LEneide

Dopo il successo delle Bucoliche e delle Georgiche, Virgilio decide di scrivere un poema che dia una discendenza divina alla grande città  di Roma. Ma Virgilio scrive l’Eneide anche per esaltare la figura di Omero ed quella di Augusto.

Virgilio riprende il modello di Omero e, in un certo senso, questo poema, è la ripetizione e la continuazione  dell’Iliade e dell’Odissea. Quella di Enea è una missione nella quale ripete le azioni di Odisseo e compie azioni eroiche e sanguinose come quelle dell’Iliade; sarà  esule da troia e scelto perché la sua discendenza fondasse Roma.

Il poema è diviso in dodici libri, dove i primi sei narrano il viaggio che Enea compie per raggiungere le coste del Lazio, mentre gli altri sei descrivono le vicende che dovrà  compiere.

E importante sottolineare il fatto che Enea è un eroe, ma non ha le caratteristiche di un eroe come Achille. Infatti Achille si presenta come un eroe luminoso, forte e sicuro di sé, mentre Enea è raffigurato come un eroe fatto di luci ed ombre, con insicurezze e dolori. E anche l’eroe devoto ed obbediente agli Dei, al padre e vuole bene ai propri figli.

Da questo poema possiamo capire l’idea che Virgilio aveva della guerra; nelle battaglie descritte nel poema, lo scrittore prova simpatia anche per il nemico e pensava che la guerra sia un male per entrambe le parti, perché porta sofferenza ovunque e a chiunque.

Nell’Eneide Virgilio utilizza un linguaggio elevato, nonostante questo non fa uso di parole arcaiche o particolarmente complesse, tuttavia accosta le parola ad altre in modo da creare nuovi nessi.

Usa anche lo stile soggettivo, cioè introduce il punto di vista dello scrittore, dei personaggi coinvolgendo anche quello del lettore. Infine tutti questi punti di vista, Virgilio, li riporta ad un ragionamento unico.

C’è un ritmo lento dato dal fatto che le scene vengono ripetute più volte e si ricorre all’uso degli epiteti. Tuttavia sono epiteti nuovi, che coinvolgono maggiormente il lettore. Ci sono temi elevati.

di Sara Pedrazzi