Giordano Bruno – di Irma Lanucara

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IL NATURALISMO DI GIORDANO BRUNO

La filosofia di Giordano Bruno (1548-1600) è strettamente legata alle sue vicende personali, che lo portarono ad allontanarsi dal chiostro e da una mentalità vicina a quella della Chiesa, per abbracciare un sapere legato maggiormente alle filosofie presocratiche, più adatte a dar voce al suo impeto poetico nei riguardi della natura.

La concezione della natura e dell’universo

Per Giordano Bruno la natura non è semplicemente un elemento da osservare con distacco scientifico, come avveniva in Telesio, ma una dimensione a cui l’uomo deve congiungersi totalmente, perché unendosi alla natura l’uomo si unisce a Dio, che in essa è pienamente presente. Pertanto in Bruno possiamo parlare di una vera e propria religione della natura. Bruno, a differenza di Telesio, talvolta accetta di considerare la magia per spiegare i fenomeni naturali.

L’universo di Giordano Bruno è caratterizzato dalla presenza di elementi opposti che alla fine tendono a coincidere: si tratta pertanto di una coincidenza dei contrari che è presente nell’universo. Quest’ultimo, per il filosofo, è infinito, perché coincide con Dio, anch’esso infinito. L’universo è un effetto di Dio, che ne è la causa, e viene definito come Natura naturata, mentre Dio è Natura naturante.

La concezione religiosa

Bruno ha una concezione dualistica di Dio, che è inteso come:

  • Mente sopra le cose, cioè trascendente, inconoscibile, che può essere solo oggetto di fede;
  • Mente nelle cose, cioè immanente, conoscibile attraverso la natura e l’universo con i quali si identifica.

La concezione morale

Quella di Giordano Bruno è una morale attivistica, che sostiene che l’uomo si realizza attraverso l’unione attiva con la natura e attraverso il lavoro. In questo senso l’eroico furore si configura come tentativo inesauribile di conoscenza, come continuo desiderio dell’uomo, mai compiuto, di divenire una cosa sola con la natura.

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