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Inno a Venere

Libri-di-testo

 

Lucrezio, De Rerum Natura, Libro I, 1-49

di Carlo Zacco

Inno a Venere (1-49)

Aeneadum genetrix,

voluptas

hominum divomque,

Venus

alma,

quae,

subter

Madre degli Eneadi,

piacere

di uomini e di dei,

Venere

datrice di vita,

che,

sotto

signa

labentia

caeli,

concelebras

mare

navigerum,

quae [concelebras]

gli astri

vaganti

del cielo,

popoli

il mare

portatore di navi,

che [popoli]

 

terras

frugiferentis,

quoniam

per te

concipitur

omne

genus

 la terra

portatrice di frutti,

poiché

grazie a te

è concepita

ogni

specie

animantum

visitque,

exortum

lumina solis:

te, dea,

te fugiunt venti,

te

di esseri animati

e giunge a vedere,

una volta nata,

la luce del sole:

te, dea,

te fuggono i venti,

te

adventumque tuum

nubila caeli,

tibi

daedala tellus

summittit

flores suavis,

tibi

e il tuo arrivo

le nubi del cielo,

per te

la terra industriosa

fa crescere

fiori soavi,

per te

rident

aequora ponti,

placatumque

caelum

nitet

diffuso lumine

Nam

simul ac

ridono

le distese marine,

e rasserenato

il cielo

risplende

di una  luce diffusa.

Infatti

non app.

patefactast

species verna

diei

et reserata

viget

aura

favoni

si svela

l’aspetto primaverile

del giorno

e, libero,

prende vigore

il soffio

del favonio

genitabilis,

primum

aeriae volucris

significant

te, diva, tuumque initum

perculsae

vivificatore,

per prima cosa

gli uccelli del cielo

annunciano

te, dea, e il tuo arrivo

turbati

corda

tua vi.

Inde

ferae pecudes

persultant pabula laeta

et tranant

nel cuore

dalla tua forza vitale.

Quindi

le bestie selvatiche

balzano per i prati rigogliosi

e attraversano

rapidos amnis:

ita [quisquis pecus]

capta

lepore

te sequitur

cupide

fiumi vorticosi:

così [ciascun animale]

prigioniero

del tuo fascino

ti segue

bramosamente

quo

pergis

inducere

quamque.

Denique

per maria

ac montis

fluviosque rapacis

dove

ti appresti

a condurre

ciascuno.

Infine

per mari

e monti

e fiumi impetuosi

frondiferasque

domos

avium

camposque virentis,

incutiens

omnibus

per pectora

e per le frondose

dimore

degli uccelli

e I campi verdeggianti,

ispirando

a tutti

attr. il cuore

blandum amorem

efficis ut

cupide

propagent

saecla

generatim.

un soave [sentimento] d’amore

fai sì che

con desiderio

propaghino

le generazioni

secondo la stirpe

Quae quoniam

sola

gubernas

rerum naturam

nec sine te quicquam

exoritur

in dias

E poiché

tu sola

governi

la natura

e senza di te nulla

nasce

nelle divine

oras

luminis,

neque quicquam fit

laetum neque amabile,

studeo

te esse

sociam

regioni

della luce,

e nulla diviene

lieto né amabile,

io desidero

che tu sia

compagna

versibus scribendis,

quos ego

conor

pangere

de rerum natura

nostro

nello scrivere i versi,

che io

tento

di cantare

sulla natura

per il nostro

 

Memmiadae

quem tu, dea,

voluisti

excellere

tempore in omni

ornatum

discendente di Memmio

che tu, dea,

hai voluto

eccellesse

in ogni tempo

adorno

omnibus rebus.

Quo magis

da,

diva,

leporem

aeternum

dictis.

di ogni qualità.

E a maggior ragione

concedi

o dea,

una grazia

inestinguibile

alle mie parole

Effice ut

interea

fera moenera

militiai

per maria

ac terras omnis

quiescant

sopita;

Fa che

intanto

le feroci opere

della guerra

per i mari

e per tutte le terre

cessino

sopite;

nam

tu sola potes

iuvare mortalis

tranquilla pace,

quoniam

fera moenera

infatti

solo tu puoi

giovare ai mortali

con tranquilla pace,

poiché

le feroci occupazioni

belli

regit

Mavors

armipotens,

qui saepe

se reiicit

in gremium tuum,

devictus

della gr

[le] governa

Marte

bellicoso,

che spesso

si abbandona

nel tuo grembo,

vinto

aeterno vulnere

amoris,

atque ita

suspiciens,

tereti cervice reposta,

pascit amore

dall’eterna ferita

d’amore,

e così

guardandoti,

con il tornito collo reclinato,

sazia d’amore

avidos visus,

inhians

in te, dea,

eque tuo ore

pendet

spiritus

resupini.

gli avidi occhi,

anelando

verso di te, o dea,

e dalla tua bocca

pende

il respiro

di lui sdraiato.

Tu, diva,

circumfusa

tuo corpore

sancto

super hunc

recubantem,

funde

suavis

E tu, o dea,

piegandoti

con il tuo corpo

divino

su di lui

sdraiato,

emetti

dolci

loquellas

ex ore,

petens,

incluta,

placidam pacem

Romanis.

 

parole

dalla tua bocca,

chiedendo,

o gloriosa,

una tranquilla pace

per i romani.

 

Nam

neque nos possumus agere

aequo animo

hoc tempore

iniquo

patriai,

Infatti

né io posso agire

con animo sereno

in quest’epoca

avversa

alla patria,

nec

talibus in rebus

clara propago

Memmi

desse

communi saluti.

 

né

in tali frangenti

l’illustre stirpe

di Memmio

[può] venir meno

alla salv