Vivere liberi è bello

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Teatro Goldoni – Venezia (VE)

Cinque burattini, un pupazzo e l’artista friulana in scena per raccontare la storia della prima staffetta partigiana deportata ad Auschwitz

In scena il 14 maggio al Teatro Goldoni di Venezia per la rassegna “Scomodamente”

Teatro Goldoni di Venezia Biglietteria: 041.2402014

14/05/2011 20.30

Con “E’ bello vivere liberi”, premio Scenario per Ustica 2009,Marta Cuscunà approda al Goldoni di Venezia per la rassegna “ScomodaMente” il 14 maggio alle 20.30. Ispirato alla biografia di Ondina Peteani, la prima staffetta partigiana d’Italia deportata ad Auschwitz, lo spettacolo racconta non soltanto la vita di una donna coraggiosa ma anche, come dice l’artista friulana, “la Resistenza in un modo non retorico né nozionistico: trasmettendo l’entusiasmo, la voglia di vivere liberi, la gioia di lottare per difendere la democrazia e la libertà che animarono i partigiani”.

Un progetto di teatro civile per un’attrice, cinque burattini e un pupazzo. Uno spettacolo per riscoprire l’atmosfera vitale e vertiginosa di quel periodo della nostra storia in cui tutto sembrava possibile. “È bello vivere liberi!“ restituisce infatti il sapore di una Resistenza vissuta al di fuori di ogni celebrazione o irrigidimento retorico. Spettacolo felicemente atipico, coniuga un lavoro di narrazione, attento ai piccoli gesti del quotidiano e agli stupori di ragazza, con il mestiere del burattinaio, che riprende i propri personaggi, ne soffia via la polvere e li riconsegna, felicemente reinventati, a una comunicazione efficace, archetipica, popolare.

“La vicenda di Ondina – spiega l’attrice di Monfalcone Cuscunà –  mi ha permesso di guardare l’incubo dei lager nazisti da un punto di vista particolare: non solo dalla parte di chi aveva l’unica colpa di essere ebreo, omosessuale, handicappato, ma anche di chi aveva fatto una scelta di campo coraggiosa e definitiva. Ondina è stata deportata, umiliata, privata della sua identità e torturata perché lottava per la Libertà e aveva scelto di schierarsi, nonostante tutto. Avverto l’urgente necessità di raccontare questa storia, oggi, perché “chi è senza memoria è senza futuro” e in Italia molti hanno dimenticato troppo in fretta il significato della Resistenza”.

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