta ideale come Ondina, ma da tredicenne colpevole solo diessere nata ebrea. Ho letto quindi la storia di Ondina con un profondo senso di fratellanza e di ammirazione per tutti coloro che, come lei, fecero una scelta di campo così coraggiosa, con la sola forza dei loro ideali. Liliana Segre

pubblicazione a cura di Gianni Peteani

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