L’Europa nel seicento

Per quanto riguarda l’economia vi fu un periodo di ripresa generale, con una diminuzione delle carestie e delle pestilenze, con un conseguente aumento della popolazione, in particolare un aumento della natalità in Francia e Inghilterra, ma non nell’impero e nell’Europa dell’est. Con questo vi fu un miglioramento della produzione agricola:

1.      venne modificata la rotazione agricola, variando la tipologia di prodotti a diversa maturazione, che avrebbero prodotto durante tutto l’anno, producendo una maggiore quantità e qualità, ma soprattutto vennero disboscate nuove zone da utilizzare per l’allevamento;

2.      viene introdotto il sistema dei campi chiusi, sostituendo quello dei campi aperti che dopo il raccolto venivano lasciati a disposizione della comunità; questo sistema però apportò alcune difficoltà perché molti proprietari tentarono di accaparrarsi i territori di uso comune per aumentare il guadagno, sfruttando il terreno per coltivazioni intensive e queste encolsures o usurpazioni mettevano in crisi i fragili equilibri socio-demografici che potevano provocare la rovina della componente più precaria della popolazione;

Il raccolto però era sottoposto ad una forte tassazione ad opera della chiesa, che richiedeva la decima parte di ogni raccolto, da parte del proprietario del terreno, nel caso della mezzadria, o del signore, quando vigeva ancora un regime feudale, che ne amministrava tutti gli aspetti, compresi quelli giuridici, e anche lo stato richiedeva una parte di esso, cos’ che al bracciante rimaneva ben poco e che rimanevano in condizioni precarie.

Un altro aspetto importante fu quello dei commerci che furono intensificati soprattutto ad opera di Francia ed Inghilterra, a scapito dell’Olanda, che avevano colonie d’oltreoceano, come basi com-merciali su cui vollero imporr anche un controllo di tipo politico. I principali obbiettivi furono l’America del nord, Africa mediterranea e l’India ed i combattimenti per questi territori si svolsero tra il 1740 e il 1763, alla fine dei quali la Gran Bretagna ottenne la penisola indiana. La guerra dei Sette Anni che si svolse tre il 1756 e il 1763 vide contendersi il Nord America, che si concluse con la pace di Parigi in cui la Francia dovette cedere il Canada, lIllinois totalmente alla Gran Bretagna e la Luisiana a metà con la Spagna, mantenendo solo le Antille. Nelle colonie-basi commerciali con valore economico vigeva un regime di monopolio e fu solo alla fine della guerra di successione spagnola che la Gran Bretagna ottenne il Diritto di Asiento, ovvero la possibilità di commerciare gli schiavi prelevati dall’Africa e importati nelle americhe poiché la Spagna non aveva una flotta abbastanza efficiente(in più è costretta). Nasce in questo periodo un atteggiamento/filosofia economico/a volto a proteggere e aumentare il mercato nazionale protezionismo), attraverso misure coerenti e iniziative, a scapito di quello di altri paesi concorrenti ogni paese doveva:

1.      conquistare nuovi spazi commerciali

2.      impedire la fuoriuscita dei prodotti grezzi e dei metalli preziosi

3.      impedire la concorrenza estera sul mercato nazionale

4.      incentivare l’esportazione dei prodotti finiti.

Questo crescente bisogno di entrate nel bilancio economico nazionale era dovuto ai costi per le guerre e il continuo mantenimento di un esercito efficiente, di un buon apparato burocratico, il mantenimento di una corte molte volte numerosa e di un apparato diplomatico valido. Le misure adottate dalle varie nazioni furono in generale l’imposizione di barriere doganali che tassavano i prodotti in entrata, un incentivo statale alla manifattura nazionale, la concessione di monopoli produttivi e commerciali, creando grandi compagnie commerciali e finanziando lo spionaggio. Le prime ad attuare una politica di questo tipo che si rivelò funzionale furono Francia e Inghilterra.

Per quanto concerne all’aspetto sociale dell’inizio del secolo, si potevano distinguere tre classi nella popolazione: 1ª e 2ª erano nobiltà e clero. La nobiltà consisteva prima di tutto in un rapporto di stretta vicinanza con il potere e aveva degli obblighi di materiale e di consiglio rispetto all’autorità regnante. Essa si divideva in nobiltà di toga, che era quella di antico stampo che si acquisiva solo per eredità, e quella di spada, che era quella che si otteneva per meriti speciali al servizio dell’autorità o semplicemente pagando. Comunque questi due stati erano strettamente legati in quanto avevano gli stessi privilegi: erano esentati dalla tassazione ma dovevano versare un donativo, potevano essere giudicati solo da un tribunale di pari (immunità reale), in più gli ecclesiastici godevano di unimmunità del luogo di culto che dipendeva dalla comunità. La realtà era che molte leggi erano poco chiare e venivano interpretate a seconda delle occasioni e dei vari bisogni. Vi erano inoltre il 3° stato che era composto dalla borghesia ricchissima, dalla medio-piccola, dai braccianti, ovvero tutti coloro che non erano nobili.

Particolare che preoccupava la classe nobile era il fatto che spesso il patrimonio di famiglia venisse diviso tra i vari eredi o che venisse venduto. Fu cos’ istituito il federcommesso, che consisteva nella designazione di una linea di successione per l’intero patrimonio: il palazzo e le proprietà paterne sarebbero andate al primogenito che non avrebbe potuto venderle, assicurando cos’ un patrimonio per le generazioni future che non avrebbero perso i loro privilegi. Anche per gli ecclesiastici fu adottata una misura simile che venne chiamata la manomorta, i cui territori esenti da imposte erano affidati ad enti che li gestivano e che non potevano lasciarli in eredità o venderli.

Rossella Natalini