L’Italia nel seicento

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I domini spagnoli dopo la pace di C.C. erano composti dal regno di Napoli Sicilia e Sardegna e dal ducato di Milano: il sovrano non aveva imposto un dominio caratterizzato dal regime coloniale, si era invece regolato in modo da conciliare i bisogni della nobiltà con quelli della monarchia. A Madrid fu istituito il Consiglio d’Italia, composto da magistrati di tutte le zone che aveva funzioni amministrative, riguardo il funzionamento delle istituzioni e del personale finanziario e giudiziario. Nelle varie regioni vi erano governatori e consigli di nobili che aiutavano il compito del sovrano. Essi comunque mantenevano i loro privilegi in ambito fiscale così che il costo delle guerre vennero a gravare sulla popolazione, in particolare sui meno abbienti. Per quanto riguarda la religione sulla penisola non era stata imposta l’inquisizione, poichè la popolazione si ribellò, nonostante la volontà contraria del padre che vedeva nella Spagna l’ultimo baluardo di fede cattolica.

Lo Stato della Chiesa assunse un maggior controllo del suo territorio e la figura del papa non fu solo un riferimento spirituale ma anche materiale; fu condannato il nepotismo e si sviluppò il fenomeno della clericalizzazione, ovvero tutte le cariche amministrative erano ricoperte da coloro che avevano intrapreso la carriera ecclesiastica.

Venezia manteneva ancora il suo prestigio internazionale, nonostante la concorrenza marittima delle Fiandre, aveva ancora i possedimenti della terraferma. La sua politica era di tipo oligarchico, che comprendeva borghesia e nobiltà, e manteneva una posizione indipendente dalle altre poten-ze. Si trovò in conflitto con il papa riguardo l’imposizione di tasse sui possedimenti ecclesiastici, a cause delle difficoltà economiche, e sulla possibilità di poter processare i sacerdoti che avevano commesso un reato. Il papa Paolo V disse che il giudizio sui sacerdoti erano affari della Chiesa e che essa non poteva essere tassata così si arrivò alla guerra dell’interdetto, in cui intervennero Paolo Sarpi, giurista cattolico dalla parte di Venezia, e il cardinal Bellarmino, che aveva già con-dotto la questione di Galileo. Nel 1605 venne espresso l’interdetto alla città, che valeva come una scomunica generale del territorio dove non potevano essere celebrati i riti e i sacramenti, in più tutte le potenze cattoliche non potevano più commerciare con essa. Venezia fu anche protagoni-sta della pace di Cartowitz che sancì dal 1699 la fine delle invasioni turche in Europa.

Tra la Francia e la penisola andava allargandosi il ducato di Savoia, che aveva un assolutismo ma con un carattere quasi laico: in un primo tempo repressero l’eresia ma poi crearono delle zone franche dove c’era libertà di culto.

Rossella Natalini

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