L’età delle Avanguardie

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I crepuscolari

di Carlo Zacco

 

 

Il periodo. Il periodo che viene definito generalmente «età delle avanguardie», è quello che comprende l’età giolittiana e il primo dopoguerra. Gli estremi cronologici sono:

 – 1903: Giolitti diviene capo di governo, e dà avvio alla politica «democratica» di massa;

 – 1925: anno del cosiddetto «secondo colpo di Stato» di Mussolini (il «primo» era stato la marcia su Roma del 1922, dopo il quale Mussolini era diventato primo ministro), quando Mussolini ha iniziato realmente a «fascistizzare» lo Stato, con una serie di leggi e di riforme che lo hanno reso una vera dittatura;

 

La «generazione anni ‘80». Sono, dunque, gli anni che immediatamente precedono e seguono la prima guerra mondiale;

 – sul piano culturale è il periodo della cosiddetta «generazione anni ‘80», poiché tutti i più importanti scrittori e artisti erano nati in quel periodo: Govoni, Palazzeschi (futuristi), Gozzano, Corazzini (crepuscolari), Sbarbaro, Rebora, Ungaretti:

 – tutti autori «sfortunati», la cui vita è stata segnata da un tragico destino, o perché morti giovani, o perché finiscono in manicomio (Campana);

 – è l’età in cui in Italia si sviluppa la borghesia;

 

Le avanguardie (pag. 59, concetto di avanguardia)

 

In campo artistico si diffondono atteggiamenti di sovversivismo, di ribellismo piccolo-borghese;

 – si dice che questa è anche l’età delle avanguardie: la natura dell’avanguardia è appunto quella di una rottura col passato;   l’atteggiamento tipico degli avanguardisti è quello di rivolta, di rottura, di provocazione del senso comune e della morale piccolo-borghese;

 – il Simbolismo francese ha questi caratteri, e si può dire che costituisce, di fatto, la prima vera avanguardia;

 – le cosiddette avanguardie storiche sono il Futurismo, il Surrealismo, l’Espressionismo, il Dadaismo.

 

I Crepuscolari (pag 567)

 

L’avanguardia. La vera avanguardia italiana è stata il Futurismo, ma anche il Crepuscolarismo ha caratteri propri delle avanguardie, come:

 – il rifiuto della tradizione e dell’idea di poeta come «vate», in particolare Carducci, Pascoli, D’Annunzio;

 – l’atteggiamento ironico e autoironico, e la cosiddetta «perdita dell’aureola» da parte del poeta;

 – l’uso del verso libero, per quasi tutti i crepuscolari (tranne Gozzano);

 

Denominazione. Il nome «Crepuscolari» è stato introdotto nel 1909 da un critico letterario Giuseppe Antonio Borgese pubblicò sul quotidiano «La Stampa» un articolo intitolato Poesia Crepuscolare, e che per primo parlò di «una voce crepuscolare, la voce di una gloriosa poesia che si spegne»;

– questa poesia dava l’idea di un «crepuscolo», una fase terminale di tutta una tradizione poetica che era culminata con Carducci, Pascoli e D’Annunzio;

 – il termine era usato in modo negativo, e indicava un senso di malinconia e stanchezza che traspariva dai loro versi; un tono dimesso;  una materia per lo più bassa e quotidiana;

 – in realtà aveva grandi elementi di modernità, ed era più rivolta al nuovo che al vecchio;

 – Gli autori erano provenivano per lo più dall’Italia Settentrionale o centrale, ma non sempre avevano contatti tra loro;   non si trattava di una vera e propria scuola, ma di una tendenza.
                                                                                                          

I caratteri. In generale, la poesia di questi autori è caratterizzata da questi elementi:

1)      uso del verso libero, tranne che per Gozzano;

2)      registro prosastico: lessico basso e colloquiale, sintassi parlata, stile (apparentemente) dimesso;

3)      temi nuovi: ambienti provinciali;   orti e giardini di periferia;  ospedali, conventi;

4)      nuovi personaggi:   monache,  vecchi,   zitelle,   vagabondi,  mendicanti;

5)      nuovi oggetti:   piccole cose quotidiane,  mobili vecchi,   oggetti strani e Kitsch; 

6)      Vicende intime, esistenza appartata a ripiegata su se stessa, vita privata e banale.

 

Modelli. I modelli, ovviamente, non mancano: Pascoli in primo luogo, e poi il D’Annunzio del Poema paradisiaco;

 – un’altra influenza importante straniera è francese, ed è quella del cosiddetto «simbolismo minore», un gruppo di poeti francesi che scrive poesie appunto dal carattere più dimesso, quotidiano, prosastico: gli esponenti principali sono Jammes e Laforgues.

 

La poesia crepuscolare. Quello crepuscolare non è un vero e proprio movimento organizzato o una scuola, ma è una tendenza, un modo di scrivere, che Borgese, appunto, aveva identificato in alcuni poeti molti vicini per età, ceto sociale, e provenienza geografica, soprattutto settentrionale;

 – il periodo di attività va grossomodo dal 1903 (Govoni) al 1911 (morte di Gozzano), dopodiché Govoni e Palazzeschi passano al Futurismo, Gozzano, Moretti e Corazzini muoiono in giovanissima età.

 

Corazzini. Romano, dell’86, pubblica poesie giovanissimo, e muore a 19 anni, di tubercolosi;

 – il tema della malattia e della morte è molto presente nella sua poesia, ed egli lo esibisce voluttuosamente;

 – se D’Annunzio intendeva il connubio arte-vita, con quello della poesia sublime e della vita inimitabile del superuomo;

 – per Corazzini la vita vera è quella del poeta malato, e la poesia non aspira affatto al sublime, all’incanto dei versi musicali e delle immagini suggestive, ma all’autenticità;

 – anche Corazzini riprende la figura del «fanciullo», ma non come fa Pascoli, come possibilità di andare oltre al reale, bensì come aspetto di una condizione reale della vita, priva di futuro, e che cerca consolazione nella regressione;

 – il fanciullino di Pascoli ha il privilegio di uno sguardo autentico e originale sul relae;

 – quello di Corazzini invece è la voce del non-poeta, che manifesta la perdita di autorità del poeta; che smonta la sua immagine e il suo ruolo sociale; la poesia non ha più nessun ruolo sociale per lui;

 – l’atteggiamento principale è la malinconia, il pianto, il ripiegamento su se stessi;

 – tono umile, dimesso;

 – la poesia è considerata inutile, non rivela nulla di nuovo;

 – inoltre nega il passato e la tradizione, verso la quale nutre un sentimento di disincanto.

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