Invalsi si, Invalsi no

La valutazione è una questione su cui si è focalizzata e si focalizza l’attenzione degli addetti ai lavori scolastici e dei mass media; valutazione che riguarda le prestazioni sia del sistema educativo, sia delle singole scuole.

La problematica è generalmente assunta come una faccenda autonoma, estirpata dal suo ambiente generativo. Una semplificazione conservatrice, che protegge il tradizionale insegnamento e ne impedisce la ridefinizione: “La progettazione formativa, quella educativa e dell’istruzione” sono scaraventate fuori scena. Non sono state valorizzate le numerosissime esperienze dei singoli insegnanti che lavorano in modo consapevole e non sono state assunte come trampolino di lancio per rileggere l’attività scolastica in chiave sistemica.

Per giudicare il sistema scolastico può essere opportuno ricordare che la valutazione è il momento conclusivo di un itinerario che prende avvio dalla scomposizione delle finalità in obiettivi che, razionalmente perseguiti, conducono ai risultati. Questi, soppesati, portano al controllo (scostamento tra attese ed esiti) e, finalmente, alla valutazione. L’assunzione del corrispondente punto di vista amplifica l’inascoltata voce del legislatore che, nel 2003, ha identificato la finalità del sistema educativo: “Sviluppare le capacità e le competenze, attraverso conoscenze e abilità, generali e specifiche” e ha costituito l’Invalsi “per effettuare verifiche periodiche e sistematiche sulle conoscenze e abilità degli studenti”.

Ne discendono alcuni principi, utili per vagliare l’efficacia del servizio educativo nazionale:
1) la promozione di comportamenti (competenze), da cui traspare il possesso di capacità, deve avvenire utilizzando strumentalmente conoscenze e abilità;
2) le capacità sono l’architrave della gestione e del monitoraggio del sistema scolastico e delle scuole;
3) il rapporto tra capacità e abilità è analogo a quello che intercorre tra le rette e i segmenti;
4) i traguardi educativi delle scuole e dell’Invalsi sono identici; dalla loro esplicitazione dipende l’efficacia dell’attività dell’istituto romano.

Un esempio appare opportuno per mostrare come gli obiettivi potrebbero essere condivisi.
Si processualizzerà la competenza imprenditoriale, inclusa tra le otto competenze chiave europee che le scuole devono perseguire:
1) assumere un punto di vista funzionale all’esigenza;
2) specificare le caratteristiche del risultato atteso;
3) formulare ipotesi;
4) individuare, reperire e selezionare le risorse necessarie;
5) disegnare e applicare strategie;
6) conseguire risultati;
7) capitalizzare gli scostamenti attese-esiti per ottimizzare l’attività svolta;
8) ufficializzare le risultanze;
9) monitorare la corretta applicazione dei regolamenti.

Concludendo. La mancata, esplicita e articolata condivisione dei traguardi educativi ha originato l’antagonismo all’Invalsi che serpeggia nelle scuole. Le scuole non conoscono gli oggetti misurati dai test: la loro enunciazione è generica. Ne consegue la posizione dell’Invalsi nella struttura organizzativa scolastica: un organo sovraordinato alle scuole. Dovrebbe invece essere il dispositivo di feed-back della loro progettazione educativa.